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Total Metal Fest 2014 - 19-20/07/2014 - Bitonto (BA)

Nella nuova cornice delle Piscine Comunali di Bitonto si è celebrato il ritorno del Total Metal Festival, che nel 2013 s’era preso un anno sabbatico, in grandissimo stile. Evidente la volontà degli organizzatori, la Vivo Management di Luigi Pisanello, di superare il concetto di mero evento musicale per portalo a livelli d’intrattenimento globale, dove la musica la fa da padrona, ma non è l’unico sollazzo per gli avventori. Con queste premesse è stato necessario individuare un posto capace di contenere non solo un palco di grandi dimensioni, ma i divertimenti più disparati: dal villaggio medievale, alla zona soft air, passando per una aera gioco e un kartodromo. Senza mettere in secondo piano l’accoglienza, numerosi i punti ristoro (prezzi moderati), così come i bagni chimici e le zone d’ombra e camping gratuito. Per i bikers un trattamento particolare: uno spazio tutto dedicato a loro, con spettacoli (miss maglietta bagnata e bike wash) e una selezione musicale ad hoc.
Per non lasciare nulla al caso, per i più tenaci, è stata preparata tutta una serie d’intrattenimenti notturni!

19.07.2014 Kreator, Behemoth, Decapited and more

Fatto il consueto giro di ricognizione, spesi i primi soldi in uno dei tanti banchetti di cd e vinili, mi sono apprestato al primo show sotto un solleone non proprio amico dei metallari. Ad aprire la kermesse ci hanno pensato i Collateral Damage, innanzi a un pubblico ancora limitatissimo.
Questa prima giornata è stata caratterizzata da gruppi che nel minutaggio a propria disposizione (si è partiti dai 20 minuti dei primi gruppi, ai 25 dei seguenti sino ai 30 delle band immediatamente precedenti ai calibri pesanti) hanno evidenziato come il metal sia un genere tutt’altro che monotono.
L’heavy stradaiolo dei Collateral Damage ha preceduto il power dei milanesi Deridian.
La prima compagine d’oltre frontiera a esibirsi sono stati gli ellenici Sorrowful Angels, fautori di un gothic di matrice mediterranea, ben differente dalla proposta dei successivi SRL, thasher ternani difensori dell’idioma italiano nel metal. Ancora una band straniera, ma dalle origini italiane, come lasciano presagire i cognomi degli svizzeri Despising Age, anch’essi promotori di un metal estremo, così come i seguenti Homicide Hagridden.
Dalla Svezia i bravi Days Of Anger, che in barba agli stereotipi sono stati tra i più caldi on e off stage. A ruota si sono esibiti i Riul Doamnei, monicker rumeno e provenienza veneta, per uno dei combi che mi ha impressionato di più musicalmente e per l’approccio curatissimo sul placo.
Ancora Grecia con i redivivi Acid Death, band che per i più vecchi come me, suscita qualche ricordo lontano, soprattutto perché ho sempre ritenuto la scena ellenica una delle migliori a cavalo tra i novanta e i primi anni del 2000. Degni rappresentanti della Puglia gli stakanovisti Dewfall, ormai il loro black\death non conosce segreti per gli abitanti del tacco dello Stivale, ma per il pubblico giunto da fuori regione sicuramente il quintetto sarà stata una lieta sorpresa. Sorpresa come lo sono stati gli egiziani Massive Scar Era per il sottoscritto. Particolare non solo la provenienza geografica, ma anche la proposta musicale: un rock metal con influenze orientali, sicuramente il sound più originale della giornata. In parte il combo ha spazzato via anche alcuni stereotipi, basti pensare alla presenza di un frontman\chitarrista di sesso femminile, accompagnata anche da una valida violinista.
Non hanno bisogno di presentazioni i Node, compagine tra le più longeve del panorama estremo italiano: mancavano dal territorio pugliese da qualche anno, li ho ritrovati più decisi e incazzati del passato. Violentissimi!
L’ultimo gruppo da “trenta minuti” sono stati i Backjumper che pur non avendo un sound tipicamente metal, ma più vicino all’hard core, sono sempre capaci di creare un gran casino sotto i palchi delle kermesse metalliche. Tanta polvere, tanto onore!
Lo slot maledetto! Destinato ai Death Agnel, poi passato ai Naplam Death dopo la defezione degli americani, infine destinato ai Decapitated. Un semplice tappabuchi? Può pensare questo solo chi non ha mai visto i deathers polacchi all’opera. A me era capitato anni fa in occasione di un Evolution Festival e ben sapevo che tritasassi sono dal vivo gli autori di Winds of Creation. Quaranta minuti per loro, con una scaletta in cui non sono mancati i cavalli di battaglia del calibro di “Spheres of Madness”, “Day 69” e “Pest”. Il caso ha voluto che in quell’Evolution ci fossero non solo i Dapitated ma anche i Behemoth, all’epoca le gerarchie erano ribaltate, con Nergal e compagni piazzati prima dei conterranei. Di acqua sotto i ponti ne è passata e oggi, lontani i tempi del black pagano degli esordi, gli autori di Zos Kia Cultus sono la band death metal più popolare tra le giovani leve. Forti di una presenza scenica di tutto rispetto e di un repertorio di altissimo livello, i polacchi hanno confermato il proprio status di big band anche a Bitonto. Intensi, oscuri, teatrali. “Blow Your Trumpets Gabriel”, “Conquer All”, “As Above So Below”, “Slaves Shall Serve”, “Christians to the Lions”, “The Satanist” e “O Father O Satan O Sun!” alcuni dei brani proposti tra il visibilio del pubblico pagante e lo sconcerto degli addetti alla sicurezza e degli operatori sanitari, non proprio avvezzi a determinati spettacoli!
In pochi mesi la Puglia ha ospitato la discesa dalle terre germaniche dei Sodom e dei Destruction, non poteva quindi mancare il terzo vertice, probabilmente quello più alto, della triade del thrash crucco. Dopo avervi raccontato le esibizioni delle due band precedenti, non potevamo noi di rawandwild esimerci dal narrarvi le gesta dei Kreator. Avevamo lasciato i sempre gentili e disponibili Mille e compagni alle prese con il tour in compagnia dei Morbid Angel di qualche anno fa, li ritroviamo nuovamente in terra di Bari con il loro terremotante repertorio. Lontani da obblighi promozionali, non avendo un album fuori, i teutoni si sono regalati una scarrozzata nel proprio repertorio, alternando vecchi e nuovi classici a brani più recenti. “Pleasure to Kill”, “Extreme Aggression”, “Phobia”, “Violent Revolution”, “People of the Lie”, “Enemy of God” tra i brani che il pubblico ha recepito con maggiore calore. Siparietto particolare quello che ha preceduto “Flag Of Hate”, con un Petrozza pronto a ribadire l’entusiasmo suscitato dalla recente vittoria della Germania ai mondiali, con bandiere sventolanti in ogni angolo della nazione, sancendo, però, ancora una volta come l’unico e vero vessllo che conta per lui è quella dell’odio, oggi come venti e passa anni fa. Petrozza, che ha anche ribadito come l’Italia sia il Paese di provenienza di suo padre, ancora una volta, ha evidenziato altresì una vena politica, che è una delle peculiarità del sonwriting dei Kreator. Ma non solo serietà, basti pensare ai falsi attacchi di “Flag Of Hate”, in un primo momento in versione “Billie Jean” e poi “Pain Killer”! Un’oretta di puro massacro metallico!

