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Agglutination Metal Fest – Chiaromonte (PZ) – 19/08/2017

Imperdibile ritrovo di lucani, calabresi e pugliesi amanti della salsiccia arrosto e dell’heavy metal, anche quest’anno il mitologico Agglutination Metal Fest è tornato più cazzuto che mai! A seminare il panico nelle tranquille e nichilistiche montagne potentine è toccato a due headliner dall’alto quoziente di pastorizia e bestemmie: Sodom e Venom, nonché a ben 8 band di contorno. Le 1500 presenze circa sembrano aver premiato tale scelta, consolidando il vecchio assioma che vede, nelle preferenze della compagine terrona a cui appartengo, al primo posto i generi “grezzi”. Ma andiamo con ordine...

LOCATION E CONTORNO (“l’usato sicuro”)
È tutto identico all’anno scorso. Il campetto della scuola media ha ospitato fortunatamente molti più stand. Il cibo e la birra ottimi e a prezzi popolari come sempre. Unica pecca ancora una volta è l’interminabile fila che la gente deve fare per il bagno. Ma un giorno, cari amici, il sogno nel cassetto di ogni partecipante dell’Agglutination si avvererà: 10 bagni chimici e 30 panche/tavoli in legno per sedersi a mangiare il panino! Non disperiamo. Palco e impianto chiaramente sempre al Top!

LE PRIME 4 BAND:
Mi dispiace molto ma anche questa volta non ho idea di cosa abbiano suonato/fatto, né di chi fossero/sono. Le ragioni sono sempre le stesse: fai tardi; rimani bloccato in fila; rimani bloccato al bar con amici metallari ubriachi che vedi solo quella volta all’anno; varie.
Comunque una cosa è certa, fino a metà concerto degli IN.SI.DIA. non si sentiva nulla che non fosse un informe pastone di suoni e urla (è la sciagura delle prime band di tutti i festival), ergo chi ha “livereportato” le prime 4 band su altre testate si è inventato tutto.

IN.SI.DIA. (a cura di G. Clemente)
Gli Assaulter scendono dal palco dopo averci regalato un’esibizione esplosiva, a base di puro thrash metal; hanno avuto il compito di riscaldare il pubblico prima che sul palco di questa edizione dell’Agglutination salissero i bresciani In.Si.Dia. Dopo i dovuti saluti, la band inizia lo show con Il Mondo Possibile, direttamente dall’ultimo disco Denso Inganno. Il pubblico, già accaldato dallo show della band precedente, non partecipa immediatamente, ma bastano pochi brani e si riprende a cantare e a pogare sotto il palco – grazie soprattutto a Terzo Millennio, da Guarda Dentro Te (1995). I brani del nuovo album suonano più moderni, ma solo dopo qualche “correzione” dell’audio il pubblico inizia a partecipare con più calore! Grido prima, e poi: Il Tempo, Parla… Parla, Sulla Mia Strada, ed infine Tutti Pazzi: la band bresciana ci ha catapultati a Istinto & Rabbia (1993), il primissimo album della band, per la gioia del pubblico. Fabio Lorini (voce, basso) riesce a coinvolgere gli astanti insieme al resto della band, grazie ad un set contenuto in circa 40 minuti, concentrandosi più sul repertorio classico (ricordiamo comunque che avevano già suonato al Warm Up Agglutination pochi mesi prima a Bari). Nello show non è mancato uno slogan contro l’Isis, con un bel vaffanculo! Oltre ai ringraziamenti per Gerardo (patron del festival) e per il pubblico che ha partecipato attivamente. Cos’altro aggiungere… un’esibizione interessante, peccato per il problema dei volumi ad inizio esibizione, ma che dimostra una band che ha ancora qualcosa da dire. Bentornati In.Si.Dia!

Setlist:
1. Il Mondo Possibile
02. Mai Perdere Il Controllo
03. Terzo Millennio
04. Grido
05. Il Tempo
06. Parla Parla
07. Sulla Mia Strada
08. Tutti Pazzi


WHITE SKULL (a cura di G.Clemente)
Non passa molto dall’esibizione degli In.Si.Dia, che sullo sfondo del palco compare la scritta e il logo dei White Skull, da anni portabandiera del power metal tricolore (ovviamente, insieme ai “soliti noti”). Mea culpa, è una band che non ho mai “coltivato” e/o approfondito più di tanto… male! Difatti, e con tanto stupore da parte mia, la band vicentina è stata in grado di eseguire una set list energica e davvero accattivante! Il buio inizia a farsi avanti, quando sul palco sale la formazione vicentina, capitanata da Tony “Mad” Fontò e Federica “Sister” De Boni (storica voce, rientrata da non molto). La band si presenta in abiti pirateschi e inizia lo show con l’esplosiva Holy Warrior – dall’ultimo album Will of the Strong. La voce grintosa di Federica, insieme a Tony, “mattatore” della serata (sembrava un ragazzino che scorrazzava da una parte all’altra del palco), hanno regalato sin dai primi brani potenza ed energia (anche grazie alla voce “graffiante” di Federica) con un pubblico molto partecipe e allo stesso tempo, attento e stupito dalla prestazione della band. Lo show riesuma brani dai dischi con Federica, coinvolgendo sempre più il pubblico, anche per la dedica al buon Gerardo Cafaro (colgo l’occasione per ringraziarlo anch’io; è davvero una persona speciale, che con mille difficoltà, è riuscito a far diventare l’Agglutination un importante punto di riferimento metal italiano). Con Asgard il pubblico va in delirio, grazie al pathos e all’energia di questo brano – che concluderà lo show della band vicentina – appagando sia chi ama le sonorità heavy/power metal della band sia chi, come me, non aveva molta familiarità con la loro discografia. I White Skull hanno saputo offrire uno spettacolo non indifferente, anche se alle loro spalle “incombevano” le ombre delle due band headliner (Sodom e Venom); bravi, davvero bravi.

