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Reviews - Alfatec
:: Alfatec - Alfatec - (Autoprodotto - 2011)
È bello aprire il lettore, leggere il minutaggio delle tracce e vedere il numero 1 campeggiare in bella vista sui valori dei minuti primi di 9 delle 13 tracce presenti in un album. A parte la simbologia puramente matematica, è anche bello trovare sulla propria strada una di quelle band che ti contatta personalmente, senza filtri di management o freddi link di marca haulix e simili. Questo è hardcore, ragazzi. E questo è anche il segno che inizio a perdere colpi, se finora mi sono perso per strada le pur poche uscite discografiche dei fiorentini Alfatec, giunti al cd dopo uno split con i This Routine is Hell e il 7” “Brainphobia”. Un gruppo italiano che è debitore come tanti della gloriosa tradizione nazionale, ma che inserisce nei propri brani atmosfere care all’hardcore statunitense, a metà tra la costa orientale e quella occidentale. Tra i loro virtuali solchi è possibile trovare la carica adrenalinica dei siciliani Alter-Azione e dei milanesi Sottopressione, ben evidente in “Questione di coerenza” e “The boyz are back in town”, il piglio stradaiolo dei britannici GBH che ispira il tocco r’n’r di brani come “Behind the lines” e la lucida denuncia di “Sexy party tonight”, il tutto sotto l’egida dell’amaro sarcasmo lirico tipico del glorioso Granducato HC, una qualità condivisa dai conterranei Devastator, pur essendo questi ultimi orientati su coordinate più vicine al metal.
“Falling love” e “Sick job”, con i loro riffoni grossi e tirati in pieno stile americano, riprendono la lezione dei Black Flag mischiandola a quella di gruppi di scuola DC come i Minor Threat, e va qui citato il video dissacrante della veloce e rabbiosa “17 Nightmare”. “Hard Times” richiama addirittura i CCCP di “Affinità e divergenze” nel suono del basso, per poi evolversi in modo alquanto “illuminato” verso inaspettate sonorità sbilenche di scuola Minutemen. Conclusione affidata all’anthemica “Your War”, a metà tra Agnostic Front e certo hardcore intimista di scuola Political Asylum, e perché no, Kina. Roba da ascoltare in vinile, insomma, proprio come è nelle intenzioni future della band. Va rilevata la scelta della doppia lingua, inglese e italiano, un po’ come facevano i Negazione nella seconda parte della loro carriera; e dai Negazione gli Alfatec riprendono la lezione più importante: come diceva il buon Mario Lapecorella, questo è rumore politico…
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.alfatec.altervista.org
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