:: Last Mistake,
VII Arcano, Sadus - 06-04-2004 Alpheus
Sono le 21(ora prevista per l’apertura dei cancelli) ed ancora la gente
fuori dall’Alpheus è ben poca… tutti temiamo che l’esiguo manipolo di metallari
rimanga tale, intanto vengono aperte le porte e la gente si sparpaglia specie
tra i banchi di cd, vinili ecc. senza calca e senza fretta. Io intanto riesco
ad accodarmi per l’intervista al bassista penso più celebre del panorama
extreme.
Questo mi fa perdere buona parte del concerto dei LAST MISTAKE, che da quello
che riesco a sentire dimostrano di saper tenere il palco e saper suonare
un onesto heavy prog. con inserti talvolta di melodia delle tastiere e talvolta
accelerando ed appesantendo i ritmi in un’ottica sicuramente più moderna
e “post”.
La loro scaletta comprendeva tra gli altri, pezzi più tirati come “welcome
to mars”, una classica ballatona in classico stile heavy ’80 e “Locked and
Loaded (cover di Rob Halford). La loro prova sul palco, cominciata alle
22 circa, termina dopo 40 minuti, serviti a scaldare un poco il pubblico,
in attesa dei VII ARCANO. Dopo 10 minuti di attesa sale sul palco il combo
romano che sfrutta bene il fatto di giocare in casa, sapendo coinvolgere
il pubblico (anche se in realtà accenni di pogo si vedranno solo dopo metà
concerto dei Sadus) con un death metal che lascia ben poco respiro.
Traspare la giusta dose di rabbia ed energia dalle corde dei due chitarristi
e dalla voce aggressiva di Mirko Scarpa. Anche loro restano sul palco più
o meno 40 minuti e alla fine della loro prova la gente che era sparsa qua
e là, comincia ad avvicinarsi al palco in attesa degli headliner, anche
se mi verrebbe da dire “dell’headliner”, eh già…perché nessuno fa mistero
della propria presenza lì più che altro per ammirare quello che io ho definito
“l’alieno”…Steve di Giorgio è riuscito dal primo all’ultimo minuto ad attrarre
magneticamente sulle sue corde (10 se consideriamo il basso a 2 manici con
5 corde ciascuno…!!!!), sulle sue frenetiche e galoppanti dita che a momenti
frustavano e punivano lo strumento, in altri lo accarezzavano e danzavano
su note di pura violenza…inutile nascondere la mia…diciamo simpatia (leggi
adorazione) per il bassista americano, per cui non ho potuto che rimanere
a mia volta ipnotizzato dalla grazia con la quale intesseva trame ed intrecci
incredibili, strappando più di un applauso “a scena aperta”…il cantante
chitarrista Darren Travis si è dovuto conquistare un minimo di attenzione
solo andando addosso alla folla o lanciando acqua ed offrendo birre…ma del
resto penso si sia ormai abituato alla spropositata celebrità e venerazione
per Steve. Comunque lo show prosegue in un crescendo di violenza e velocità…
lo speed-death-thrash del gruppo californiano (anche se a vederli tutti
biondi e vichinghi sembrerebbero molto + credibili come scandinavi) non
lascia pietà, una dopo l’altra le canzoni in scaletta vengono eseguite,
passando dal repertorio più recente, (compresa una canzone inedita) per
finire con i classici come “in the eye of the green” o “certain death”.
Travis dà il meglio di sè lacerando l’aria con la sua voce graffiante e
con riff a velocità esorbitante come gli assoli al fulmicotone. Jon Allen
dietro le pelli è veloce e devastante, una vera macchina da guerra che non
lascia scampo. Intanto Di Giorgio suona il basso, canta ed aggiunge anche
parti di tastiera, specie per creare atmosfera….certo…non gli si poteva
chiedere di fare il virtuoso anche lì, sarebbe stato chiedere l’impossibile,
dato che la sua prova al basso è stata disumana, in un continuo fraseggio
ed assolo… per chi come me suona il basso, avere davanti agli occhi un musicista
del genere può avere due possibili effetti: o sei incentivato a continuare,
continuare e continuare oppure butti il basso e ti dai all’ippica… durante
la serata usa tutte le possibili tecniche e metodi, con e senza tasti, plettro,
tapping, slap…un manuale vivente… ad un certo punto si cimenta in una parte
di assolo mentre gli altri 2 componenti sono fermi…è il momento tutto suo,
parti allucinate seguono altre di virtuosismi e tra queste il bassista di
origini italiane inserisce il tema del “Padrino” che ovviamente tutti riconoscono
e sottolineano con applausi ed ovazioni.
Dopo due bis lo show finisce all’1 e 20 ed è ora d tornare a casa con ancora
nel cuore l’emozione per aver visto uno dei più incredibili musicisti in
circolazione.
Angelo Talia
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