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Reviews - À Répit / Inféren / Malauriu / Vultur
:: À Répit / Inféren / Malauriu / Vultur - Teschi Ossa Morte - (The Triad Rec / Ira Aeterna / Black Tears / Masked Dead Records / The Last Step Distr. / Southern Hell Records / Nebelkorps - 2019)
“Lo split può eguagliare in struttura e durata un qualsiasi full length, singolo o EP. Si differenza dalla compilation di artisti vari per numero di musicisti e tipo di contributo: nello split figurano solitamente un massimo di due o tre artisti che contribuiscono con un brano ciascuno nel caso di singolo o più brani ciascuno nel caso di album” (cit. Wikipedia).
Dopo la convenevole e acculturata introduzione possiamo dire che siamo di fronte ad uno split tra quattro gruppi italiani dediti ad un black metal senza compromessi che ha come riferimento i primi Immortal, gli Impaled Nazarene, Darkthrone e qualcosa dei Mayhem. “Teschi Ossa Morte” è coprodotto da una serie infinita di realtà, e ciò dovrebbe facilitarne di molto la reperibilità... Iniziamo con gli À Répit che con le loro chitarre zanzarose risultano avere una produzione impastata laddove emerge il connubio tra il cantato in lingua madre e il sound generale della canzone. Nella lunghezza dei brani, atipica per questo genere musicale, si dipanano rallentamenti evocativi e soffocati da testi oscuri. “La Roccia di Jean Grat” è quasi un mid tempo con ritornello epico sfociato in accelerazioni alla Immortal, mentre “Ventre di lupo” ha nella sua introduzione con flauto e tastiere (che ovviamente ricordano i Cathedral di Forest of Equilibrium) il rimando ai boschi nordici per poi diventare una pura black song. Gli Inféren fondono lingua madre, latino e spagnolo nei loro testi che declamano l’inferno in terra e con “Descensio ad Inferos” danno conferma di ciò con odore di zolfo e presenza diabolica in ogni nota. Più linearmente black e senza compromessi “Volti di pietra”. Passando all’ascolto dei Malauriu, si ha la sensazione di un copione visto e rivisto nell’estremizzazione musicale e vocale anche se i nostri hanno quell’impegno di mistificante originalità da non sottovalutare. Il death fa capolino su “Narcotic Cult”, mentre la seconda traccia “Sacramentum” lascia presagire a qualcosa di onirico / spirituale per poi trasformarsi in un attacco ferale senza compromessi. Giungendo al termine dello split, abbiamo i Vultur che con la loro lunghissima suite death/black “Animas Dannadas” elaborano un brano avvincente unendo assoli vorticosi, velocissimi ed elaborati (Morbid Angel, proprio loro) con velocità esecutiva impregnata di spinte assassine con un finale catacombale, lento, sulfureo, che ci spinge laggiù a sud del paradiso, dove le anime sono dannate.
Voto: 7/10
Daniele Mugnai

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