Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Earth, Black Spirituals, Don Mcgreevy & Rogier Smal Duo – Init - Roma - 29/01/2015

Serata piovosa, fredda, praticamente lo scenario perfetto per il concerto degli Earth. Il palcoscenico è quello dell’Init di Roma. Mi sono subito stupito di aver trovato il locale così pieno e mi sono reso conto di essermi ritrovato ad un evento degno di nota, infatti gli Earth, con più di venticinque alle spalle di carriera, hanno fatto la storia del Doom/Drone Metal, ereditando questo genere dai primi album dei Black Sabbath, dai quali inoltre hanno anche preso ispirazione per il nome (i BS inizialmente si chiamavano “Earth” ma furono costretti a cambiare perché, in quegli anni, esisteva già un’altra compagine con quel nome). Dylan Carson e co. inoltre sono in tour per presentare il nuovo album, Primitive and Deadly, un ritorno alle origini dopo alcuni lavori non degli della loro fama e bravura.

Il concerto inizia con i Don McGreevy & Rogier Smal Duo, gruppo del bassista degli Earth. Il “viaggio” parte con due pezzi di stampo post-rock che scaldano il pubblico. Il batterista è “fuoco puro” dietro le pelli, mentre Don con i suoi riff “bluseggianti” mostra le sue grandi doti anche con la sei corde. Al termine il pubblico rimane colpito e li incita a continuare ma purtroppo, per motivi di tempo, abbandonano il palco, coscienti di aver lasciato il segno.
Cambio palco, salgono i Black Spirituals. Questi due ragazzoni di colore, molto simpatici (non perdono occasione per scherzare con il pubblico prima, durante e dopo la loro esibizione) mostrano due anime della stessa band: da una parte il batterista Marshall Trammell con le sue percussioni dal ritmo tribale e frenetico; dall’altra il chitarrista Zachary James Watkins, freddo, calcolatore con i suoi suoni distorti amplificati da una miriade di affetti elettronici. Ne viene fuori un suono strano, a metà tra i MOMBU e gli ZU, due bandi italiane che a fattor comune hanno il fondatore e sassofonista Luca T. Mai. Anche loro lasciano il segno e il pubblico li ripaga con un caloroso saluto. Ma oramai tutti aspettano loro…

Cambio palco (l’ultimo della serata). Sale lui, Dylan Carson, come un qualsiasi roadie, sistema gli ultimi cavi sul palco. La band, ridotta ad altri due membri (il tastierista Steve Moore è fuori dalla band orami da qualche anno), raggiunge il suo frontman. Dylan collega la sua chitarra, io chiudo gli occhi ed entro in un’altra dimensione. Ascoltare dal vivo pezzi come Even Hell Has Its Heroes, Badgers Bane o Old Black diventa quasi un’esperienza mistica. La batterista Adrienne Davies è una macchina che scandisce perfettamente il tempo e il bassista Don, ammirato anche a inizio serata, fa il suo sporco lavoro. Dylan, che prima di iniziare aveva chiesto esplicitamente “nessun flash” altrimenti il concerto sarebbe terminato all’istante, resta freddo e distaccato per quasi tutta la performance, fino a quando allunga la mano sul pubblico rendendo felice qualche fan. Per la prima volta gli si intravede un po’ di umanità. There Is A Serpent Coming, The Bees Made Honey in the Lion's Skull, Rooks Across the Gate, Ouroboros is Broken scorrono via tra un headbanging e un “Dylan, we love you”. A concludere il concerto una loro pietra miliare, Torn by the Fox of the Crescent Moon, dura come una lastra tombale che cala sulle nostre teste già abbastanza provate. La band abbandona il palco tra gli applausi ma al pubblico non sta bene. Gli Earth non si fanno invocare più di tanto e risalgono sul front stage: From the Zodiacal Light va a concludere una grande scaletta e una performance degna di nota.
Riflessione sulla serata: non sottovalutate MAI le band che aprono i concerti ma soprattutto vedere dal vivo Dylan Carson, colui che ha prestato il fucile che ha ucciso Kurt Cobain è uno degli eventi da segnare nella propria vita.

Peppe Doronzo

<<< indierto


   
Destruction
"Thrash Anthems II"
Niamh
"Corax"
Death2Pigs
"eMpTyV"
The German Panzer
"Fatal Command"
Appice
"Sinister"
AA.VV.
"Live At Wacken 2015: 26 Years Louder Than Hell"
Salmagündi
"Life O Braen"
The Outer Limits
"Apocalypto"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild