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Reviews - AC/DC
:: AC/DC - Black Ice - (Columbia Records – 2008)
Signori e signore, stiamo per entrare in rotta di collisione con quella che a mio punto di vedere è la punta dell’iceberg di questo incredibile anno per il rock mondiale: il nuovo album degli AC/DC “Black Ice”. Prima i Metallica, poi i Guns N’ Roses e poi gli Ac/Dc… è il ritorno alla ribalta del vero rock nel panorama mondiale. Ed anche questo lavoro sembra essere un successo, più che altro credo per il vero e proprio fenomeno AC/DC più che per l’album, anche se il connubio tra le due cose mai come adesso è sempre più stretto. Infatti questo “Black Ice” è in pieno stile dalla storica band australiana, con ritmi graffianti e suoni pazzi ed accattivanti per quello che sicuramente sarà un ennesimo successo. Concerti sold-out ovunque per vedere cosa sanno ancora fare Young e compagni ed esibire questo album che esce già con quelli che probabilmente sono i due pezzi principe del disco, ossia “Big Jack” e “Rock n’ Roll Train”. Un vero e proprio inno al Rock n’ roll tutto l’album (ben 4 pezzi presentano la parola Rock all’interno del titolo) per ricordare al mondo intero che siamo ancora vivi, e che il rock non morirà mai!!! Appena uscì l’album mi dissero: ’’Fa cagare…è tutto uguale”. Io lo ascoltai, e posso dire che non solo non è tutto uguale, ma è un album di tutto livello e rispetto. In diversi anni di carriera posson esser cambiati alcuni membri, possono esser passati gli anni, ma lo stile impeccabile degli AC/DC resta sempre immortale!
Voto:7.5/10
Christian

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www.acdc.com
:: AC/DC - Let there be Rock - (Atlantic / Elektra - 1977)
Uscito nel 1977, un anno dopo l\'ottimo \"Dirty Deeds done Dirt Cheap\", \"Let there be Rock\". L\'album esce in Australia nel marzo del 1977, per poi uscire solo qualche mese più tardi in Americane ed Europee, ed avere un immediato successo di vendite. Inevitabile la reazione positiva degli adetti del settore e non, ancora oggi la band è amata da rockabilly, bluesman, rockers and more...
Personalmente credo che sia il disco con la più alta carica di energia, prodotto dai fratelli Young, riff eccellenti, di grande ritmo, e non ultimo, di un carisma del tutto particolare, che invita chi lo ascolta, in modo anche involontario, a scuotere la testa e far muovere le gambe.
A dir poco fantastiche le graffianti ritmiche del malefico Angus Young che sfoga tutta la sua carica rock blues nella title-track e in \"Whole Lotta Rosie\".
Tutto e ben contornato dal classico lavoro degli altri membri della band, Malcom Young alla chitarra ritmica, Phil Rudd alla batteria e Mark Evans al basso.
Grandiosa la performance vocale dell\'ormai defunto Bon Scott, che in questo lp da il meglio di se maturado il singolare timbro vocale che ragiungerà il culmine in \"Highway to Hell\".
40 minuti di puro Ac/Dc sound che prende il via con \"Go Down\" canzone potente, molto caratteristici, che apre davvero col piede più che giusto un album che entra di diritto nell\'elite massima della band, un inizio carico di energi hard rock.
Segue \"Dog eat dog\", dove possiamo ascoltare un più che unico assolo si Young.
\"Let there be Rock\" è il terzo brano, per me la migliore, trascinante, sfrenata, eccitante, un vero brano in classico stile rock\'n\' roll. Eccitantissimo il semplice e diretto assolo che con poche note riesce a far saltare il culo dalla sedia a chiunque si rovasse nelle vicinanze.
Esplosivo è pure l\'inizio di \"Bad Boy Boogie\", che si sviluppa poi nella medesima direzione della sua intro, ovvero in grande stile, con riff puliti ma energici, un cantato ottimo, e un assolo forse un minimo ripetitivo nella parte iniziale, ma che esplode letteralmente nella parte centrale e conclusiva, per la gioia di tutti coloro a cui piace sbattersi in lungo e in largo.
\"Problem Child\", forse il brano migliore per l\'esecuzione di Bon Scott. Let there be rock continua con la terzultima, ma non sicuramente per bellezza, \"Overdose\", pezzo lentissimo, molto country e blueseggiante, sicuramente una variante al classico stile della band australiana, ma che non per questo manca di fascino e carisma, anzi nella sua particolarità e uno dei pezzi le cui melodie si seguono con più piacere. Con \"Hell ain\'t a bad place to be \" si ritorna invece al classico rock preciso e tagliente, ma anche molto ritmato e facile da seguire. Il tema musicale della song è il medesimo per tutta la sua durata, ma non risulta noioso, anche se forse inferiore ad alcuni pezzi antecedenti sì. Il cd si chiude con uno dei brani più trascinanti e travolgenti della band \"Whole Lotta Rosie\", un crescendo di energia spaccacasse, semplice diretto e accattivante, un vero e proprio \"finale col botto\".