Setlist:
01 . Holy Warrior
02. I’mYour Queen
03. Roman Empire
04. Under This Flag
05. Will Of The Strong
06. Lady Of Hope
07. Red Devil
08. Asgard


SODOM:
Aspettavo con ansia di assistere al live della band crucca. Quando spuntano sul palco la gente è praticamente in delirio. Io inizio a bestemmiare, perché il suono fa schifo. Fortunatamente a metà di Sodomy and Lust il fonico del service (a quanto pare non si erano portati dietro “il loro”) riesce a trovare una dritta, e proprio su uno dei brani storici della band inizio a godermi il concerto! I 3 hanno suonato divinamente e non si è sentita per nulla la mancanza di una seconda chitarra con il buon Bernemann vecchia volpe delle 6 corde. Outbreak of Evil, Agent Orange, Blasphemer e via con la nostalgia di un tempo che non ritornerà più! Suonate, suonate, fanfare della riscossa! Ma le fanfare tacciono, non ci sarà riscossa! Evviva i vecchi panzoni padri di famiglia accorsi ad ascoltare le loro eroine anni 80! Fanculo alla gioventù segaiola che si scatta i selfie su Instagram per cercare di sopperire alla totale mancanza di senso delle loro inutili vite! Tom Angelripper premio nobel per la pace subito.

Setlist:
1. In Retribution
2. In War and Piece
3. Sodomy and Lust
4. The Saw is the Law
5. Outbreak of Evil
6. Napalm in the Morning
7. Secret Warpath
8. Agent Orange
9. Stigmatized
10. Caligula
11. City of God
12. Tired and Red
13. Belligerance
14. Blasphemer
15. Rolling Thunder
16. Remember The Fallen
17. Bombenhagel

VENOM:
I Venom sono sicuramente il vero motore di questa edizione dell’Agglutination, hanno difatti portato a Chiaromonte almeno 500 persone in più delle scorse edizioni. Non mi dilungo nei soliti incipit tanto sappiamo tutti chi sono. Devo dire che il live non mi è molto piaciuto e la ragione è da ricercarsi nei due musicisti che suonano con Cronos, tali Stuart Dixon (chitarre) e Danny Needhman (batteria). Partiamo da quest’ultimo. Questo Needhman è praticamente un giocoliere del circo palestrato dai lunghi capelli color oro, che mentre percuote lo strumento con una violenza incredibile (si sentiva soltanto lui) delizia il pubblico con una coreografia fatta di movimenti accuratamente studiati e continui lanci di bacchette. Questo Enzo Paolo Turchi della batteria oltre a rompere le palle veicolando tutta l’attenzione verso di lui (non a caso piazzato al centro) risulta avere lo stesso groove di mio zio quando bestemmia. Il tutto suona come a dire “guardate non abbiamo più quell’impedito di prima, ora lanciamo anche le bacchette in aria”. Aridatece Abaddon! Per quanto riguarda Stuart Dixon, in realtà non ho le prove per dire che la colpa sia sua, ma vi spiego qual è il problema. In pratica le chitarre dei Venom durante il live sembravano quelle dei Pantera. La scelta dell’effettistica adoperata dai Venom risulta così totalmente slegata dalla storia e al genere della band. Se vai a un concerto dei Black Sabbath certamente trovi la batteria triggerata e moderna (oramai imprescindibile) ma te lo scordi che Tony Iommi suona con le distorsioni dei Bullet for my Valentine! Non avrebbe senso. Dunque i Venom per me non hanno avuto senso. Certo ascoltare Black Metal e Countess Bathory fa sempre scendere la lacrimuccia, ma non mi sono molto divertito per i problemi di cui sopra.

Setlist
01. Eruptus + From The Very Depths
02. The Death Of Rock’n’Roll
03. Bloodlust
04. Smoke
05. Buried Alive
06. Pandemonium
07. The Evil One
08. Fallen Angels
09. Long Haired Punks
10. Grinding Teeth
11. Welcome To Hell
12. Welcome To Hell (Reprise)
13. Countess Bathory
14. Warhead
15. Rise
16. Black Metal
17. Witching Hour
18. In League With Satan

CONCLUSIONI
Ma quali conclusioni! Ci vediamo ad agosto 2018 per un nuovo report del nostro festival terrone più amato di sempre!

Simone Laviola
Giovanni Clemente

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