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Beerstruction: The Ossuary - Assaulter - Souzern - Gargan - Lazarus Must Die! – Sharivari, Bari - 11/12/2015

Dopo tanto vociferare, finalmente, è arrivato il giorno dell’esordio per i The Ossuary. Perché se ne parlava tanto? Presto detto. Nella band militano alcuni dei musicisti più noti della scena barese, Max Marzocca e Domenico Mele, cuori pulsanti dei mammmasantissima Natron, e Stefano Fiore, il talentuoso singer dei Twilight Gate. Logico, quindi, che nel capoluogo pugliese fosse salita la febbre d’attesa, anche in considerazione del cambio radicale di sonorità, almeno per i due Natron.
A far da cornice a questo battesimo, il Beerdestruction, kermesse ormai divenuta piacevole abitudine per i metallari del Tacco di Italia. La location scelta per l’occasione è stata lo Sharivari di Bari -già Target- che ha visto in passato esibirsi nomi del calibro di Deicide, Exodus e Onslaught, solo per citarne alcuni.
Quindi gli ingredienti per la riuscita della serata c’erano tutti!
Ad aprire le danze ci hanno pensato i Lazarus Must Die!, compagine di freschissima formazione e di non facile catalogazione. Svariate le influenze che confluiscono nel sound di questi ragazzi, dal metal più estremo a quello più classico. Una buona prestazione, soprattutto se si considera che anche per loro si trattava del primo live! I brani eseguiti: “Sonic Snake”, “Chainbreaker”, “The Forest Of Silk and Bones”, “Antisocial”, “Winds of War” e “Mother Rage”.
Rapido cambio di palco, ed ecco i ben più estremi Gargan da Corato, un tempo noti come Social Epitaph. I cinque hanno proposto un black\death di matrice svedese che possono ricordare a noi reduci dagli anni Novanta, i Sacramentum. Certo qualcosina da aggiustare c’è, ma considerata la loro giovanissima età, il tempo per far quadrare il cerchio non manca. La loro scaletta: “Surtur”, “Headhunters”, “Sunless Sea”, “Bringers of Apocalypse”, “Towards the Darkest Desolation”.
Micidiale il terzetto che risponde al nome di Souzern. Compatti, monolitici: una vera macchina da guerra. Anche per loro le sonorità tendono al metal estremo, un black minimale che in alcuni esordi m’ha ricordato i primi e più primitivi Voivod. Certo l’impronta norvegese è forte, però il terzetto pare che stia comunque percorrendo una strada del tutto personale al genere, che in futuro potrebbe garantire delle buone soddisfazioni. Aspettiamo speranzosi. La setlist: “Blessed By Fire Of War”, “Noja 1815”, “II”, “Frontiers Of Terror”, “Blog Og Blek” (cover dei Khold) e “VII”.
A causa dei ritardi accumulati, intorno alla mezzanotte si sono esibiti, con scaletta tagliata, i micidiali Assaulter! Per chi segue la scena underground tricolore non è un mistero la marcia in più che hanno questi tarantini sul palco. Infatti, anche nella serata barese hanno sputato rabbia e sudore sugli scalmanati che non si sono risparmiati un bel pogo sotto il palco. Uno show senza fronzoli, diretto e massacrante, così come recita la bibbia del thrash. Certo l’ep d’esordio, Crushed By Raging Mosh, merita un degno successore, visto che di tempo ne è passato dal 2011 -anno di pubblicazione. A giudicare dalla scaletta proposta (“Assaulter”, “Mind Control”, “After The Countdown”, “Meat Grinder”, “Dead End Siding”, “Beer!!!”) di materiale inedito per un nuovo capitolo della saga non manca e lascia presagire per il meglio!

Inutile dirlo, la maggior parte dei presenti era lì per i The Ossuary. Infatti, nonostante l’ora ormai tarda, un bel po’ di gente è rimasta per sentire i quattro musicisti introdotti sul palco dal tema della colonna sona di “Attenti a Quei Due”, vecchio telefilm con Roger Moore e Tony Curtis! Come da tradizione non è mancato neanche il contrattempo dell’ultimo momento, che ha ritardato ulteriormente l’ingresso on stage. Però, quando Stefano Fiore, con tanto di cappello da cacciatore di streghe che fa tanto Vincent Price, è salito sul proscenio, la magia del metallo è iniziata. Perché gli Ossuary questo fanno: sano e incontaminato Heavy Metal di fine anni 70 primi anni 80. Angel Witch, Pentagram, Witchfynder General, sono alcuni nomi che possono essere accostati ai baresi, oltre a quello dei padri di tutto: i Black Sabbath. Se musicalmente i pugliesi pagano tributo al protodoom dei quattro di Birmingham della prima fase della loro carriera (leggi quella pre-split con Ozzy), è indubbio che le capacità e il timbro vocale di Fiore (forse un po’ penalizzato dall’acustica), riportino alla mente R. J. Dio. Gli Ossuary alla fine sono questo, un compendio del metal, con cavalcate epiche e momenti oscuri che si alternano, per creare paesaggi gotici. La presa sul pubblico è stata ottima, se si considera che nessuno sino a quel momento aveva sentito i brani finiti (se non la stupenda “Graves Underwater”). Lo show è stato un crescendo, sino alla finale e monumentale “The Great Beyond” che con i suoi cambi tempi e di umori ha stregato i coraggiosi che hanno sfidato la notte pur di assistere a questo esordio. Se del singer ho già detto, non posso non sottolineare l’ottima prova nell’inconsueta veste meno estrema dei due ex Natron: dobbiamo ammettere che hanno avuto ragione loro a desiderare tanto questo progetto old style. Infine, mi piace rimarcare anche l’ottima prova del bassista Dario DeFalco, qui in veste solo di session. Lo show si è concluso con la a cover di “Starstruck” dei Rainbow, lasciando tutti soddisfatti e bramanti del fatidico primo album previsto a breve! Ecco la loro setlist definitiva: “Black Curse”, “Witch Fire”, “Blood on the Hills”, “The Crowning Stone”, “Harvest”, “Freelance Fiend” ( Leaf Hound cover), “Graves Underwater”, “One for the Road” (Judas Priest cover), “Evil Churns”, “The Great Beyond” e “Starstruck” (Rainbow cover)

g.f.cassatella

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