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Agglutination Metal Festival – Chiaromonte (PZ) – 09/08/2015

Ebbene sì, miei cari: come ogni meridionale che si rispetti, anche quest’anno ho partecipato al mitologico metal festival lucano. So bene che siete più abituati a immaginarmi rinchiuso in una cantina fra una siringa di marjuana e l’altra [questa fa il paio con il manubrio della Panda, ndr] a recensire merdosi album black metal di effimera qualità, ma la realtà è ben diversa amici. Sono una persona splendidamente integrata in società, ho una ragazza, un lavoro e la mattina mi sveglio con lo stesso sorriso di Barbara D’Urso quando scopre una nuova bambina morta ammazzata. Chiaramente è tutto falso! Un immigrato del Burkina Faso a Domodossola è più integrato in società di me (tenete bene a mente la parola immigrato che ritornerà più tardi...) e l’unica ragazza che ho mai toccato nella mia vita è la bambola gonfiabile “Olga”, comprata su eBay. Ma in fin dei conti mi amate per questo.

Partiamo subito con una bella notizia: quest’anno gli angusti cortili e gli infiniti campi sportivi di sabbia sono stati finalmente sostituiti con un più genuino campetto con l’erbetta e per la prima volta inoltre è apparsa una sottospecie di pavimentazione “anti-polvere” sotto il palco. Nelle ultime edizioni al campo sportivo di Senise, il palco e i 4 stand si perdevano letteralmente nell’enorme sterrato e il pogo alzava chilometri di polvere, rendendo l’esperienza di chi non è strafatto di alcol ahimè deleteria e stancante. Indimenticabili inoltre i bagni senza porte degni di Trainspotting. Ma quest’anno le cose sono diverse, la location è degnamente superiore alle scorse edizioni. Unico tasto dolente la mancanza ancora una volta di qualche posticino a sedere quando vorresti un attimo riposarti le gambe mentre suona il tipico gruppo di cui a te non frega una cippa. A Senise almeno ci stavano gli spalti, quest’anno nemmeno quelli. Ma se Gerardo Cafaro non finisce in bancarotta (cosa che rischia ogni anno) sono certo che la location migliorerà sempre di più come già sta accadendo, un esempio su tutti è anche l’inattesa comparsa quest’anno di un secondo punto ristoro con birra e bibite. Ma passiamo alla musica… quest’anno il bill non sfigurava minimamente rispetto agli anni passati, 3 band internazionali da panico – Inquisition, Edguy e Obituary – più 2 grandi nomi italiani di tutto rispetto – Necrodeath e Forgotten Tomb.

A fare da apripista avevamo rispettivamente Carthagods, Feline Melinda e Arthemis che non so chi siano e che fra l’altro mi sono perso perché arrivato giusto in tempo per l’esibizione dei Forgotten Tomb. I piacentini più depressi di sempre attaccano subito con la fantastica “Reject Existence” e subito generano una sorta di scissione psicotica fra atmosfera e realtà dei fatti. Sei a un festival estivo in pieno giorno fra gente ubriaca, balene gotiche e immigrati (la spiego dopo…) ma nella mente ti risuonano soltanto le parole: “suicidati, fallo! suicidati, fallo, fallo!”, va bene! Lo farò dopo, verso la fine del set quando partirà il medley con “Dishearenment”. Fra l’altro disegnati da molti come persone scorbutiche, i nostri si sono fatti anche le foto con i fans a fine concerto. Grandi.

Subito dopo salgono sul palco i Necrodeath, non credo ci sia bisogno di dire chi sono. Performance impeccabile anche se i tecnici del suono erano ancora in quella fase dove devi capire che cazzo fare con il mixer. Momenti di orgasmo collettivo su “Mater Tenebrarum” e compagnia primi album abbestia, nonché “Black Magic” messa alla fine, così alla traditora… giusto per farti bestemmiare un altro po’. Considerazione va fatta per Pier Gonnella, chitarrista dei Labyrinth. Quando entrò nei Necrodeath io pensai “ma no! Questi sono generi che devi sentirteli nel cuore... non puoi fare power metal e poi entrare nei Necrodeath” tipo che mi faceva ridere. Beh! Dopo questa performance merito di essere sodomizzato analmente da Pier! Questo chitarrista spacca il culo! È di una violenza brutale.

