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A Desert Odyssey 2015 – Karma To Burn, Zippo, Lili Refrain, Godwatt e altri – Demodé Club Modugno, 19/08/2015

Più che un live report, questo pezzo sarà una sorta di diario. A differenza d’altre volte, il sottoscritto s’è trovato in occasione del Desert Odyssey 2015 dall’altra parte barricata, quella in cui si fa il lavoro sporco, quella in cui vengono mossi i fili dell’organizzazione.
Quindi se peccherò di partigianeria, sapete il perché. Però, quello che perderete in termini di obiettività, probabilmente lo riavrete in termini di entusiasmo.
Mi è capitato già in passato di evidenziare una certa pigrizia del pubblico barese, indolenza che negli anni ha portato a una riduzione drastica degli eventi. Sono finiti i tempi delle vacche grasse quando, in poco più di una settimana, potevi vederti due o tre eventi di medio\alto livello.
Tra i promotori di quell’epoca d'oro, c’era la sempre attiva Rockcult di Antonello Maggi, tornata in prima linea quando c’è stato da dare una mano ai ragazzi dell’associazione A Desert Odyseey. La scelta del Demodé è stata la fine di un percorso, che inizialmente aveva individuato nella splendida Polignano, la location adatta per un evento di questo tipo. Più per colpa del destino, che per incapacità o altro, si è dovuto dirottare sul Demodé, che in un modo o nell’altro, resta il punto d’incontro principale per gli amanti della musica (non solo rock e derivati) qui in Puglia.
Appaiono per questo strane (e a parer mio immotivate), le critiche sollevate sul web all’indomani della pubblicazione dell’annuncio della sede definitiva. Ci si è attaccati all’acustica del posto, alla presenza di parcheggiatori abusivi e a quant’altro per demonizzare un posto che, con pregi e difetti, a oggi, a parere del sottoscritto, resta il migliore per un festival che prevede un’ingente partecipazione di pubblico.
Polemiche a parte, alla fine, quel che resta è la musica, che questa volta vedeva in cima alla piramide i Karma To Burn, una delle band stoner rock più importanti al mondo (per me secondi come importanza storica solo ai Kyuss).
La scelta dei restanti gruppi non è stata casuale. Non si è tenuto conto del solo genere proposto (vedremo, infatti, che non tutte le band possono essere considerate stoner), ma anche territoriali. Essendo nata l’associazione organizzatrice per la promozione della scena locale, la metà delle band selezionate è di provenienza pugliese. A loro poi, sono state affiancate alcune delle realtà migliori del panorama tricolore. Il mix finale ha garantito un festival qualitativamente superiore agli eventi oggi in giro. Persino un amante dei festival da poche band (al massimo sei) come me è riuscito a reggere all’urto di undici performance consecutive senza ripercussioni andrologiche.
Ultimo fattore da evidenziare prima di partire con la cronaca vera e prioria è il prezzo: ingresso gratuito! Tutto sto popò di roba è stata data in pasto ai figli del deserto senza chiedere un euro. Come ho detto prima, pur essendo un festival dalle spiccate colorazioni desertiche, non tutte le compagini impegnate sono propriamente stoner, come per esempio i LaCasta cui è toccato il compito di dare il là alla maratona. Un hard core dalle tinte scure per i monopolitani, che di certo non si tirano indietro quando c’è da andar giù pesante. Con i Diana Spencer Grave Explosion hanno fatto capolino le sonorità stoner, anche se la band di Acquaviva all’interno del proprio sound inserisce lunghe digressioni di stampo psichedelico che ne aumentano i connotati lisergici. Si resta sempre in Puglia con i Banana Mayor di Bari. Ancora una volta lo stoner viene riletto in modo abbastanza originale, con influenze alternative e moderniste. Un giusto mix di pesantezza e violenza che, se perfezionato, potrebbe rendere le banane una delle realtà più interessanti del territorio.
Alto giro, altra corsa: i Törso. I suoni più pesanti sino a quel momento (e comunque della giornata). La sabbia del deserto diventa fango sludge. Picchiano duro, lasciano i fronzoli e i merletti agli altri. Intensità e sudore! Grandiosi!
