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Uriah Heep – Paloma Bikers Festival 2014 - Cercemaggiore (CB) - 02/08/2014

Gli Uriah Heep sono state una delle band che hanno definitivamente segnato il mio cammino musicale nell’epoca di mezzo, quella in cui decidi se restare un ascoltatore passivo oppure diventare un rocker a tutti gli effetti. Galeotto è stato Salisbury in questo senso, è bastata “Bird Of Prey” a farmi capire che oltre i soliti nomi (Deep Purple, Doors, Black Sabbath e Led Zeppelin) c’era altro.

Non potevo quindi farmi sfuggire l’occasione di vedere la band di Mick Box, ormai l’unico membro fondatore ancora a galoppo, in quel di Cercemaggiore, a relativamente poche ore di viaggio da casa. Avevo sentito parlare del Baloma Bikers Festival, memorial dedicato allo sfortunato Pippo D’Amico, lo scorso anno in occasione del concerto di Uli Jon Roth, purtroppo però, per vicissitudini varie, ho dovuto saltare quell’evento. Invece quest’anno ho rotto ogni indugio, ritrovandomi non solo al cospetto di una grande band, ma anche di un festival di altissima qualità.
La sorpresa maggiore quando arrivi a Cercemaggiore è la stupenda location scelta, tra le montagne e subito a ridosso di uno stupendo belvedere. Il palco domina la valle, che durante le ore notturne è illuminata da migliaia di luci. Il secondo fattore è l’organizzazione, perfetta in ogni componente, dal camping sino al cibo alla portata di tutti (1,50 una birra!).

Ultimo fattore è l’affluenza: non potevo credere ai miei occhi, una miriade di biker si è fusa con il pubblico giunto sin lì per gli inglesi, ma non solo: numerosa anche la componente di cittadini dei paesi limitrofi, venuti al festival come se fosse una sagra vera e propria.
In effetti le attrattive non mancavano, dai bolidi di tutti tipi, accessoriati sino all’inverosimile, sino agli spettacoli ad hoc per i motociclisti più scafati, bikewash e spogliarello notturno.
Divagazioni a parte, la vera protagonista è stata la musica. Ad aprire l’esibizioni musicali ci hanno pensato gli E’ Arrivato L’Arrotino, monicker metallico e musica che si rifà a un certo elettrorock\pop anni 80. Da un lato una serie di brani di propria produzione, dall’altro una manciata di cover dal repertorio dei Depeche Mode, Talking Heads, Bronsky Beat e altri.
Lo sparuto pubblico, distratto inizialmente da altre attività (come il montaggio tende), sul finale ha reso alla band le giuste attenzioni.

Secondo ospite della serata è stato il bluesman Micheal Hill che, accompagnato da dei session nostrani, ha deliziato la platea con brani trascinanti. Talento, simpatia e sfacciataggine, tutto ciò che ti aspetti da un musicista rodato. Quello che invece ti sorprende è vedere salire sul palco chi non ti immagini. Cosi ci siamo ritrovati innanzi alla figura mastodontica di Nathaniel Peterson e a quella più minuta di Kee Marcello. I due hanno immediatamente calamitato le attenzioni di tutti. E se il primo ha uno stile più vicino a quella del delta del Missisipi, l’ex Europe sicuramente ha dimostrato di essere a suo agio anche lontano da quello che suona normalmente. Una grande jam session, il giusto preambolo per lo show più atteso della serata.

Con un leggero anticipo (ero in fila al bar) sono saliti sul palco gli Uriah Heep, nella formazione che vede nei propri ranghi Mick Box (chitarra), Benie Shaw (voce), Phil Lanzon (tastiere), Russell Gilbrook (batteria) e Davey Rimmer al basso, nel ruolo che fu del compianto Trevor Bolder.
Se gli occhi all’inizio erano puntati tutti sull’unico membro originario della band (particolarissima la sua gestualità), pian piano si sono spostati sul vero anfitrione della serata: il talentuoso vocalist. Bernie Shaw è uno di quei personaggi della scena rock che restano sempre “il nuovo cantante”, nonostante sia negli Uriah da metà anni 80! Gran voce, accompagnata da un notevole capacità interpretativa. A suo agio sui brani tratti dall’ottimo nuovo Outsider (“One Minute”) e dal suo predecessore Into The Wild (“I’m Ready”), quanto sui vecchi cavalli di battaglia. In particolare il trittico “Gypsy”, “Look At Yourself” e “July Morning” hanno creato uno stato notevole di eccitazione tra gli astanti, esasperato con la stupenda “Lady In Black”, chiusura ufficiale dello show. Per il bis, colpo di teatro del buon Mick, pronto a chiamare sul palco un manipolo di donzelle del pubblico, ben predisposte a dimenare i fianchi su una versione heavy metal (definizione dello stesso chitarrista) di “Free & Easy”. Scese le pulzelle dal proscenio, la conclusiva “Easy Livin” ha sancito il definitivo cessate il fuoco.

Grandissimo concerto per una band che ha ribadito sul palco lo splendido momento di forma che sta vivendo in studio! Abbassati i volumi, sono tornati protagonisti i motori (con poca gioia di chi aveva deciso di trascorrere la notte in tenda), mentre sul palco ha fatto la sua comparsa una performer, vera fatina della buonanotte!
In conclusione non posso che ribadire come il Baloma si sia rivelato una grande esperienza, da ripetere sicuramente negli anni futuri. Complimenti!

g.f.cassatella

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