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Fasano Jazz 2016 – John Greaves e Goblin Rebirth – 14 e 28/05/2016

Diciannove edizioni. Quanti festival in Italia possono vantare una tale longevità? A naso, direi pochi. Tra questi c’è il Fasano Jazz Festival, più forte anche delle beghe politico-amministrative che stanno attanagliando il comune pugliese. La kermesse organizzata da De Mola si piega, ma non si spezza. Così siamo ancora una volta qui a raccontare la cronaca di un evento che da anni catalizza le attenzioni degli amanti del jazz e prog del meridione. La macchina non s’è fermata e si è adeguata alla situazione contingente, con la conseguenza di veder spalmato il programma su un periodo più lungo rispetto a quello consueto.
Per motivi personali non ho potuto seguire il ricco programma per intero, soffermandomi solo su due serate, quella inaugurale dedicata a Robert Wyatt, che ha avuto il suo picco con l’esibizione di John Greaves al Teatro Sociale, e quella del 28 che ha visto lo sbarco in Valle d’Itria dei “rinati” Goblin. Restano fuori da questo resoconto la serate del primo giugno, Francesco Angiuli Quartet - feat. Roberto Tarenzi & Nicola Angelucci, e, soprattutto, la più consona a queste colonne esibizione del progetto inedito The Orchestral Journey Into Progressive Rock And Beyond (con il ritorno in terra di Puglia dell’ex PFM Bernardo Lanzetti alla voce solista).

Sabato 14 maggio - Teatro Comunale "Sociale" - “TO ROBERT WYATT WITH LOVE” e JOHN GREAVES “Confidential”

Serata d’esordio dedicata a uno dei massimi esponenti della scena di Canterbury e grande protagonista del rock “evoluto”, quel Robert Wyatt che con la propria produzione, solista e non, ha regalato alcune delle pagine più alte della storia della musica contemporanea. Ed è la sua storia l’oggetto della conferenza\chiacchierata che ha visto come protagonista il nuovo nato in casa Giunti, “Different Every Time” di Marcus O’Dair, la biografia autorizzata dell’ex batterista dei Soft Machine. Anfitrione di questa parentesi letteraria, il giornalista e massimo esperto nazionale di progressive, Donato Zoppo. Con lui sul palco del Teatro Sociale è salito Alessandro Achilli, curatore della edizione italiana dell’opera. Uno scambio di battute durato un’oretta, che ha solleticato sicuramente la fantasia dei presenti, tanto che al banchetto dei libri a fine serata le copie della biografia erano terminate! Lo spaccato di vita uscita fuori è complesso, perché Robert è un personaggio ricco di spunti biografici, che trascendono gli episodi più squisitamente musicali. La presentazione del libro è stata solo l’antipasto poiché il vero piatto forte è stata l’esibizione di uno dei musicisti che ha legato in qualche modo il suo destino a quello del musicista originario di Bristol, parliamo di John Greaves, ai più, noto per la sua militanza nei Henry Cox e nei National Health, che appare anche in uno dei picchi della produzione targata Wyatt, Ruth Is Stranger Than Richard del 1975.
L’esibizione per voce e pianoforte parte proprio con un tribute al barbuto inglese, con un brano che arriva direttamente dal repertorio delle meteore Matching Mole (due album in meno di un anno). Il gallese ha allietato i presenti con parte del proprio ricco repertorio, passando attraverso una parentesi biografica, che non ha tralasciato l’amore per la Francia, nazione in cui John vive da qualche anno, con la riproposizione di suoi pezzi ispirati dalla poetica di Verlaine. Immancabili i richiami all’amico e co-autore Peter Blegvad, il tributo a Dylan Thomas, e Thunderthief. Voce profonda, melodie suadenti, il concerto è andato avanti per un’oretta nell’intima cornice del Teatro Sociale, lasciando in coda una piacevole sorpresa, l’ingresso sul palco dell’italiana Annie Barbazza, cantante di indubbio talento, che si è alternata con Greaves dietro il microfono e al piano forte. Un sodalizio che ha sancito ancora una volta l’amore di questo artista per il nostro paese, evidenziato già dal suo recente album live registrato a Piacenza.
E nel bis è tornato ad aleggiare sul teatro la presenza di Wyatt, grazie all’esecuzione della sua “Sea Song”.
Una serata di grande musica in linea con la tradizione di questo festival!