20.07.2014

“Questo di sette è il più gradito giorno, pien di speme e di gioia: diman tristezza e noia recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno”. Qualcuno scriveva qualcosa del genere sul sabato, e torto non aveva. Quell’elettricità che si respirava il giorno precedente, un po’ s’è persa nella data domenicale. Soprattutto gli spettatori provenienti dai posti più lontani hanno puntato sul sabato, per poi poter sfruttare il giorno di riposo per tornare a casa. Comunque un parziale ricambio c’è stato: per chi è uscito, qualcuno è entrato. Certo è che il numero di gente che s’era raggiunto solo dodici ore prima si è dissipato all’alba del secondo giorno, soprattutto perché in molti hanno preferito restare un po’ di più a dormire, saltandosi i primi show. Gli avventori del camping invece, stoicamente (e un po’ forzati dall’eccessiva calura), hanno bighellonato nell’area concerti sin dallo spuntar del sole.
A far da gallo ci hanno pensato gli oscuri Lyakoin, seguiti a ruota dai No More Fear, di ritorno al TMF dopo l’esperienza del 2009.
I defender Black Inside hanno garantito la dose necessaria di metal classico per iniziare al meglio la giornata, ben bilanciata dai suoni più gotici dei successivi The Strigas.
Ancora death metal con i cremonesi Embryo, mentre il thrash ha fatto capolino con piemontesi Black Propaganda.
Inutile negare come tra le curiosità maggiori del festival ci fossero gli ellenici Domination, vantando un’età media di soli sedici anni. Prova superata per loro, come per i conterranei 4Bitten, non solo più stagionati anagraficamente, ma anche stilisticamente più “antichi”, vista la proposta di matrice hard rock.
Più trasversali i siciliani Carboncocke, attivi da un paio d’anni ed esecutori di sound a metà tra thrash e classic metal, ben più eclettici, invece, Danger Ego, ricchi di groove e influenze più disparate.
Ormai veterani, i Symbolyc hanno fornito una prova maiuscola, riuscendo a tirar fuori dalle zone d’ombra lo scarso pubblico presente all’ora di pranzo. Cosa che in parte è riuscita anche agli Mindtreath, il loro metalcore ha colpito le attenzioni soprattutto dei più giovani, corsi dopo lo show ad acquistare una copia dell’ep dei greci da farsi autografare.
La prima e unica defezione del TM è stata quella degli Aggravator, situazione che ha permesso agli Andromeda di salire in anticipo sul palco, spiazzando un po’ chi si aspettava gli americani. Ma la delusione è durata poco, i nostri conterranei hanno saputo comunque far fronte alle esigenza di metallo del pubblico in costante e lenta crescita numerica.
Sicuramente di gente ne hanno attirata gli Psychollies, nonostante siano di recentissima formazione. Italiani di nascita, scandinavi di elezione, visto che il sound e lo stile richiama quello di alcune band di quella scena come per esempio gli Hellacopters. Piacevole sorpresa!
Ancora una band esotica, gli israeliani Desert, hanno proposto un sound con chiari richiami alla propria terra, pur rimanendo saldamente ancorati a una ricetta metal di stampo europeo di matrice power\death. Tanta strada per loro e un buon feedback dal pubblico. Pur se di casa da queste parti, i Rain mancavano dal un bel po’ dal territorio pugliese. Orfani ormai dei membri storici, il gruppo è nelle mani del chitarrista Amos, vero e proprio anfitrione. Metal classico e sanguigno, per non dire romagnolo il loro. Una delle esibizioni più coinvolgenti e divertenti. Rock and roll!
Band che ammiro da anni, ma che non avevo mai visto dal vivo all’opera, nonostante siano di base a non molti chilometri da Bari. Certo il sole non aiuta molto quando fai un metal oscuro ed atmosferico, ma nonostante tutto gli Ecnephias hanno convinto, facendo crescere in me il rammarico di non averli visti prima on stage.
Cult band per eccellenza, con un solo album all’attivo e un posto nella memoria dei metallari più attempati, ritornati da qualche anno, con un ottimo ep pubblicato nel febbraio del 2013, i Coldsteel sono state una delle band più acclamate del festival, merito dell’ottima esibizione. Pur se orfani dei membri originali, con la sola eccezione del mastodontico singer, partiti come degli semisconosciuti, alla fine sono stati sommersi dall’entusiasmo, firmando una miriade di poster. Il thrash di scuola newyorchese è stato una delle cose migliori ascoltate nella due giorni, tra le mie band preferite in assoluto!
Tra i gruppi più importanti della mia infanzia metallica, inseguiti per anni, finalmente incrociati a pochissimi chilometri da casa mia! I canadesi Annhihlator per me sono stati i migliori della due giorni. La carica di Waters e compagni ha spazzato via tutto ciò che c’è stato prima. Non solo ottima musica, quello si sa che è nel bagaglio della band, ma soprattutto entusiasmo e gioia. Jeff, nonostante la letteratura musicale lo dipinga come un despota, è stato di una gentilezza unica sia nel backstage che sul palco, cercando il contatto con il pubblico. Sulla transenna antistante al palco campeggiava uno striscione inneggiante alla band, a dimostrazione di quanto siano amati. Sentimento che sicuramente si sarà rafforzato nella calda serata di luglio. I pezzi proposti hanno spazziato nella ricca discografia : “Smear Campaign”, “King of the Kill”, “No Way Out”, “Set the World on Fire”, “I Am In Command”, “Alison Hell” “Road to Ruin”, “Brain Dance”, “No Zone” e la finale “Human Insecticide”. Tecnica e melodia, con un Dave Padden, dopo dieci anni di convivenza con il leader maximo, qualcosa di più di un semplice session! Da rivedere immediatamente dal vivo!
Altra band importantissima per il sottoscritto, anche se a un certo punto, dopo the butterfly Effect, ho perso un po’ di interesse nei loro confronti. Con lavori quali Wolfheart, Irreligious e Sin\Pecado, i Moonspell sono state una delle band più importanti degli anni novanta. Nei giorni antecedenti all’esibizione mi sono chiesto più volte come sarebbe andata, alla fine posso affermare con certezza che hanno esaudito tutti, o quasi, i miei desideri di vecchio fan. Dal punto di vista attitudinale Fernando e soci non hanno perso un grammo di aggressività, altro che star rilassate! Anche della scaletta non posso lamentarmi con brani provenienti in gran parte da Wolfheart e con estratti da Irreligious. Con un pratico elmetto di foggia ellenica il singer s’è presentato sul palco aprendo con “Axis Mundi”. Ma è con “Opium” che si torna indietro al 1996 di Irreligious, per poi passare alla più recenti “Love Is Blasphemy” e “Em Nome do Medo”. Fernando era e rimane una delle migliori voci del metal, tanto caldo e profondo con i bassi, quanto violento nel growl! L’apice comunque è stato raggiunto quando i lusitani piazzano tre pezzi tratti da Wolfheart (anche se uno in realtà è presente come bonus track sulla più recente ristampa): “Vampiria”, “Ataegina” e “Alma Mater”. Ciarliero con il pubblico, non si è risparmiato neanche una citazione tratta da “Parole Parole”, tra un ringraziamento e l’altro prima della finale “Foolmoon Madness”!
Band in gran forma, unica e magica!


