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Indian Nightmare + Gravesite + Zëne – Freak Out, Bologna – 14/02/2019

Non ve lo nascondo, era da tanto che volevo vedere i Gravesite dal vivo. Non è solo perché conosco Claudio (da quasi vent'anni!), Gioele o David, ma è proprio perché sono una delle realtà più interessanti in circolazione nell'ambito di quello che possiamo continuare tranquillamente a chiamare death metal, persino in questi anni Dieci. Quale migliore occasione dunque di questo gustoso live insieme a Indian Nightmare e Zëne per organizzare una calata bolognese?
Quella del Freak Out è a tutti gli effetti una serata dedicata alle commistioni più marce e veraci tra punk e metal, quindi siamo su coordinate assolutamente affini al mio modo di sentire. Come testimoniato dalle pur diversissime interpretazioni dei tre gruppi in cartellone, le distinzioni spesso sono buone solo per le etichette e per un ristretto manipolo di integralisti, visto che le due anime del Grande Rumore spesso sono più vicine di quanto si pensi, dando vita a interessantissime sinergie. I vicentini Zëne attaccano a suonare proprio al mio arrivo al venue, tanto che i primi pezzi li ascolto mentre sono ancora nell'atrio a parlare con i kids. La formula del loro motorpunk è “familiare” e molto gradita, tipica di un power trio – immaginate dunque la mi sorpresa nello scoprire che si trattava di un quartetto! L'attitudine comunque è quella giusta, e ovvi sono i richiami ai Sodom, ai Whiplash, ai primissimi Extrema (la loro “Last Man Standing” è vicinissima allo speed/thrash degli autori di “We Fuckin' Care”...) e soprattutto ai Motorhead, con l'immancabile cover finale del superclassico “Steppin' Stone”, che i più ricorderanno nella versione dei Sex Pistols o dei Minor Threat. Sicuramente da approfondire.

Avevo altissime aspettative per i Gravesite, che sono state soddisfatte appieno. Come già accennavo in apertura, non ho esitato in fase di recensione a definirli uno dei migliori gruppi death metal in circolazione, ed è curioso come l'accostamento sia immediato agli Electrocution, dato il fatto che entrambe le band siano di stanza a Bologna. Ovvio, le differenze non mancano: mentre gli storici autori di “Inside The Unreal” partono da coordinate più tipicamente legate al death (e alle evoluzioni successive) è evidente come i Gravesite siano animati da un robusto sostrato grind/crust che ne onora l'attitudine punkeggiante permettendo di conferire al sound il giusto marciume. Sugli scudi il chitarrista Gioele, un vero fenomeno della sei corde, tagliente, preciso e funambolico, ma tutta la band è stata protagonista di una performance impeccabile, sorretta dalla sezione ritmica di Claudio e David, comune agli Assumption. Scaletta incentrata soprattutto sull'ultimo “Neverending Trail Of Skulls”, ma con una gradita incursione in “Obsessed by the Macabre”, primo demotape (sì, proprio così...) datato 2014, da cui è tratta “Morbid Asphyxiation”; il tutto bilanciando sfuriate ossessive a repentini rallentamenti dal sapore lisergico e mefitico, incantando i kids presenti (me compreso!). Bel concerto, davvero.

È dunque la volta degli Indian Nightmare e del loro carrozzone speed metal del nuovo millennio. Proprio così: i berlinesi uniscono l'attitudine borchiata e la passione per le pentatoniche tipiche degli anni '80 a un approccio “urlato” e rumorista che in qualche modo riprende gli stilemi di Judas Priest e Agent Steel per riscriverli in un contesto più... “marcio”. Possono piacere o no, ma la formula alla lunga tiene. Con membri di Post Fata Resurgo e Minkions, ma anche di più, dato che il quintetto viene dalla Germania ma vede tra le proprie fila gente proveniente letteralmente dai quattro angoli del globo, unita dalla passione per il face painting in stile nativi americani, ma anche per gli eccessi targati ESP e Flying V. Avranno fatto una cover a fine scaletta? Non so, sono andato via presto (poco dopo la mezzanotte) perciò ciò che mi sono perso rimarrà un mistero (voci parlano di una spada infuocata, posso immaginare...).

Un plauso all'organizzazione per aver rispettato gli orari, permettendo comunque di godersi un concerto per intero anche in una giornata infrasettimanale, un risultato non da poco... specie quando si tratta di supportare quelli che i Venom hanno ben definito come “Long haired punks”!

Francesco Faniello

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