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Reviews - Amorphis
:: Amorphis - Skyforger - (Nuclear Blast – 2009)
L’arrivo di Tomi Joutsen nel 2006 dietro al microfono è coinciso con una svolta decisiva della carriera degli Amorphis, band che, ricordiamolo, si è sempre distinta all’interno della scena doom/ melodic/death scandinava per la propria originalità, ma che soltanto dall’uscita del magnifico “Eclipse” ha sviluppato un’identità peculiare ed organica, iniziando a creare album in cui gli stretti confini del mondo heavy-metal vengono abbattuti e travalicati, per immergersi in un universo musicale in cui il rock degli anni ’70 ed il metal, ormai confinato all’uso sporadico del growling, si amalgamano perfettamente alle influenze folk e prog. E’ importante puntualizzare che, quando si parla di influenze folk negli album degli Amorphis ci si riferisca ad un songwriting epico, caratterizzato dalla riproposizione di linee melodiche tradizionali nel contesto rock delle loro composizioni, non al più facilmente riconoscibile utilizzo di strumenti celtici, prerogativa invece delle band appartenenti al filone del folk-metal. Tornando all’analisi del nuovo album dei finnici, possiamo subito notare, sin dai primi ascolti, come “Skyforger” sia un disco di una musicalità assoluta, melodico in ogni suo singolo istante, epico ed elegiaco, un album i cui suoni trasportano la mente dell’ascoltatore verso lidi onirici e fantastici. Il ricorso al riffing metal ed al cantato death si è ulteriormente assottigliato rispetto agli ultimi lavori della band, “Eclipse” e “Silent Waters”, tuttavia questa evoluzione verso sonorità più psichedeliche, quasi Pink-Floydiane, non nuoce affatto al valore della band, che, anzi, così facendo riesce ad essere ancora più espressiva che in passato. “Skyforger” è un disco privo di hit-single, come la grandiosa “House Of Doom” contenuta in “Eclipse”, ma rispetto al primo disco dell’era Joutsen è indiscutibilmente più organico e stilisticamente raffinato, grazie a brani stupendi quali l’opener “Sampo”, “From The Heaven Of My Heart” o “My Sun”. Musica con la M maiuscola, per un disco che è un gradino superiore alla quasi totalità delle uscite discografiche in ambito metal.
Voto: 8,5/10
Marco Cramarossa

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www.amorphis.net
:: Amorphis - The Beginning Of Times - (Nuclear Blast – 2011)
Gli anni scorrono per tutti, anche per me e per gli Amorphis. Quando loro incidevano i primi album, io muovevo i miei primi passi nell’universo metallico. Fu amore a prima vista ( o ascolto). Nel corso dei decenni i miei ascolti sono variati, così come il sound della band. Paradossalmente, oggi loro suonano qualcosa di molto vicino a quello che io ascolto. Però devo ammettere che quel The Beginning Of Times contenuto nel titolo, m’ha fatto sperare in un ritorno alle origini. Speravo che l’uovo in copertina rappresentasse la volontà di tornare alla forma primigenia del gruppo. Invece non è così, la band ormai se ne frega di tutto e tutti, e percorre un suo cammino. Forte di una discreta base di fan, i finlandesi sentono l’esigenza di creare qualcosa di nuovo (che poi nuovo non è). The Beginning Of Times è un disco che si pone a metà strada tra Silent Waters e Skyforger, segno che ormai la strada intrapresa è quella. Se si escludono alcuni brani, l’album è comunque di alto livello. Gli Amorphis hanno raggiunto una maturità compositiva che permette loro di scrivere album in scioltezza. A molti piacerà (anche a me non dispiace), ma un po’ di delusione non posso negarla: non è TBOT la “macchina” che e mi riporterà indietro nel tempo.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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www.myspace.com/amorphis
:: Amorphis - Under the Red Cloud - (Nuclear Blast - 2015)
I maestri del metal malinconico sono tornati! Attiva sin dal 1990, dopo aver festeggiato il ventennale di “Tales From the Thousand Lakes” (grande disco, correva l’anno 1994) la band finlandese ritorna con il 12° capitolo della propria carriera, un disco che mescola melodie e intuizioni, death metal melodico e sfumature progressive/folk (due elementi che avevano caratterizzato molti degli ultimi dischi). Il disco vede anche la partecipazione di Chrigel Glanzmann (Eluveitie) al flauto, Martin Lopez (ex Opeth) alle percussioni e infine, Aleah Stanbridge (Trees of Eternity) voce femminile: ognuno aggiunge un tocco personale. Se con il precedente “Circle”, la band riprendeva un sound ‘cattivo’, con “Under the Red Cloud” gli Amorphis si distaccano da quest’ultimo per ritornare (appunto) al sound più variegato sopra citato – tra cambi di liricità e cambi di voci (growl/clean). Non male i duelli delle chitarre e delle tastiere; interessanti le atmosfere malinconiche e le sfumature folk/orientali (come in “Death of a King”) e poco importa se nella title-track (brano di apertura del disco) si ha quella sensazione di deja vu rispetto al passato recente della band; “Under…” scorre tranquillamente da una traccia all’altra, tra il pathos e le melodie, compreso i vari cambi di voci. “Enemy at the Gates” è tra i brani più interessanti, con l’interessante duetto tra flauto e tastiere dal tocco Progressive/Folk. Invece, “Tree of Ages” è folk metal allo stato puro! Interessante è anche la decima ed ultima traccia, “White Night”, in cui la voce delicata di Aleah (come accennavo in precedenza) si amalgama all’atmosfera variegata di “Under the Red Cloud”. Molto carina è anche la copertina del disco, disegnata dall’artista francese Jean-Emmanuel “Valnoir” Simoulin (Laibach, Paradise Lost, Morbid Angel, Waitan…). In conclusione, abbiamo tra le mani un disco da ascoltare per intero – e si fa ascoltare tranquillamente – con una piccola delusione (per il sottoscritto): quella di non aver osato! Un disco che farà la gioia di chi li ha amati/apprezzati per la seconda incarnazione (dagli inizi degli anni 2000); una piccola delusione invece, per chi sperava in un nuovo capitolo post “Circle”… ma ai finlandesi non interessa, e come rivela Holopainen: “Ci sono un sacco di varianti nelle canzoni, ma la sensazione generale è molto dinamica e melodica”. Permettetemi di usare una (breve) frase di una nota pubblicità del caffè: “A me… me piace!
Voto: 7,5/10
Giovanni Clemente

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