Considerazioni finali

Un festival in grande stile, con tante band, eventi collaterali. Qualcosa non è funzionato, se il pubblico, pur numeroso, non ha raggiunto i numeri sperati. Il bacino di utenza è quello, ormai è chiaro, è fuorviante prendere come punti di riferimento un video postato su facebook o un “mi piace” messo a cazzo per farsi un’idea di quale potrebbe essere l’interesse generale per il metallo. Alla gente la musica piace solo in modo virtuale e senza sacrifico, soprattutto se può farti apparire figo nei confronti degli amici. L’organizzazione probabilmente ha messo troppe band in cartellone, facendo distrarre le attenzioni dai grandi nomi, da qui commenti del tipo “io non pago tutti quei soldi per delle band sconosciute”. Effetto bicchiere mezzo vuoto, si guardano i nomi minori, dimenticando che ci sono state almeno tre band che hanno scritto la storia del metal come Kreator, Annhihlator e Moonspell e un’altra che è tra le punte di diamante del movimento attuale Behemoth. In più gruppi che come Decapitaed e Coldsteel hanno raccolto sinora meno di quanto meritato in termini di notorietà. Tenendo presente che un concerto di uno di quei quattro nomi non costa meno di 30 euro, questo significa che i 40 totali, divisi in due giorni, davano diritto a vedere a poco prezzo dei big con in omaggio tante altre band, più o meno valide, ma pur sempre “gratis”.
Un plauso all’organizzazione, a chi ha fatto dei sacrifici economici per racimolare il prezzo del biglietto (studenti e\o disoccupati) e l’augurio sincero di tanti problemi al tunnel carpale a tutti i metallari virtuali!

g.f.cassatella

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