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Reviews - Almanac
:: Almanac - Tsar - (Nuclear Blast - 2016)
Victor Smolsky è di sicuro uno dei migliori talenti che il metal degli ultimi dieci anni abbia mai dato alla luce, portato al successo grazie ai Rage: in effetti, il suo apporto ha dato nuova linfa a una band che nei suoi anni gloriosi aveva perso brillantezza, ma che grazie al geniale Smolsky ha potuto riavere una nuova giovinezza. Da qualche tempo il bravo Victor aveva abbandonato Wagner e la ciurma dei Rage e della Lingua Mortis Orchestra, dedicandosi a i suoi progetti a tempo pieno, e “grazie” a questo abbandono oggi possiamo avere fra le mani davvero un disco di livello eccezionale, tanto che posso permettermi di dirvi che ha superato alla grande i primi dischi dei Rage con la sua firma, Unity e Soundchaser. Negli ultimi tempi appunto i Rage, di nuovo immersi nella fusione con la Lingua Mortis Orchestra – progetto pretensioso ma mio avviso mai riuscito a decollare come ci si aspettava – si erano arenati in una sterilità compositiva; a quanto pare a Smolsky il divorzio ha fatto bene, riuscendo a creare un lavoro di livello superiore alle aspettative! In un primo tempo ero restio e scettico a volermi avvicinare a questo lavoro, in quanto si parlava di una similitudine con il progetto Lingua Mortis, ma un primo ascolto mi ha portato a un pieno ripensamento, promuovendo alla grande questo “Tsar”, nuova fatica creata da Victor Smolsky con i suoi Almanac. Il disco è di sicuro la versione meglio riuscita di questo sodalizio della musica teutonica col il sinfonico, progetto iniziato molti anni addietro dai Rage e mai riuscito ad esplodere, per poi venir ripreso nel periodo con Smolsky ma sempre con scarsi risultati. Fortunatamente non è il caso di “Tsar”! Nove tracce di pura goduria! In primis da sottolineare la potenza della produzione, da sparare ad alto volume, curata personalmente da Smolsky; passando dai riff di stampo teutonici, mescolati al riff dal sapore prog delle chitarre che si vanno ad intersecare ai sontuosi arrangiamenti orchestrali; a farla da padrone sono di sicuro le belle parti vocali affidate a un due di tenori di eccezione come David Redman (Pink Cream 69) e Andy B. Franck (Brainstorm) oltre alla voce femminile di Jeannette Marchewka (LMO), che rendono il tutto di facile ascolto. Chiaramente un progetto così pretensioso è condito da un concept altrettanto valido come la storia (appunto) dello Zar Ivan il terribile. Un disco a prova di bomba, dove si trova tutto ciò che un ascoltatore di power metal oggi vuole sentire, dando però una propria identità stilistica, quasi unica, e rilanciando Smolsky e soci. Disco di sicuro da avere senza ma e senza se!
Voto: 10/10
Antonio Abate

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