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Reviews - Abstract Essence
:: Abstract Essence - Love Enough - (Metalgate Productions - 2013)
Ogni tanto ascolti un disco che ti spiazza, non per forza in positivo o in negativo. Nel senso che la band in questione dispone di vedute così ampie da rendersi autrice di un lavoro che ha davvero qualcosa di diverso dal resto. Non per forza migliore, intendiamoci (la storia della musica, e del metal in particolare, è piena di cloni che hanno svolto egregiamente il loro lavoro, e sono stati ampiamente ripagati per questo), ma di sicuro apportatrice di elementi nuovi, e solo questo fattore risulta più che degno di lode, in un mondo tradizionalmente conservatore come è quello dell’heavy in generale. Dunque, gli Abstract Essence sono cechi e sono al loro terzo album. “Love Enough” è un concept dall’epilogo tragico, ma non è mia intenzione anticipare alcunché… mi limiterò semplicemente allo spoiler appena effettuato! Sulle prime penserete ad uno scherzo, con una band che unisce elettronica ed epicità neanche stessimo parlando di qualche arrangiamento per tettone pop degli anni ‘80, con trame strumentali intricate (anche troppo, direi) e con la caleidoscopica voce di Ondráš Zbránek che indugia spesso e volentieri sul calco del Dani Filth più pacchiano. No, non fanno black metal: direi piuttosto che le scelte screamy siano funzionali al tono narrativo, e questo ci può stare: piuttosto, descrivono il loro lavoro come un cocktail di generi (questa volta la definizione coniata è “multi metal”, a suo modo geniale…), anche eccessivo in realtà. Sin dall’incipit il disco si presenta stranissimo, con la “Overture” dal sapore moderatamente epico e anche un po’ reminiscenze di certe atmosfere care al Re Diamante (ma lo vedo ovunque, ultimamente?) e l’opener “Rock’n’roll soul” che dispiega una serie di innesti vocali cangianti e non sempre dritti al punto. Le atmosfere sono soffocanti, pescando a piene mani sia dalla vasta tradizione di genere metal che da certo rock moderno di matrice Radiohead/Muse, a testimonianza di un intento catalizzante a tutto tondo. “The good old days of seduction” porta a compimento, nel bene o nel male, quella mistura di generi citata poc’anzi: elettronica (specie negli inserti di tastiera) e barocchismo nello stile del Rondò Veneziano (non li sentivate nominare da tempo, dite la verità…), con l’ecletticità del singer che tuttavia, lungi dall’accostarsi ai più moderni istrioni di genere, tende a citare i COF ad ogni piè sospinto. La band sciorina così il macabro circo di “Red One”, il modernissimo pianoforte della teatrale “Divine whore” (uno dei brani migliori), le cui vocals che si avvicinano sempre più ad una moderna alternanza growl/melodico. L’interessante “Stalker” introduce contemporaneamente elementi hard rock ed epic/prog, mentre “Act of violence” ci riporta sui più “rassicuranti” lidi dei COF (non è forse vero che gli stessi inglesi hanno abbracciato da tempo decise influenze prog, Marillion in primis?). Ancora, si segnala la partecipazione in “Solar barge” di Vladimira Krckova, brava cantante jazz praghese, qui in veste di controcanto goth, e la title track finale, una suite un po’ pretenziosa nei suoi dieci minuti; soprattutto, un plauso va alla performance di Radim Ondra alle chitarre e Jan “Mani” Pavlůsek alle tastiere, perfetti esecutori di un tappeto musicale tanto folle quanto complesso. Se siete in cerca di qualcosa di diverso, ma pomposo al punto giusto, allora gli Abstract Essence fanno per voi!
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.abstract-essence.cz
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