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IX AGGLUTINATION METAL FESTIVAL – 13 Agosto 2005 Chiaromonte (PZ)
Oltre ad essere da sempre l’evento live di maggior rilievo nel sud della
penisola, l’Agglutination è divenuto un appuntamento fisso, che arriva
a pochi giorni dal ferragosto, e che si pone in ambito nazionale, tra
quelli più validi, nonostante portato avanti con fatica e la inesauribile
passione di chi lo promuove. In questa undicesima edizione, la formula
è stata leggermente rivista nel fatto di comprendere nel proprio “bill”
meno band rispetto agli anni passati non pregiudicando comunque la ragguardevole
caratura delle stesse: in poche parole varrebbe la regola del “meno gruppi,
ma più qualità”. In effetti in cartellone il programma è valido se consideriamo
la notorietà internazionale di cui nutrono Mayhem e Freedom Call e poi
i nazionali e sempre seguiti Necrodeath e Mesmerize oltre agli storici
Schizo (in fase di rilancio) e i promettenti Valiance. Una scaletta quindi
che va ad alternare in sequenza, generi opposti ma che alla fine accontentano
un po’ tutti. L’affluenza di pubblico a mio avviso è stata buona, ma in
questi casi, soprattutto al sud, ci si aspetta sempre di più in termini
di “numeri”…insomma la solita vecchia storia e chi vuole intendere intenda.
Motivi di natura “tecnica” purtroppo non mi permettono di assistere all’esibizione
dei Valiance che comunque a detta di molti non hanno demeritato nonostante
fossero i primi a suonare e con molta gente che era ancora fuori i cancelli.
Gli Schizo (band di cui sono legato a indimenticabili memorie adolescenziali)
invece sono stati una piacevole sorpresa per il sottoscritto. Ero al corrente
della loro evoluzione stilistica che andava verso una direzione diciamo
più moderna, tuttavia la mia valutazione è più che positiva poiché il
loro show è stato compatto e feroce, contraddistinto da un sound massiccio
e non privo di quella spiccata originalità che da sempre contraddistingue
la creatura dell’ottimo Alberto Penzin. “Commovente” appendice del loro
set, la gustosa versione di “Necroschizophrenia”, appartenente al Mondocane
project, con l’apporto vocale di Flegias dei Necrodeath: una chicca per
i nostalgici. I Mesmerize sono reduci freschi di un lavoro molto interessante
quale “Stainless” e la performance ottenuta è buonissima, considerando
che possono contare su un frontman eccellente ed esperto come Folco Orlandini.
Interpretate vecchie e nuove songs, dove queste ultime strizzano l’occhio
a sonorità ottantiane ai confini col thrash, direzione stilistica ben
accettata, come bene accolta la presenza “on stage” del violino in un
brano del loro ultimo disco.
È ormai il tramonto quando sono di scena i genovesi Necrodeath. Il loro
show è come al solito intenso e non lascia via di scampo ad un’audience
in apparenza votata proprio sul versante estremo del metal. Vengono tirati
giù in maniera equa, i più rappresentativi cavalli di battaglia della
loro discografia, ovvero da “Into The Macabre” a “Tone(s) Of Hate”, con
l’aggiunta di addirittura due cover (“Balck Sabbath” e “Countess Bathory”)
per la gioia dei più intransigenti. E a proposito di intransigenza, mi
permetto di dire che avendoli visti più volte in giro, in questa occasione
mi sono apparsi un po’ sottotono (resa sonora non esaltante ad inizio
concerto, a parte), sbrogliando la questione in maniera molto professionale.
Bravissimi.
Sui Freedom Call, non avrei molto da dire perché in onestà non conosco
bene il loro operato. Ottimi dal punto di vista strumentale e buoni intrattenitori,
ma forse in alcune songs un po’ troppo debitori allo standard del power
metal tedesco. Da notare come la data dell’Agglutination sia stata quella
di addio per il chitarrista Cede.
I Mayhem live con Attila dietro i microfoni è una rarità unica; c’era
nel sottoscritto una certa emozione e tensione positiva nel vedere la
band con lo sciamano quale frontman…quindi, dopo i Freedom Call, il palco
scarno, disadorno degli orpelli “classici” (leggasi teste di maiale),
attende soltanto la personificazione dei “four” Mayhem. Lo show inizia
con problemi di audio, tanto che “Funeral Fog” è a dir poco irriconoscibile…ma
poco importa, poiché Attila trasuda carisma e Necrobutcher tiene la scena,
dissestando il suo strumento, violentandolo con una ritmica pulsante e
ferale…solito Hellhammer dietro le pelli, indiscutibile, mentre Blasphemer
pare un po’ troppo statico ed autocompiaciuto. I Mayhem pescano da quasi
tutto il repertorio degli esordi (memorabile l’esecuzione di “Deathcrush”),
a buona parte di “De Mysteriis…” fino al recente passato (“Fall of Seraphs”,
“To Daemonion”), compreso l’ultimo “Chimera” (“My Death”, “Dark night
of the soul”); tornati all’ovile (leggasi black metal) dopo le non riuscitissime
sperimentazioni della penultima release, i Mayhem offrono dunque una performance
(seppur breve, un’ora scarsa con timida disapprovazione degli astanti)
più consona al loro status, con Attila sugli scudi, con movenze evocatrici
e ritualistiche da medium sabbatico, il quale prevale su di un’amplificazione
della voce da oratorio, raggiungendo vette di intensità e pathos interpretativo
davvero ragguardevoli. Un live-set notevole, a cui si spera corrispondano
le prossime uscite discografiche di una cult-band rinata e ritrovata.
A questo punto pronti per la dodicesima edizione dell’Agglutination.
R
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