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M:Pire Of Evil, Lacrimae Charontis, Neka, Perseus, From Flesh to Dust, Atopos, Marthas Halle – Bulldgog, Foggia - 16/05/2015

Il mio amore per i Venom è iniziato con una VHS, Live 90, raccattata ai tempi delle mie prime esplorazioni nel mondo del metal. The Demolition Man, Mantas, Abbadon, War Machine: i Venom. I miei primi Venom, quelli dell’imprinting. Negli anni successivi la formazione classica ha preso il sopravvento nelle mie preferenze sulla line-up di quel live. La filastrocca è cambiata nella più canonica Cronos-Mantas-Abbadon, nonostante ciò un particolare cordone affettivo mi lega da sempre al quartetto capitanato da Tony Dolan (anche perché Prime Evil resta una delle migliori uscite dei Venom). Sulla copertina di quella videocassetta domina l’effige di un energumeno che brandisce un basso, con una strana smorfia sul viso. Vent’anni e passa dopo il mio acquisto, quel tipaccio stringeva nelle sue mani un pennarello e quella copertina: il cerchio è stato chiuso.
Occasione buona per rivedere due dei miei miti adolescenziali è capitata a Foggia. Mancavo dalla Daunia dai mesi estivi, all’epoca furono i Master e i Destruction a incendiare la, ahimè, scarsa platea accorsa a Stornarella. Però, Pino e lo staff della Projectarea Metalzone non sono tipi da arrendersi innanzi a una sconfitta (anche perché le responsabilità da addossare all’organizzazione del festival per la scarsa affluenza erano veramente poche), così imperituramente cercano di portare avanti un discorso musicale alternativo rispetto ai soliti canali.

La serata, iniziata con un ritardo che è costato alcuni tagli nelle scalette dei primi gruppi, è stata aperta dall’esibizione dell’attrice Donatella Damato, che ha portato in scena, Marthas Halle, un progetto artistico ispirato all’horror nostrano degli anni 60-70, e che si sviluppa attraverso una performance teatrale che unisce musica e fotografia. In verità, l’esibizione ha sorpreso i presenti, ormai distratti dalla lunga attesa, che magari non si aspettavano qualcosa che andasse oltre i soliti schemi di un concerto. Passato lo stupore iniziale, mi sento di poter affermare che l’operazione, per quanto inconsueta, si è rivelata un successo.

A riportare la serata sui canonici binari del concerto ci hanno pensato gli Atropos e successivamente i From Flesh To Dust. I primi giocavano in casa, i secondi quasi, in quanto provenienti dalla vicina San Giovanni Rotondo. Nonostante la scarsa affluenza iniziale, entrambe le band sono riuscite nell’impresa di aizzare il pogo sotto il palco. Un buon risultato, a dispetto dello scarso minutaggio a disposizione.
Con i Persues si è aperta una parentesi che ha visto coinvolti parecchi collaboratori della nostra webzine. Essendo io il meno dotato artisticamente, m’è toccato l’ingrato incarico del reporter. Tornando alla cronaca, il compito affidato dal destino ai brindisini non è stato dei più semplici: l’unica band non estrema del cartellone, ha dovuto fare i conti con lo scarso numero dei presenti oltre che con i gusti di questi. A dispetto di tutto, la prestazione dei ragazzi è stata un crescendo che ha pian piano attratto un numero di maggiore di pubblico e, soprattutto, ha smosso i culi anche dei più intransigenti metallari estremi. Una bella vittoria ottenuta sebbene gli evidenti problemi tecnici, che da quel momento in poi, hanno minato le prestazioni di tutte le band. I brani proposti sono stati in parte presi dall’album del 2014 The Mistic Hands Of Fate (“Memories”, “Riding on the Wind”, “Icarus Creed” ) e in parte inediti (“The Diary”, “Magic Mirror”, “Deceiver” e “Legions of Ravens”).

