Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '

rAW & wILD rOCKFETS 2019



Volcano Metal Fest – Officine Ferroviarie, Torino – 11/05/2019

Un festival metal inusuale, diverso dal solito e forse proprio per questo più bello, appassionante e interessante. Siamo alle “Officine Ferroviarie” in quel di Torino, dove la location ispira una certa intimità mista a un’ottima acustica. Il responsabile della Volcano Records Guido, nella sua cordialità e disponibilità, spiega l’essenza del festival improntato sul folk metal ma con una pennellata ricca di impegno civile e cuore d’oro (anche il cuore metallico ha la sua dolcezza) nei confronti delle associazioni del torinese dedite all’integrazione dei disabili e alla loro cura. Questi ragazzi e ragazze riempiono il set nel sotto palco con strumenti e percussioni suonando con passione, coadiuvati da una band sul palco e da un maestro musicale che detta i tempi. La loro esibizione, interamente strumentale, varia da “Volta la Carta” (devo dire di chi sia?), ad un pezzo della colonna sonora dell’eterno Pulp Fiction “Misirlou”, passando all’immortale “O’ Sarracino” del maestro Carosone, per finire con “Hava Naghila”, canzone popolare ebraica. Gli applausi scroscianti e i ringraziamenti sono d’obbligo.

Tempo di sistemare il palco ed attaccano gli Shockin'Head di Ventimiglia che con il loro post thrash potente e dirompente scaldano un ambiente voglioso di musica. Le loro accelerazioni furiose strizzano l’occhio ai Machine Head con uno screamer sugli scudi, quaranta minuti di sudore, passione e grinta.

Si passa ai torinesi Bemore, non certo una novità nell’underground torinese, autentici fenomeni per la loro reminiscenza grunge/alternative stile anni 90 guidati dal guru Andrea Fusini e da un cantante sopra le righe; il loro sound unisce agevolmente i Rage Against the Machine e Soundgarden più solari. Si arriva agli Elkir: con il loro leggero face painting e vestiti in completo nero inseriscono nel loro sound, decisamente improntato sul folk metal fatto di mid tempos sostenuti, un violino ed un flauto che fanno viaggiare nel tempo e nei prati irlandesi mentre il vento accarezza l’erba. La vocalist, autrice di una prova superba, gestisce il palco in maniera egregia così come tutta la formazione milanese.

Pelle, cuoio e mazzate in your face nella musica dei romani Blodiga Skald, band che si insinua sul palco con costumi metà tra Mad Max e i barbari (mai ci fu parola usata così di sproposito nella cultura popolare). La loro proposta è potente, massiccia, come il loro vocalist simil orco/Shrek (è un complimento, sia ben chiaro!) e i suoi growl senza compromessi così come i riff tritaossa del chitarrista. Un thrash devoto, unito a venature folk, a “Demonic” o “Low” dei Testament, che scatena il pogo sotto il palco.

“Io urlo il mio barbarico YAWP che risuona sopra i tetti del mondo”, così Anderson nel film stratosferico “L’Attimo fuggente” si liberava della sua rabbia interiore, così gli headliner Legacy of Silence, vera istituzione a Torino, si liberano da ogni orpello esistenziale e mostrano i muscoli con un abbigliamento che ricorda “Attila flagello di Dio”. La loro musica dirompente si abbatte nella notte di Torino con lampi tuoni e potenza infinita, tanto da far vibrare i muri del locale. Trionfanti nel loro incedere alla Amon Amarth, presentano il loro nuovo lavoro fatto di liriche epiche e passaggi musicali esaustivi per gli amanti del genere. La performance vocale è colorata, potente e condivisa dal pubblico con abbondante pogo durante l’esibizione. Finisce il concerto e dalle quattro ore abbondanti di musica folk metal (e non solo) si evince la consapevolezza che queste manifestazioni dovrebbero essere la prassi, non l’eccezione come in questa splendida serata. La diversità sta nella paura di capire le culture non vicine alla nostra, sta nel ghettizzare le persone cosiddette “disabili”, perché alle volte siamo noi i disabili che pur avendo non diamo (citando il buon R. Zero). Un ringraziamento a tutte le band, al locale, all’ingegnere del suono e soprattutto alla Volcano Records e al suo staff, dimostrando che la strada dell’impegno sociale, soprattutto quello metal, deve partire da festival come questi dove la cultura, la musica, “la diversità” si uniscono per emozionare e far riflettere.

Daniele Mugnai

<<< indietro


   
Virtual Time
"Animal Regression"
Coil Commemorate Enslave
"The Unavoidable"
Ibridoma
"City Of Ruins"
Enio Nicolini and the Otron
"Cyberstorm"
Polynove Pole
"On the Edge of the Abyss"
Athlantis
"The Way to Rock’n’Roll"
Scala Mercalli
"Independence"
The Dolly’s Legend
"Wolves’ Songs"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   


Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2018
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info


admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Privacy | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild