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Agglutination Metal Festival – Chiaromonte (PZ) – 21/08/2016

Puntuale come un' indigestione dopo un abbuffata di pesce crudo alla trattoria “Gesù Cristo” di Taranto, arriva anche quest'anno il live report dell'Agglutination Metal Fest, per chi non lo sapesse il più longevo e importante festival metal del Sud Italia (come amano ripetere e scrivere ovunque, dunque lo scriviamo anche noi).
Ah quanti ricordi questo festival Silvia mia! Ricordo ancora quando poco più che quindicenne implorai mia madre di lasciarmi andare all'Agglutination nella vicina Chiaromonte, dove suonavano i Mayhem, il rifiuto manco a dirlo fu secco! Gente all'antica i miei! Per sfregio quel giorno probabilmente iniziai a drogarmi. Non si distrugge un'emozione! Soprattutto quella di un imberbero metallarino di 15 anni pieno di vita. Ordunque andiamo per paragrafi che è meglio, come fanno spesso i miei amici di Metal Skunk, che essendo miei amici non si incazzano se gli copio il format.

LA LOCATION

Nonostante nelle ultime edizioni gli organizzatori avessero deciso di alzare l'asticella tenendo il festival in campi sportivi di zone limitrofe, quest'anno si ritorna all'ovile nello storico piazzale della scuola media di Chiaromonte in pieno paese. Meglio! Come dimenticare difatti l'apocalittica scena all'interno dell'abnorme campo sportivo di Senise: un nulla cosmico fatto di ghiaia e polvere dove ci aggiravamo straniti alla ricerca di un bagno con la porta. Dunque quest'anno non soltanto non si muore di tifo per via della polvere alzata dalle bestie che pogano (data la pavimentazione di plastica industriale che non sporca per anime radical chic come me), ma sembriamo anche molti, data l'esigua dimensione del posto (siamo sempre i 900 degli anni passati, ci conosciamo tutti). Unica pecca è non aver potuto devolvere a Satana il solito danaro che ogni anno spendo in maglie e cd, per via della grama presenza di stand (3 in tutto + i banchetti delle band + l'inutilissimo stand di Emp che regala vibratori e cazzate varie). Per finire, piccola parentesi sul pessimo sound. Le ipotesi sono due:

1) I bravissimi fonici baresi delle scorse edizioni sono morti, al loro posto alcuni anziani cuochi avanzati allo stand dei panini;
2) I fonici di Taake, Therion e Exodus si drogano (in verità agli Exodus si sentiva benino)
3) Portare le casse del Wacken aveva senso nei campi sportivi, ma in uno spazio piccolo arroccato su una collina circondata di case no: fa diventare il suono una merda.
Non lo so... fatto sta che il sound non era all'altezza degli altri anni.

LE BAND

PRIME BAND FINO AI FLESHGOD APOCALYPSE
Non c'ero, dunque 6 politico a tutti, bravi.

TAAKE
Il suono era veramente tremendo, le chitarre avevano la stessa potenza del Cantatù, ma in questo caso, dato l'alcolismo generale di tutti i componenti della band ( Hoest era tenerissimo quando giù dal palco limonava le fans che volevano una foto e non un limone), diamo per certo che anche il fonico (che suppongo si portino dietro) fosse alla frutta come loro. A me piacciono e di certo mi sono eccitato su brani fantastici come Over Bjoergvin graater Himmerik IV o Umenneske, ma rimane tuttavia il dubbio di quanto effettivamente il black metal, soprattutto nelle sue forme più squisitamente elitarie, richiedenti un ascolto attento (conosco amici che hanno “capito” i Yaake dopo il ventesimo ascolto dell'album), sia adatto ad una situazione live in generale ma soprattutto ad un festival estivo. Su Hoest vorrei fare poi un'ulteriore considerazione avendolo visto già due volte live: non ha voce, in alcuni momenti fa finta... ce la mette tutta ma non esce un cazzo da quella bocca. È comunque un mito.

EXODUS
Finisco di strafogarmi di panini e mi precipito sotto il palco per non perdermi lo show di queste vecchie bestie americane. Si parte con The Ballad of Leonard and Charles che dopo le poetiche note dell'arpeggio ci catapulta nell'inferno della Bay Area. Gary Holt non c'è, un po' come andare a vedere Albano e Romina senza Romina, ma tant'è... i Nostri suonano comunque come schegge impazzite.
Piranha, Lesson In Violence e a fine scaletta The Toxic Waltz che ti fa venire quell'irrefrenabile voglia di buttare nel cesso le magliette di Burzum e comprarti un paio di adidas e un paio di jeans stretti a prova di sterilizzazione delle gonadi. Nel pubblico il delirio più totale e per la prima volta succede quella roba che non so come si chiama, del tipo che si fanno due fazioni e a un certo punto ci si lancia uno contro l'altro per ferirsi e riportare lesioni aggravate dal thrash metal. I suoni erano decisamente i migliori della serata, e mi hanno riportato alla mente l'epocale concerto degli Overkill di due anni fa, che verrà ricordato negli annali dei concerti metal del Sud Italia come la performance più distruttiva di sempre.

THERION
(passo la parola al mio compare Giovanni Clemente)
Sono i Therion gli headliners della ventiduesima edizione dell’Agglutination Festival, pare anche per cambiare un po’ le carte (e forse per farci riposare, dopo la devastante prestazione degli Exodus) rispetto alle scorse edizioni; la band svedese ha incentrato tutto su uno show sontuoso, sia dal punto di vista visivo che strumentale, arricchito dall’alternarsi delle tre voci (due femminili ed una maschile), deliziando i suoi fan tra i cori pomposi e le chitarre taglienti. Lo show inizia con “The Rise of Sodoma and Gomorrah” e subito (purtroppo) si allontanano molti fan delle band precedenti (Exodus e Taake), ma nonostante ciò la band si impone con il suo sound pomposo, snocciolando per l’intera esibizione brani tratti da dischi differenti della loro discografia… infatti abbiamo sentito da Theli (1996): “Cult of the Shadows”, “Invocation of Naamah” e “To Mega Therion”; da Lemuria (2004): “Typhoon” e “Lemuria”; da Secret of the Runes (2001): “Niefelhem”, “Vanaheim” e “Ginnungagap”; da Vovin (1998): “The Rise of Sodoma and Gomorrah” e “Wine of Aluqah”; da Deggial (2000): “Flesh of the Gods”; da Sirius B (2004): “Son of the Sun”; da Gothic Kabbalah (2007): Son of the Staves of Time”.
Le voci di Chiara Malvestiti, molto brava e d’impatto, si alternava con la voce (più aggressiva) di Linnéa Vikstrom, che sembravano duellare con la chitarre di Christofer Johnsson (e del chitarrista solista), ma anche dall’ottimo bassista Nalle Påhlsson (grazie a questa serata ho anche scoperto una band di Prog Metal italiano dove suona Nalle). Ma il concerto dei Therion subisce anche un’operazione di disturbo – prima tra i luminosi finestroni della scuola e poi addirittura sotto il palco – da parte dei Nanowar of Steel! Che la band se ne sia accorta o no, resterà un mistero… ma volenti o nolenti un sorriso sono riusciti a strapparlo a tutti! I maestri del Symphonic Metal hanno suonato (concedendo anche il bis con “To Mega Therion”) senza intoppi, anzi, sono stati imponenti sia a livello visivo e sia per la padronanza degli strumenti; inoltre, sono riusciti a regalarci uno spettacolo unico per tutto il Sud Italia (e per l’emozione di Gerardo Cafaro, che ha anche ammesso di avere di fronte una delle sue band favorite di sempre). Per chiudere, non importa la quantità dei metallari accorsi per i Therion (come me!), rispetto alle altre band (comunque bravissime), perché il gruppo svedese è stato protagonista di un’ottima prestazione, considerando il deflusso iniziale prima e i ‘disturbatori’ poi… e ancora, un ringraziamento a Gerardo, perché senza di lui, che sia per i Nanowar of Steel o che sia per i Therion, non ci sarebbe stato un palco per farci divertire … Ma adesso, bando alle ciance e prepariamoci per l'edizione numero 23!

CONCLUSIONI
L'Agglutination per noi kids del sud è come la mamma, la si ama anche quando ti lancia le ciabatte fra capo e collo. E va detto che quest'anno, se non per qualche piccolo problemino di sound, lanci di ciabatte non ce ne sono stati. Lunga vita a Gerardo e all'Agglutination. Ci vediamo l'anno prossimo.

Simone Laviola

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