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Reviews - Agnostic Front
:: Agnostic Front - Another Voice - (Metal Mind - 2015)
Messo alle spalle Dead Yuppies, l’album che aveva sollevato un bel po’ di polemiche negli USA post undici settembre a causa del titolo, gli Agnostic Front si sono presi una lunga pausa. Il silenzio di ben quattro anni fu interrotto con Another Voice, il primo full lenght per la tedesca Nuclear Blast, che inizia con una dichiarazione che sa tanto di orgogliosa rivalsa: “Still Here”. Quasi come se tutto quello pubblicato dal 1992 al 2005 non fosse mai uscito, Another Voice si ricollega idealmente a quel One Voice che segnò lo scioglimento della band. Un ritorno al passato riuscito in parte, più per volontà della band che per altro. Perché se i fan s’aspettavano quella miscela hard core thrash che aveva reso gli Agnostic Front una delle band più apprezzate dai metallari e dai punk meno ortodossi, le attese sono state disilluse. Col senno di poi è ancora complicato capire a distanza di dieci anni se l’operazione fu spontanea o pianificata a tavolino, quel che resta è un lavoro che flirta con le sonorità più in voga in quel momento, non a caso fu scelto come co-produttore Jamey Jasta degli Hatebreed, inoltre nel disco appare una sfilza di ospiti, alcuni dei quali provenienti da gruppi come Shadows Fall, Terror ed Earth Crisis. Un suono maggiormente commerciale, che pur scontentando più di un vecchio fan, ha aperto nuove strade alla band, che forse solo nel 2015 con The American Dream Died ha pubblicato di un disco veramente degno di nota. Comunque Another Voice oggi viene riproposto con i suoi pregi e i suoi difetti dalla Metal Mind, in una ristampa in formato digipak che non contiene materiale aggiuntivo rispetto all’originale. Quattordici pezzi ricchi di rabbia ed adrenalina, forse non tutti riuscitissimo, ma che comunque dignitosi (sono altri i dischi dei newyorchesi da evitare).
Voto: 6,5/10
g.f.cassatella

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:: Agnostic Front - The American Dream Died - (Nuclear Blast - 2015)
“Ad ogni modo, si tratta pur sempre di hardcore. Quell’attitudine, pur evolvendosi, non si è persa negli anni. Siamo sempre noi”. Erano queste le prime parole di Mike Gallo nella mia intervista agli Agnostic Front realizzata qualche anno fa, in occasione di una delle tante calate italiche dei newyorkesi. Ecco, l’ascolto di “The American Dream Died” mi ha riportato alla mente queste affermazioni, tuttora validissime e verificabili nei sedici pezzi che compongono l’ennesima fatica del quintetto, l’undicesima per la precisione. Non è un caso che stiamo parlando di una delle realtà più longeve dell’hardcore/punk mondiale, nonché di uno di quei gruppi che per primi hanno spinto sull’acceleratore estremizzando il proprio sound senza per questo snaturarlo. Tutto questo torna sul disco attuale, ancor più di quanto aveva fatto per il precedente “My Life My Way”, sul quale erano ancora ben presenti gli strascichi del periodo Epitaph, ancorché estremizzati a dovere. Questa volta no, questa volta si fa sul serio al 100%, e sin dall’attacco della title track veniamo riportati all’epoca di “Cause For Alarm”/”Liberty And Justice”: dunque, hardcore metallizzato nella tradizione forgiata dai nostri, ma senza inutili orpelli che ne appesantiscano la formula, e scordatevi termini come metalcore o affini, qui si fa sul serio. Gli anni ‘80 tornano sul trono anche attraverso il roboante drumming e gli assoli di chitarra di “Social Justice”, il riffing quadrato di “A Wise Man” e la melodia amara e cruda di “Test Of Time”, sorta di riedizione aggiornata della loro storica “Anthem”. Nella poetica degli Agnostic Front è ricorrente un richiamo alle radici, questa volta affidato nientemeno che alla voce di De Niro che pontifica sulla “vecchia New York” in uno dei più celebri passi di Taxi Driver posto appunto in apertura di “Old New York”, disincantato tributo alla città di origine del combo… peccato che (ironicamente) la città che il personaggio non riconosceva più fosse proprio quella in cui iniziavano ad operare Agnostic Front e soci! Se New York cambia, “come qualsiasi altro posto al mondo” (per citare stavolta le parole di Vinnie Stigma nell’intervista summenzionata), la rabbia e l’intento di denuncia di Miret e Stigma sono invece rimasti inossidabili negli anni, e qui affiorano sia nel citato ritorno al sound dei primi dischi, sia nella presenza di varie schegge impazzite della durata di meno di un minuto come “Police Violence”, “Enough Is Enough” e “No War Fuck You”, sia ancora nelle (poche) concessioni allo street punk/Oi! di “Just Like Yesterday” e “Never Walk Alone”, che vede ai cori Freddy Cricien dei Madball, Lou Keller dei Sick Of It All e Toby Morse degli H2O… insomma, mancavano solo i Cro-Mags e il quadretto di famiglia sarebbe stato completo! Stavolta non credo ci possa essere migliore chiosa del comunicato rilasciato dalla Nuclear Blast: “semplicemente, questo è il disco hardcore dell’anno”. Sottoscrivo!
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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