L’ultimo mio incrocio con i Neka era avvenuto a Stornarella con un’improvvisata formazione a tre d’emergenza. La defezione del chitarrista aveva ridotto la band a un trio voce, basso distorto e batteria. Non nascondo la mia sorpresa, non m’aspettavo di certo a mesi di distanza di ritrovare la band nella stessa condizione. Quella che quasi un anno fa è stata una soluzione di ripiego, oggi è diventata una scelta definitiva? Ai posteri l’ardua sentenza, certo è che nonostante la mancanza della sezione melodica, la band ha retto il palco e ha spaccato di brutto. Il pogo più acceso c’è stato proprio durante la tellurica esibizione dei foggiani, con la punta massima durante l’esecuzione di un’inedita cover di Motorbreath dei Metallica (gli altri brani eseguiti sono stai: “The Diamond”, “Astonishmen”, “Azeem Aman” e “Amaterasu's”).

L’atmosfera si è fatta funerea e teatrale con l’ascesa sul palco dei Lacrimae Caronthis. Avevo lasciato qualche anno fa la band del nostro Grezz alle prese con il proprio esordio in studio, per ritrovarmela a Foggia per la prima volta in formato live. Devo ammettere che il gruppo sul palco da il meglio di sé, sfruttando il proscenio per catturare le attenzioni dei presenti. Non solo il singer con una mise alla King Diamond, ma anche i resto del gruppo fa bella mostra di sé, con particolare menzione per il tastierista, che non passa inosservato con la propria veste incappucciata e viola. Dal punto di vista musicale la band ha cambiato qualcosina, soprattutto nelle linee vocali, ma l’attitudine teatrale-orrorifica è rimasta immutata rispetto al disco. Setlist completamente inedita per loro: “Intro ( Hell's Fire Will Embrace You )”, “Charont - Agony (Limbo)”, “ Heretic”, “Suicide Wood” e “Lucifer”.

Gli M:Pire Of Evil sono saliti sul palco quasi in sordina, con alla batteria Andrea Budicin dei Witches Of Doom. Sono bastati, però, i primi accordi di “Demone”, tratta dall’omonimo Ep del 2013, ad attirare la gente sotto il palco. Da lì in poi sono stati veramente pochi i momenti di calma. Gli altri brani eseguiti del repertorio degli M:Pire Of Evil sono stati “Hellspawn” e “Wake Up Dead”, per il resto Mantas e Tony hanno dato fondo al songbook dei Venom, da quello classico, dell’epoca di Cronos, a quello successivo a Prime Evil, con Dolin al basso e voce. “Blackened Are the Priests”, “Carnivorous” appaiono anche sul recente album Live Forum Fest VI, mentre dalla scaletta è stata tagliata fuori “Temples Of Ice”, sebbene sul disco appaia tra i titoli. “Die Hard”, “Don’t Burn The Witch”, “Parasite” e “Black Legions”, hanno bistrattato i presenti prima del massacro finale con “Welcome To Hell”, “Black Metal”, Witching Hour”, “Countes Bathory” e “In League With Satan” posposte tutte di un fiato. Poche interruzioni, tanta musica.

Le poche parole spese dai due sono state di ringraziamento al pubblico presente e d’incitamento a fare casino. Evidentemente l’operazione è andata a buon fine a giudicare l’invasione di palco durante la conclusiva “In League”, con i tre membri della band sorridenti a dividere il microfono con gli entusiasti fan. Mi preme sottolineare a questo punto l’estrema gentilezza di The Demolition Man (straordinarie le sue smorfie) e soprattutto di Mantas. Vedendo quest’ultimo sul palco, si capisce come l’influenza dei Venom non si sia limitata solo all’aspetto musicale e tematico (ci sono ventenni che suonano oggi cose già incise dal trio di Notthingham senza neanche saperlo, convinti di essere loro il nuovo che avanza…), ma anche le movenze sul palco.
Ma nonostante l’importanza storica di questo personaggio, Mantas è rimasto una persona umile e disponibile. I giovani dovrebbero copiare meno quanto da lui suonato e dovrebbero imitarlo di più dal punto di vista comportamentale!
In conclusione, il bilancio della serata può essere considerato un successo: forse non c’è stato il bagno di folla che l’evento meritava, ma non penso che gli organizzatori si possano lamentare. A loro va il mio invito a continuare in questo senso, perché c’è gente che preferisce ancora ascoltare musica dal vivo e non limitarsi a condividere video su un pc.

g.f.cassatella

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