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Apulia Metal Fest IV – Novembre, Zippo Teverts, Vinterblot, Ginkgo Dawn Shock, IZO – 22/04/2016 - Demodé Club - Modugno (BA)

Uno, due, tre quattro. L’Apulia Metal Fest arriva al suo quarto giro boa, mentendo intatta la propria peculiarità di saper dare il giusto risalto alle realtà pugliesi facendole esibire accanto a grossi calibri nazionali e\o internazionali. Se nella parte alta del tabellone 2016 risaltavano i nomi di Novembre, Doomraiser (sostituti, poi, all’ultimo momento per cause di forza maggiore dai Teverts da Benevento) e Zippo, in quella bassa facevano bella mostra di se i loghi di IZO, Ginkgo Dawn Shock e Vinterblot.
Motore dell’evento la RockCult di Antonello Maggi supportata nell’occasione dai ragazzi di A Desert Odissey, un sodalizio che sta portando alla ribalta artisti di alto livello, come i Sunset In The 12th House di qualche settimana fa o gli Ira Del Baccano, prossimi protagonisti delle notti pugliesi.
La sede scelta è quella classica (solo in una occasione il festival s’è tenuto altrove, al G.Lan di Alberobello, per la precisione), il Demodé, che per la serata ha spalancato le porte della sala principale, in cui risuonavano sin dall’apertura le note delle song proposte da Dj Violet Tear, mentre a Dj Erriquenz spettava il compito di selezionare la musica dell’area ristoro.
Con buona puntualità i primi a salire sul palco sono stati gli IZO con il loro potentissimo stoner rock. Ammetto di non averli mai sentiti prima, ma mi riprometto di recuperare quanto prima il gap. Questi ragazzi con il loro approccio classico allo stoner hanno fatto tremare le pareti del Demodé.

Il nome dei Ginkgo Dawn Shock circola da un bel po’ sulle bocche degli amanti delle sonorità più complicate e cerebrali. La band da parte sua non lesina chilometri ed esibizioni (a me, per esempio, è capitato di vederli all’opera già due volte in questo 2016, prima a Barletta in una serata targata Bat Awakening e poi in apertura dei mostruosi Ork a Molfetta). I quattro non si risparmiano di certo nemmeno in performance, anzi sembra quasi che acquistino una maggiore consapevolezza e presenza scenica ogni volta che li vedo. Di certo il loro sound ammicca compiaciuto a quello dei Tool, (sguardo che riescono a sostenere con dignità), ma è soprattutto con le armonizzazioni della chitarra che riescono a far sentire la loro vera voce. I brani tratti dall’ormai celebre Heed hanno presentato la musica di questi progster ai pochi che ancora non li conoscevano. Cresceranno e acquisteranno più carattere, ne sono certa.
Per i Vinterblot vale lo stesso discorso fatto per i GDS, in pochi mesi mi sono ritrovata ad assistere a un paio di loro infuocati show. Prima in occasione della presentazione ufficiale del nuovo Realms Of The Untold, in compagnia dei Selvan al Norwind di Bari, e poi al Nice Up di Bisceglie, sempre per una serata targata Bat Awakening. La bontà del materiale del nuovo album è ormai accerta sia da studio (ottimi riscontri sulle zine di mezzo mondo) che dal vivo. La band è signora del palco, sul quale riesce a coniugare al meglio capacità tecniche e presenza scenica. Per essere chiari i Vinertblot sono un gruppo fatto e finito, al pieno della maturità, degni di una ribalta internazionale. Altro che gruppo underground! La nota finale è vana vanità e in quanto tale ha senso: chi non desidererebbe avere una folta e lunga chioma rossa come quella del chitarrista Vandrer? L’occhio ha avuto la sua parte.

Chiusa la parentesi Vanity Fair, torniamo alle cose serie: la musica. Se c’è una band che può al meglio rappresentare una sorta di ponte tra la Puglia e il resto della Penisola sono i Teverts! In poco meno di un anno i beneventini si sono esibiti nel Tacco d’Italia svariate volte: a Barletta, A Desert Odissey Festival (in compagnia, tra gli altri di Zippo e Karma To Burn), Acquaviva e Squinzano. Quindi chi meglio di loro poteva sostituire i defezionari Doomraiser – a cui va il mio in bocca al lupo – all’AMF? In occasione della loro ultima esibizione al Demodé non era ancora stato pubblicato lo splendido Towards The Red Sky, una delle migliori uscite in campo stoner di questo 2016. Se GDS e Vinterblot avevano fatto vira su lidi prog e death\black la serata, il trio campano lo ha riportato sui lidi sabbiosi più vicini agli IZO. Voce cavernicola, sound che arriva da lontano e si propaga nell’etere come una primordiale e potente percossa. Un autentico trip capace di farti sentire l’odore della sabbia e il caldo delle rocce roventi. Una scaletta intensa e “rumorosa” che dimostra ancora una volta come il meglio di se questi tre ragazzi lo diano sul palco, vera dimora per belve affamate di suoni grassi come loro! Bentornati un Puglia!