Ma andiamo oltre… dopo un lento cambio di palco che ci ha permesso di mangiare il mitico panino fatto dalla gang di anziani del dopo boccia sempre onnipresente all’Agglutination (fra l'altro io sono innamorato della signora grossa bassa), tocca agli Inquisition. Ecco, le titubanze erano molte, stiamo parlando di due colombiani che suonano black metal dal vivo in due (batteria e chitarra/voce). Solo due giorni dopo scoprirò di essere uno spregevole ignorante, dato che questi sanno il fatto loro e si sono formati nel 1988 quando io ero ancora nei testicoli di mio padre! Dunque, prego il Dio Cinghiale ancestrale protettore del black metal di perdonarmi… i due masticatori di foglie di coca fanno un raw black metal dalla chitarra edile con plagi sparsi agli ultimi Immortal con cui condividono anche le vocals identiche (tipico scream ranocchio alla Abbath). Non so che brani abbiano fatto anche perché non dicevano i titoli e quando li dicevano erano tutti a base di madonne e satana. Non so nemmeno quanto una band del genere sia adatta a un festival estivo, fatto sta che mi hanno incuriosito e mi comprerò sicuramente qualche loro disco.

Le tenebre sono calate ed è ora di Pussy Party! Salgono sul palco quei bontemponi degli Edguy. Ecco… questo sì che è un gruppo da festival estivo, Tobias Sammet più che un cantante è un animatore da villaggio turistico e poi brani come “Vain Glory Opera”, “Babylon” e “Superheroes” fanno la loro porca figura! Ottima performance di tutti i musicisti, anche la voce di Sammet non mi è sembrata malaccio nonostante i pareri discordanti che ho letto in giro. La performance di Kotipelto di due anni fa, quella si che era imbarazzante! Suppongo che il finlandese venderebbe un braccio per avere la voce che Sammet ha tuttora…

Ed infine arriviamo agli Obituary. Oramai da ore invocati, salgono sul palco queste leggende del death metal. Chiaramente mancano il chitarrista Allen West e il mastodontico bassista Watkins. Il primo sarà probabilmente in carcere mentre il secondo l’ultima volta l’ho lasciato che suonava con i Gorgoroth (???). Peccato! Ma Tardy e soci fanno comunque paura, complice anche un sound ai massimi livelli che ti fa sentire la grancassa nello stomaco. Verso la fine del set bestemmie multiple su “Slowly We Rot”, “Don’t Care” e “Inked in blood”. Il live degli Obituary ha tuttavia solo un problema … dura poco, anzi pochissimo! I nostri hanno suonato non più di 50 minuti, lasciando tutti con l’amaro in bocca. Credo che più che una scelta cablata sul compenso economico, la ragione sia da ricercarsi nell’età dei nostri, che probabilmente preferiscono suonare poco ma bene. Prima di concludere lasciatemi dire che un concerto degli Obituary vale la traversata con il barcone dalla Libia... Ah! Vero! Quasi dimenticavo di spiegarvi questa cosa degli immigrati. L’Agglutination quest’anno era popolato da un vasto gruppetto di africani ospiti nel vicino convento di Chiaromonte, che si guardavano intorno spaesati e facevano video con il cellulare. Che Satana e Joey DeMaio abbiano in gloria anche loro! Arriviamo ai saluti…

Un saluto a Michele e Emilia, miei compagni di viaggio.
Un Hail a Roberto Bargone di Metal Skunk che lo incontro ogni anno.
Un Hail alla signora grossa dei panini, mio sogno erotico da 4 anni a questa parte.
Un saluto alla redazione di Raw & Wild che si starà vergognando tantissimo di questo live report [non preoccuparti, è già pronto per te il distaccamento come cronista di una qualche sagra di paese… Gallura, Bernina, Alta Salandrella o Madonie, a te la scelta! ndr].
PS: Gerardo Cafaro eroe!

Simone Laviola

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