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Il Segno del Comando, Secret Tales – Teatro Laclaque - Genova - 22/02/2015

In barba alle cento campane che stavano a di’ de no, quello che sognavamo da tempo, ma che pareva difficilmente realizzabile, è accaduto: Il Segno Del Comando dopo venti anni di carriera ha avuto il proprio battesimo dal vivo. Cosa sono quattro lustri per una band che deve il proprio nome a un romanzo in cui è protagonista indiscussa la Città Eterna? Nulla. Il tempo per Banchero e compagni scorre in maniera diversa. Si ferma e riprende a macinare giri d’orologio quando meno te l’aspetti. Ritmi rilassati, mitteleuropèi, come quelli dei racconti di Gustav Meyrink, musa ispiratrice degli ultimi due lavori del gruppo genovese. Ed è appunto il più recente di questi due, Il Volto Verde, che ha rianimato l’entusiasmo, invero mai sopito, intorno al gruppo, accendendo una luce nel buio che da un po’ circondava la band. Lo stesso buio che ammantava la sala del teatro Laclaque di Genova quando un candelabro, tenuto in mano da Tiziana Radis, ha dato inizio alla magia. Ed è stata proprio la cantante con i suoi Secret Tales ad accogliere il pubblico accorso in buon numero, con suoni a metà strada tra prog, folk e rock. Miti e leggende si sono rincorsi sul tappeto di note costruito dal tastierista Roby Tav e dai suoi compagni (Giancarlo “Zepi” Gabbanella – Chitarre, “Big Claude” Confalonieri – Basso, Franco Martello – Batteria). Strumenti elettrici e medievali si sono affiancanti per creare un suono senza tempo, che spesso è tracimato in lunghe jam session strumentali. Ovviamente il repertorio proposto proveniva da L’Antico Regno, album edito dalla Black Widow nel 2014: “L'Antico Regno”, “Il Giullare”, “In-Faust-o Goblin”, “Il Canto delle Sirene”, “Le Tre (Streghe Fate Aliene)”, “L'unicorno Lucente” e “Tornano le Fate”, i brani eseguiti. Un ottimo prologo, che ha riscaldato i cuori e suggestionato le menti di tutti gli astanti.
Un veloce cambio di palco ha preceduto l’ingresso de Il Segno Del Comando sul proscenio. La band era composta per l’occasione da Diego Banchero (basso, cori), Maethelyiah (voce), Riccardo Morello (voce e tastiere), Roberto Lucanato (chitarra), Davide Bruzzi (chitarra e tastiere), Fernando Cherchi (batteria). Inoltre, si sono succeduti sul palco alcuni amici-ospiti di riguardo come Vinz Aquarian, del Ballo delle Castagne, che ha recitato degli spezzoni, e Paul Nash (compagno della cantante nei The Danse Society) che ha prestato la propria chitarra e alle tastiere Luca Scherani (La Coscienza di Zeno e Hostsonaten). Ed è proprio al cantante del Ballo che è toccato il compito di iniziare l’esibizione con la declamazione dell’introduzione, che ha poi lasciato spazio all’esecuzione di “Komplott Charousek”, che ha visto all’opera anche il tastierista della Coscienza di Zeno. Dopo ancora il secondo album protagonista con “Golem” e “Dal Diario Di Un Tagliatore Di Pietre”.
Tolta un po’ di ruggine e l’imbarazzo della prima volta, la band si è lanciata nel secondo atto, che invece ha avuto come protagonista Il Volto Verde: “Epilogo”, “Chider Il Verde”, “Retrospettiva Di Un Amore”, “Usibepu” e “Il Manoscritto”.
Il terzo atto, invece, ha visto l’esecuzione dei brani tratti dallo storico esordio omonimo: “Salmo XVII di Baldassarre Vitali”, “La Taverna Dell'angelo” e “Il Segno Del Comando”.
Breve pausa, poi il bis “Komplott Charousek” e “Usibepu”, due dei miei brani preferiti del repertorio dei liguri.
Dal vivo la musica della band perde un po’ di quel fascino polveroso che possiede in studio ed acquista una nuova vitalità ed energia. Trascinanti come sono, è impossibile restare fermi durante i momenti più sontuosi o non lasciarsi andare durante le cavalcate strumentali. Prova magistrale anche delle due voci: Maethelyiah, perfettamente a suo agio nella cornice magica del teatro Laclaque, Riccardo Morello, invece, ha superato alla grande gli impacci della prima volta con la band. Ed è questo che ci ha stupito di più, l’amalgama che il gruppo ha dimostrato sul palco, quasi ci trovassimo innanzi a un gruppo rodato e non a un’entità che sino a quel momento aveva vissuto nell’oscurità di uno studio di registrazione.
A fine esibizione i presenti hanno tributato a Diego (per lui doppia prima volta, come se non bastasse l’esordio live col Segno, anche prima volta innanzi a sua madre) e compagni i meritati applausi.
Il mio ringraziamento va alla band, agli uomini ricchi di umanità che la compongono e alla Black Widow Records, che due decenni fa ha avuto la grande idea di creare questo progetto, che alla lunga si è dimostrato uno dei campioni del dark prog italiano.
Che le campane continuino pure a dir di no, tanto noi continueremo a non ascoltarle.

g.f.cassatella

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