Sabato 28 maggio – Teatro Kennedy – GOBLIN REBIRTH

Dopo una pausa lunga un paio di settimane il Fasano Jazz ha ripreso la propria attività aprendo le porte del Teatro Kennedy, un cinema sospeso nel tempo, fermo ai quei giorni in cui un certo horror made in Italy era tanto osteggiato dalla critica quanto amato dal pubblico. Quali e quante di quelle pellicole che hanno legato il proprio destino a quello dei Goblin sono passate sugli schermi della sala fasanese non è dato saperlo, quello che conosciamo per certo è che gli autori di Profondo Rosso più o meno quaranta anni fa su questo palco, c’hanno suonato in compagnia di Cocciante. Altri tempi, altra vita. Oggi la band romana vive una nuova fase, esplicitata da quel Rebirth che è stato aggiunto al nome. Ragioni di forza maggiore, leggi beghe legali sulla proprietà del monicker originale, ma anche la volontà di dimostrare che questi due ormai sessantenni sono vivi e capaci di tirare fuori musica nuova di qualità, grazie al supporto dei validi Aidan Zammit Keyboards, Danilo Cherni Guitars e Giacomo Anselmi. Perché alla fine i Goblin Rebirth sono questo, nelle intenzioni dei due ex Goblin Agostino Marangolo e Fabio Pignatelli, un atto di orgoglio. Una dimostrazione di come di musica di qualità ne è stata scritta anche dopo il periodo di massimo splendore. Così, ricalcando in parte la tracklist del disco dal vivo, Alive (Black Widow Records), i laziali hanno riproposto il proprio repertorio meno celebre ma comunque degno di essere ricoperto. “Killer On The Train”, “Buio Omega”, “Dr Frankstein”, “Contamination”, giusto per citarne alcuni, hanno fatto bella mostra di se accanto ai più celebri “Mad Puppet”, “Death Dies”, “Suspiria” e, ovviamente, “Profondo Rosso”. Ad aumentare il potere evocativo durante l’esecuzione, c’è stata la proiezione di parti di quei film, non solo di Argento, che hanno alimentato gli incubi giovanili dei molti dei presenti al Kennedy.
Ma se di potere evocativo vogliamo parlare, non possiamo tralasciare un episodio, che nella sua casualità, ha risvegliato nei più una sorta di deja vù, perché un cinema pieno che all’improvviso si ritrova nell’oscurità, non può riportare a quegli incubi di celluloide che i Goblin hanno magistralmente musicato. Più prosaicamente non s’è trattata alla fine di una mattanza, ma di un canonico sovraccarico dovuto alla contemporanea festa patronale che si celebrava nel paese pugliese. Ed è stato in quel momento di semi-oscurità che è salito alla ribalta il batterista, che ha regalato pillole di umanità e calore, ringraziando il padre della kermesse Domenico De Mola, ricordando quel vecchio concerto di più di quaranta anni fa e regalando “perle” di disagio nomade…
Dicevamo che i Goblin Rebirth, grazie al supporto della “estrema” e americana (a dimostrazione di quanto la notorietà dei nostri abbia ampiamente superato il Mediterraneo) Relapse Records, hanno rilasciato un disco di musica inedita, non sono mancati, così, estratti da quell’opera: “Book Of Skulls”, “Back In 74”, “Mysterium”, “Evin In The Machine” e “Forest” (per l’occasione eseguita con la cantante Roberta Lombardini). Il tutto s’è concluso con l’autocelebrativo bis “Goblin”.
Come da tradizione del festival, una volta spente le luci del proscenio, i fan (alcuni di chiara origine asiatica) hanno invaso i camerini per uno scambio di chiacchiere e foto e autografi con i propri beniamini.

Conclusioni

Pur rimanendo vivo in me il rammarico di non aver potuto assistere a tutte le date del festival, resta la gioia di aver potuto partecipare a due eventi che hanno alimento il mio entusiasmo di fan, perché alla fine il Fasano Jazz è questo, una grande festa per gli amanti di sonorità che non sempre hanno lo spazio che meriterebbero.
Avanti così, verso l’edizione della doppia X.

g.f.cassatella

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