Ancora Puglia, Noci per la precisione. Il sud d’Italia che diventa il sud degli Stati Uniti con il blues malato, distorto e sporco dei The Moregunfield. In giro di band così, duo batteria e chitarra\voce ce ne sono tante, sempre di più, ma poche sono come questi due signori eleganti. Che hanno spaccato i culi, come se fossero in venti sul palco!
Primo ospite “straniero”. I Teverts, da Benevento, con i Karma To Burn c’avevano già suonato giorni prima proprio nella città campana. Di certo quell’esibizione non è stata sufficiente per calmare gli animi del trio. Pezzi soprattutto tratti dall’album in prossima uscita, che visto le premesse in sede live, si prospetta come un lavoro infuocato. Con i Cancrena si è cambiato registro. Se lo stoner è una musica sudista per elezione, nessuno rappresenta l’orgoglio meridionale meglio dei barlettani. Fa nulla che poi si tratti di thrash, al pubblico presente è importato solo farsi del male, e con i Cancrena ci sono riusciti!
Con i Godwatt è iniziata idealmente la seconda parte della serata, quella con le band non pugliesi. I laziali sono stati una sorpresa per chi non li conosceva. Il loro rock pesante, sempre meno doom e sempre più stoner, dal vivo è una mazzata (ormai avrete capito che è stato un evento tritaossa questo festival). La cosa bella di questa band sta proprio in questo: nella naturale pesantezza con cui si muovono. Un-du-tree-quattr e il macigno ti arriva sul petto. Loro fanno rock and roll, ma lo fanno con la stessa pesantezza dell’ultimo Elvis, quello ciccione: per capire cosa sono i ciociari, vi basti immaginate il Re che muove il bacino in uno dei suoi ultimi concerti… La regina indiscussa della serata è colei che al banchetto del merchandising s’è ritrovata i fan in attesa dopo la sua esibizione. Di Lili Refrain, tra una maledizione e l’altra, m’ero già innamorato su disco. Vederla dal vivo è stata una folgorazione. Mai banale, riempie il palco come pochi. Credo che tra i presenti non tutti la conoscessero, però, è riuscita con la sua furia animalesca a conquistare il pubblico ormai numeroso (e sempre più accaldato).
Gli Zippo li ho recensiti in occasione del demo e del debutto. In entrambi casi avevo sottolineato una vena grunge. In parte mi ricordavano una sorta di Soundgarden più stoner\doom. Traveggole o verità non lo so, certo è che dal vivo appaiono completamente diversi. I Soundgarden vanno a farsi benedire e lasciano il posto a un caterpillar impazzito. Una cascata di lava incandescente che stordisce. Violenti, violentissimi. Una porta su un’altra dimensione (e giudicare dai commenti raccolti nei giorni successivi, molti ci sono rimasti dall’altra parte!).
Alla fine della maratona i Karma To Burn! Per niente rockstar, il terzetto è stato quasi tutto il tempo fra il pubblico, fregandosene delle etichette e degli stereotipi. Ammettiamolo, la musica strumentale se non ha la giusta intensità diventa una tortura, soprattutto dal vivo. Con i K2B è stato chiaro immediatamente che questo rischio non ci sarebbe stato, anche perché la band ha un suono diretto e immediato. Uno stoner quasi atipico, che nel Demodé ha sfiorato il metal (in certi momenti mi è parso di sentire una versione senza voce degli Slayer di Jeff Hanneman, quelli con più groove). Del terzetto storico (William Mecum – Rich Mullins - Chuck Nicholas) è rimasto il solo Mecum. Con lui sul palco i partner già comparsi sul bellissimo Arch Stanton, ossia Rob Halkett al basso ed Evan Devine alla batteria. Dopo i fasti dei primi tre album, al ritorno sulle scene dopo un lungo stop sembrava appannato, il nuovo album ha certamente donato una nuova giovinezza al terzetto. Ne sono consapevoli anche loro e non si sono risparmiati, infatti, una manciata di pezzi nuovi, 55, 54 e 57, oltre alle immancabili 20, 19 e 28. Calma apparente, tanto è la musica che parla per loro. L’unico a dimenarsi come un ossesso è stato il batterista, per il resto il compito è stato lasciato al pubblico, che non si è risparmiato una buona dose di headbanding e pogo! Un paio di bis e poi tutti a casa sudati e contenti!
Spero che il A Desert Odyseey non rimanga un’esperienza isolata, ma che possa crescere negli anni e diventare un appuntamento fisso. Bari e il Meridione tutto meritano eventi del genere!