I pescaresi Zippo avrebbero dovuto occupare la quarta casella del programma serale,ma l’assenza dei Doomraiser ha cambiato le carte in tavola, con la promozione in seconda piazza per gli abruzzesi. La responsabilità di precedere gli headliner Novembre non è pesata su i freschi autori di After Us (album che non ho ancora avuto modo di ascoltare). Il sound degli Zippo è potente e riprende in parte la lezione dei mostri sacri dello stoner e del doom rileggendo il tutto attraverso una chiave estremamente singolare. La ricerca costante di una cifra individuale è evidente e raggiunge anche vette non indifferenti: non può ascoltarli e restare sereno con il semplice pensiero ‘ho sentito un bel gruppo’. Allo stesso tempo, però, quella ricerca destabilizza in parte l’ascoltatore, crea un messaggio scomposto, schizoide, difficile da interiorizzare. Se questo sia il loro genio musicale o un passo necessario verso una maturità più consapevole, lo diranno i posteri. Io di certo sono curiosa di vedere dove approderanno, augurando loro di non smettere di cercare. I Novembre che tornano dopo otto-nove anni con un disco è una gran notizia, che poi ce li si possa ritrovare anche dal vivo, dimensione che Carmelo Orlando non ha mai nascosto di amare poco, è sicuramente un evento. Una platea più gremita avrebbe di certo onorato meglio la loro presenza qui, ma si sa non tutti si meritano le cose belle. Le sonorità dei freschi autori di URSA non sono di facile assimilazione, la compagine di doom\death\prog tenuta assieme da un mood nostalgico e dolce, è quanto di più intimo e introspettivo sia stato portato fuori dalla scena musicale italiana. Forse per timidezza o proprio per questa voglia di introspezione, lo show degli headliner parte in sordina, a causa anche di qualche problema tecnico. Ma l’escalation di emozioni, non ha tardato, colmando ogni più piccola crepa. La perfomance ha avuto inizio con il nuovo album e ha continuato con una rilettura di tutta la discografia dei capitolini, ormai orfani di Giuseppe Orlando, ma con la presenza rassicurante dell’alterego di Carmelo dai tempi di Classica, Massimiliano Pagliuso. Superate le incertezze iniziali, si è andati avanti con l’accoppiata “Anaemia”-“Triesteitalianadal penultimo The Blue. “Umana” ha confermato la bontà del materiale nuovo anche dal vivo, mentre “Aquamarine” è stato il primo classicone che ha mandato in visibilio il pubblico. In URSA i Novembre ci credono e ci regalano un coinvolgimento emotivo, come per i brani “Annoluce” e “Oceans of Afternoons”, che ti si attacca addosso e fa sentire sulla pelle il loro passaggio.
Il carattere e l’unicità di questo gruppo sta pure nella scelta di presentare al pubblico, in poco più di un’ora, dei nuovi brani con il rischio di scontentare il pubblico, anziché vincere facile con un repertorio già rodato. Certo lo sguardo sul passato non è mancato, con i rimandi agli esordi degli anni 90 con “Nostalgiaplatz” da Classica e “Sirens in Filth” dall’esordio Wish I Could Dream It Again.... “Child Of The Twilight” (Novembrine Waltz) e The Dream of the Old Boats (pezzo d’apertura dell’esordio) che hanno chiuso l’esibizione e che hanno rinfrancato chi magari da tempo aspettava di poterli sentire dal vivo.

L’Apulia Metal Fest si riconferma come un momento produttivo e felice della scena musicale pugliese: certo avrebbe meritato maggiore considerazione. Lo avrebbero meritato le band, gli organizzatori e il pubblico stesso che non sempre ha l’occasione di godere di momenti simili, ma non mi va di far polemica né di sparare sermoni su quanto sia importante ‘esserci’ o come dicono in molti, con un termine tanto utile quanto inadeguato e irritante, ‘supportare’ la scena.
Noi c’eravamo, quindi tu che leggi potrai darmene atto; per tutti gli altri: non sapete che vi siete persi!

Sterpeta Cafagna

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