BF

www.ac-dc.net
:: AC/DC - Rock or Bust - (Columbia - 2014)
Riuscirò nell’impresa di scrivere una recensione sugli AC/DC senza affermare che sono sempre uguali a se stessi? Ma perché una volta tanto gli australiani non la finiscono di fare gli AC/DC e si mettono a scrivere pezzi alla Justin Bieber o alla Kasabian (stesso prodotto per fasce di età diverse, un po’ come Moccia e Volo)? Sarebbe bello lamentarsi un po’ di come Angus e compagni si siano venduti alle mode, cadendo anche loro nelle spire del music biz! Così da poter gettare fiumi di inchiostro virtuale sul web, a dire come il cd sia una ciofeca immonda, non degna degli altri album che ci si è scaricati in precedenza. Finalmente potremmo proferire anche sugli AC/DC tutte quelle cose carine che affermiamo da un ventennio sui Metallica. Ma veramente c’è gente che se compra un disco degli aussie vuole sentire musica all’AC/DC? Io dico di no! Ma questo lo sanno anche gli autori di TNT, che per andare incontro ai propri fan, hanno deciso di tirar fuori il proprio disco più corto di sempre, ci metti meno tempo a scaricarlo! Gentili, no? E poi questi non sono neanche i veri AC/DC senza Malcom (che però ha composto tutti brani), come non lo sono i Black Sabbath senza Ward. E poi cos’è questo nepotismo? Perché mettere quel raccomandato di Stevie Young? Mica la band è una cosa di famiglia! Allora la prossima volta mettiamo pure il cugino Neil, così facciamo proprio un bel pastrocchio! Per non parlare della trovata dell’arresto di Phil Rudd (il poveretto non ha potuto partecipare neanche alle registrazioni dei due video, è stato sostituito da Welshman), queste band semisconosciute farebbero di tutto per far circolare il proprio nome. Fatta la giusta premessa, ora posso passare a parlare finalmente di musica, perché voi tutti vi starete giustamente chiedendo com’è Rock or Bust. Beh, Rock or Bust è il solito album degli AC/DC, non il migliore ma neanche il peggiore, perché loro sono sempre uguali a se stessi!
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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:: AC/DC - Stiff upper lip - (CGD - 2000)
Sarò breve nel recensire l’ennesima fatica (in tutti i sensi) degli AC/DC. Con “Stiff upper lip”, che segna forse la fine (?) di una onoratissima carriera, i nostri cinque canguri australiani ci propongono il solito disco di sano rock “energico”, con i soliti riff, che da oltre 30 anni si ripetono e non vedo perché dovrebbero cambiarli; in effetti se la ripetitività è un male (o difetto) per molte bands, qui forse ci troviamo ad un caso più unico che raro, poiché il punto di forza degli AC/DC, sta proprio nella completa fedeltà di “riciclare” il loro personale sound. A dire la verità non è tutto oro ciò che luccica, infatti secondo il mio modestissimo parere (e chi scrive è letteralmente cresciuto con dischi come “Black in black” e “For those about to rock”), questo “Stiff…….” Stenta un pò a decollare fin dai primi brani, per poi scorrere più che altro sulla media lungo l’arco di poco più di 45 min. Le sonorità sono più bluesy del solito e diverse canzoni risultano un po’ “spompate”; con questo non voglio dire che sia un brutto album, anzi, ma che il tutto scorre liscio come l’olio senza particolari sussulti, insomma se prima andavo scorazzando per tutta la casa, adesso posso tranquillamente star seduto in poltrona e battere il piede a ritmo. Tra i brani migliori “House of jazz”, “Can’t stop Rock’n’Roll” e “Satellite blues” (chissà se cantata da Bon Scott….). Tra le più “vivaci”, la title-track, “Safe in New York city” e “All screwed up”. Da ascoltare senza indugi se si ama questo gruppo, altrimenti astenersi; in fondo gli AC/DC o si amano o si odiano. Le vie di mezzo non esistono!
R

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