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Caravan – Fasano Jazz 2015 - Teatro Kennedy - Fasano - 01/06/2015

Tempo fa avevo scritto che Fasano è una provincia di Canterbury. Le band, che hanno reso il nome della propria città un genere musicale, da qui passano spesso e volentieri. Richard Sinclair, Heatfield And The North e quest’anno Caravan. In un’edizione, tra l’altro, dedicata alla memoria di Daevid Allen dei Gong, che nella città brindisina si è esibito nel 2009.
La manifestazione del 2015, la diciottesima, come da tradizione recente, ha dato largo spazio al progressive, non solo agli autori di In the Land Of Grey And Pink, ma anche alla rivisitazione di Dark Side Of The Moon del trio Casarano-Bardosica-Savoldelli, la Zufanti Band (oltre i Quintorigo impegnati nella rilettura del songbook di Zappa).
La cosa che mi è piaciuta sicuramente di più di questo festival è stata la sensazione che il tempo si sia fermato: le solite facce sedute ai soliti posti; un’autentica liturgia più che un vero e proprio evento musicale. Se sopravvivi proponendo jazz e prog per diciotto anni nel sud Italia, è perché hai la pelle dura (e questa non deve mancare a Domenico DeMola, l’organizzatore) e tanta passione. Poi c’è la qualità, quella che hanno espresso i cinque Caravan sul palco del Teatro Kennedy. Con un aspetto che ha poco a che fare, ormai, con i capelloni hippie che appaiano sulla copertina del primo album e sempre più vicino a quello di simpatici vecchietti delle commedie british. Però quando attaccano a suonare non ci sono storie: quel progressive con sfumature pop che ha consegnato il loro nome alla storia della musica è là fresco e immortale. Non hanno sfigurato neanche i brani più recenti, tratti dal nuovo album Paradise Filter, che virano più sul AOR che sul prog.
La formazione è quella annunciata con Geoffrey Richardson, Jan Schelhaas, Leverton, Mark Walker e Pye Hastings. Sarà proprio quest’ultimo a rubare l’attenzioni maggiore del pubblico, unitamente al versatile Richardson (voce, violino, fiati, chitarra e spoons) e il simpaticissimo batterista (uno spettacolo nello spettacolo, dolce, esilarante e ricco di smorfie).
“All This Could Be Yours”, “Headloss” hanno fatto da prologo a due dei pezzi più attesi dal pubblico, “In the Land of Grey and Pink” e “Golf Girl”. Una citazione di riguardo il gruppo l’ha dedicata all’ex compagno Richard Sinclair, autore dei due brani, che molti presenti speravano di vedere sul palco per una comparsata (abita a qualche chilometro da Fasano).
Ho già detto come Paradise Filter sia stato un grande protagonista della serata; ma lo è stato anche un invisibile ospite. All’ex batterista Richard Coughlan, defunto nel 2013, sono state dedicate “Farewell My Old Friend” e “For Richard” con sincero a palpabile affetto di tutta la formazione.
Il concerto è andato avanti in scioltezza con “This Is What We Are”, “Dead Man Walking” e “I'll Be There for You”, sino alla grandiosa e conclusiva “Nine Feet Underground”. Una breve pausa, e nuovamente la band sul palco con i bis “I'm On My Way” e “Memory Lain, Hugh”.
Una serata veramente piacevole, condita da grandi classici senza tempo che ci hanno ricordato perché amiamo questo genere!

Purtroppo quest’anno per vari impegni ho potuto assistere solo all’esibizione degli inglesi; per chi fosse interessato alla cronaca degli altri eventi, consiglio di leggere gli articoli dell’amico Dino Cassone: The Great Jazz Gig in the Sky - http://www.fasanolive.com/news/Spettacolo/373431/news.aspx D’Attoma, Solli, Alemanno e Kostadinovic - http://www.fasanolive.com/news/Spettacolo/373552/news.aspx

g.f.cassatella

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