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Fleshgod Apocalypse, Tales of Deliria, Alldead, Burning Nitrum – Demodé Club - Bari - 17/10/2014

Dopo una lunga pausa estiva, in un afoso venerdì di metà Ottobre, il Demodé Club ha riaperto le proprie porte ai metallari in crisi di astinenza da sensazioni forti. I ragazzi del Metal Symposium, seguendo una politica dei piccoli passi, stanno crescendo bene, e gli amanti della musica pesante li stanno ripagando con riscontri di pubblico sempre più lusinghieri. Perché mettiamolo subito in chiaro, la serata è stata un successo sia dal punto di vista organizzativo (solo un piccolo intoppo durante lo show dei Burning Nitrum) che da quello delle presenze. Se da queste colonne ho sempre lanciato un “je accuse” nei confronti dei metallari del tacco d’Italia per la cronica mancanza di partecipazione, in questo caso non posso che fare un plauso ai numerosi presenti. Se questo sia il segno di un cambio di marcia non è ancora possibile dirlo, ma se son rose fioriranno.
Primo segnale che la serata sarebbe andata bene lo abbiamo ricevuto dal numeroso numero di teste presente sotto il palco al momento dell’ingresso del primo gruppo del lotto, i thrashers Burning Nitrum. Avevo sentito alla spicciolata i pezzi tratti dolo loro esordio, Molotov, sul tubo: questi giovanissimi m’avevano incuriosito, per questo non mi sono fatto trovare impreparato quando sono comparsi sul proscenio. Nonostante un’evidente mancanza d’esperienza on stage, i prodromi di una futura e rigogliosa crescita ci sono tutti: ottimi pezzi, giusta attitudine e poi (vivaddio!) un cantante, Dave Cillo, che sul palco si muove e non ha paura del pubblico! E i pezzi? Thrash d’annata e dannato, tecnico, furioso e melodico. Una via di mezzo tra Testament e Dark Angel. Unico neo della serata l’incidente tecnico che ha portato all’interruzione dell’esibizione durante l’esecuzione di “Slave of Lust” (gli altri brani portati a termine sono stati “Remote of Death”, “Apocalypse of Pain” e “High Speed Bangers”). Peccato, ma i mezzi e le qualità per riprendersi una rivincita sul destino beffardo ci sono tutte!

Gruppo che non conoscevo, se non per una spolverata di video che mi son fatto per la preparazione al concerto, gli Alldead di Taranto. Con due membri dei temibilissimi Assaulter nelle propria fila, Rodolfo Russo e Paolo Iori (quest’ultimo momentaneamente sostituisce Luca Miolla, anch’egli militante tra gli autori di Crushed by Raging Mosh), il combo propone un black metal dalle mille sfaccettature che vanno dal metallo più estremo a soluzioni melodiche di stampo folk. Una sorta di Emperor in salsa mediterranea (o all’olivo d’oliva, se preferite). Anche in questo caso, buona performance del singer Antonio Guerra (con un cognome così, il metal da combattimento era nel suo destino), che si è ritrovato a un certo punto a dover richiamare il pubblico, che s’allontanava dalla sala dopo aver eseguito l’ultimo pezzo (“Black Light of Death”), dopo aver avuto il via libera dall’organizzazione per un ulteriore brano (“Ballad of The Dead”)! Le altre canzoni eseguite sono state “Rotten Conscience”, “Something Dark Grows” e “Scent of Blood”, per una mezzora di ottima musica.

Padroni di casa indiscussi sono stati gli ormai impeccabili Tales Of Deliria: chi bazzica le sale concerto di Puglia e meridione tutto sa cosa aspettarsi da questi thrashers. Non hanno deluso neanche sta volta con una prova muscolare e ricca di sudore (ma quando arriva l’inverno?). Le due chitarre hanno affettato il pubblico, mentre alla sezione ritmica è toccato il compito di ridurre in poltiglia ciò che restava dei presenti. Un brano dopo l’altro (“Formalin”, “Towards North”, “Fuck the Garda”, “The Secret of Cosmos Beholders”, “Perception Pain”, “Ethereal Warrior I”, “Ethereal warrior II” e “The Anguish Fixer”) la band, dall’ormai decennale carriera, ha riscaldato gli astanti, facendo dimenticare per un momento che di là a poco si sarebbero esibiti gli headliners della serata. La popolarità dei Fleshgod Apocalypse è in crescita esponenziale. Forti di un contratto con la prestigiosa Nuclear Blast e di numerosi chilometri macinati qui e là tra due sponde dell’Atlantico, gli autori di Labyrinth hanno potuto tastare in presa diretta quanto il pubblico del sud li ami. Non solo la già sottolineata ottima risposta numerica, ma soprattutto l’accalorata partecipazione dei presenti, pronti ad agitare tutto l’agitabile durante l’ora di esibizione. Evidentemente il sound romantico ed estremo ha fatto presa sull’attuale (e disincanta) audience metal, giusto riconoscimento per una professionalità che non sempre è riscontrabile negli ensable nostrani. Perché i FA hanno una gestione del palco e una cura dei particolari che raramente si riscontra nella band di casa nostra. Il concerto è stato un susseguirsi di brani senza respiro, tra un intermezzo in italiano e l’altro (questa è gente che ci va veramente all’estero a suonare, non ha bisogno di fingersi oltreconfine disquisendo in inglese con i propri fan anche da questa parte delle Alpi…), tirando in causa anche la buonanima di Dante! Probabilmente non sono un gruppo vicino alle mie corde, ma devo dar merito loro di avere una marcia in più e di meritare tutto quanto di bello si dice sul loro conto.

Tramortito dopo una giornata iniziata alle sei del mattino e protrattasi sino a quasi le due, soddisfatto, me ne sono tornato a casa. Fanculo l’estate, bentornato Metal Symposium!

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(foto by Daniela Errico)

g.f.cassatella

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