g.f.cassatella

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Intervista

A quasi una settimana dal concerto ho scambiato quattro chiacchiere con uno degli organizzatori, Alberto, per tirare le somme della serata.

Ciao Alberto, chi ve l’ha fatto fare?
Innanzitutto la passione per la musica (in particolare tutto ciò che ruota intorno allo stoner o, come piace dire tra di noi, "ai riffoni"), poi la voglia di metterci in gioco: siamo persone che hanno visto concerti in ogni angolo d'Italia (Puglia compresa) e partecipato ai megafestival europei, l'idea di poter essere noi a organizzare qualcosa nel nostro territorio ci ha sempre affascinato.

A qualche giorno di distanza, qual è la soddisfazione maggiore?
Sapere di aver lasciato un bel ricordo a tutti. Tra pubblico e band c'è stato uno scambio meraviglioso, il supporto da parte della gente ha caricato tantissimo le band, che hanno fatto show impeccabili caricando a loro volta la platea. Abbiamo visto tante facce felici alla fine della serata, un clima molto bello, e gli innumerevoli complimenti ricevuti sono la conferma della buona impressione che abbiamo lasciato un po' a tutti!

Non sono state tutte rose e fiori, qualcuno ha criticato la scelta di trasferire l’evento da Polignano al Demodé. Vi andrebbe di raccontare cosa è accaduto veramente? Certamente. La nostra idea in partenza era quella di realizzare un festival open air sul mare (rifacendoci un po' all'idea dell'ormai noto Duna Jam) e avevamo accordi per realizzarlo in una struttura privata a Polignano a Mare.
Purtroppo sono sorte difficoltà logistiche (indipendenti dal nostro lavoro) che ci hanno spinto a trasferire il festival al Demodé, un club dalla professionalità e dal curriculum eccellente, in cui sono stati organizzati tantissimi altri eventi di grossa portata che ne hanno fatto negli anni un punto di riferimento per la musica rock e metal a bari.
Purtroppo qualcuno, ignorando completamente le nostre motivazioni, ha criticato la nostra scelta il giorno in cui l'abbiamo comunicata, forse perché deluso dall'abbandono della formula open air. Fortunatamente, la polemica si è spenta quasi subito e spero che chi si sia lamentato abbia poi compreso le nostre scelte e rivisto la propria opinione.

Frequento i palchi baresi da anni, devo ammettere che di solito circolano sempre i soliti nomi. A occhio, questa volta le band scelte non suonano così spesso da noi, per molte era addirittura l’esordio assoluto in Puglia. Quali criteri avete usato per completare il cartellone alle spalle dei K2B?
In realtà, la presenza di alcune band era state decisa ancor prima che confermassimo i Karma to Burn. Ad esempio Godwatt e Zippo erano già stati protagonisti da noi lo scorso inverno e non vedevamo l'ora di poterli coinvolgere nuovamente: inserirli nel bill del festival è stata una scelta ovvia. Poi abbiamo fortemente voluto Lili Refrain e i Teverts. La prima abbiamo avuto modo di vederla spesso dal vivo qui in Puglia e ci tenevamo molto ad averla tra gli ospiti del festival, è un'artista molto originale che merita il massimo supporto. Per quanto riguarda i Teverts, invece, non avevamo ancora avuto modo di assistere a un loro concerto, ma la loro musica ci è piaciuta tanto che li abbiamo confermati a occhi chiusi!
In apertura abbiamo scelto alcune band locali che, oltre ad essere esponenti del genere trattato dalla manifestazione, costituiscono quello che definirei lo "zoccolo duro" de A Desert Odyssey, che sono state presenti sin dagli albori del nostro progetto. Tra queste band ci sono anche le nostre: Torso, Banana Mayor e The Moregunfield, che rappresentano tre modi (e tre sound) completamente differenti di "appartenere" alla stessa scena!

Ora ci tocca parlare di loro, i protagonisti della serata: che tipi sono i K2B? Hanno rispettato le vostre attese o il loro show vi ha in qualche modo deluso?
I Karma to Burn sono dei tipi spassosissimi, gentili e rilassati, suonano per pura passione e gli va bene qualsiasi cosa tu faccia... purché ci sia birra a volontà!
Il loro show è stato fenomenale. Non solo ha soddisfatto le nostre aspettative ma le ha persino superate. Avevano un sound pazzesco e un'energia incontenibile, che si è perfettamente amalgamata con quella del pubblico.

Tornerete anche il prossimo anno con il A Desert Odyssey? Se sì, quali band internazionali e nostrane vi piacerebbe portare?
Certo! Lavoreremo per far diventare questo festival un appuntamento fisso. Di band che ci piacerebbe portare ce ne sono tantissime sia internazionali sia nostrane. Se dovessi fare due nomi i primi a venirmi in mente sono Ufo Mammut e Colour Haze.

Dietro il festival c’è l’associazione omonima, visto che stiamo parlando di futuro, quali altre attività porterete avanti nei prossimi mesi?
Ci sono tante idee e cose che ci piacerebbe fare e ne stiamo discutendo tra noi proprio in questi giorni. Molto probabilmente ripartiremo organizzando serate underground in alcuni locali con cui abbiamo già lavorato lo scorso inverno.

Il momento conclusivo, a voi i saluti…
Un saluto al pubblico de A Desert Odyssey Fest, a tutte le band che hanno partecipato, agli addetti ai lavori, allo staff, a Rockcult, Bat Awakening, speriamo di rivederci tutti presto!

g.f.cassatella

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