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Fasano Jazz 2014 Keith e Julie Tippett, Lino Vairetti, Aldo Taglia Pietra, Bernardo Lanzetti e Davi d Cross - fasano (BR) - 07-08-11/06/2014

A un anno dalla maggiore età il Fasano Jazz continua a regalare, all’interno del vasto programma messo su da Domenico De Mola, soddisfazioni anche a chi come noi ha un debole per il progressive rock. Un’edizione questa all’insegna del Re Cremisi come vedremo, con una capatina in quella Canterbury che ormai è diventata quasi un quartiere della città brindisina. Dicevamo di come i King Crimson siano stati quasi la costante nelle serate dedicate al prog, sin dal preambolo che ha visto la presentazione del libro del giornalista Donato Zoppo, Islands - King Crimson Testi Commentati, nell’accogliente Teatro Sociale. Il programma è stato ampio e interessante, si è spaziato dalla rilettura in chiava jazz dei classici napoletani alla reinterpretazione del songbook di James Taylor. Noi però ci occuperemo della parte più affine ai contenuti delle nostre colonne.

Artchipel Orchestra Diretta Da Ferdinando Farao’ - “Canterbury & Soft Machine”, Teatro Kennedy, 07/06/2014

La scena di Canterbury è stata spesso oggetto delle attenzioni del festival, soprattutto per la matrice jazz che la caratterizza. Tra i padri del movimento ci sono sicuramente i Soft Machine, sin dai tempi in cui si chiamavano The Wilde Flowers. Se negli anni passati sul placo si sono presentati gli Hatfield And the North, i Gong, Richard Sinclair, Jimmy Hastingse David Rees-Williams, quest’anno invece la musica proveniente da quelle terre del sud dell’Inghilterra è stata eseguita in una nuova veste orchestrale. Motore dell’operazione il Direttore Ferdinando Farao’ che, con l’ausilio di un’orchestra di una ventina di elementi, ha dato vita a uno spettacolo diviso in due parti: la prima incentrata sui classici di Canterbury, la seconda sul repertorio della band di Robert Wyatt.
Ciliegina sulla torta della seconda frazione è stata la presenza al piano di Keith Tippett, che deve la propria fama tra gli amanti del genere ai tre dischi dei King Crimson in cui ha collaborato, che ai Soft Machine in un lontano passato ha prestato i fiati della propria band. A fare compagnia al pianista anche sua moglie Julie, mentre è saltata, per motivi di salute, la partecipazione di Phil Miller.
I pezzi eseguiti nella prima parte sono stati in parte presi dal repertorio di band di culto come National Health (“Shining Water” e “Arriving Twice”) e Art Bears. Prima della chiusura dedicata a Wyatt (“Moon In June”), una partitura scritta in onore di Pyp Pyle dal Maestro Farao’. La seconda parte ha visto anche una piacevole sorpresa, un brano scritto e diretto dall’ex Centipede Tippett, dopo una selezione di pezzi tratti dai lavori della Macchina Morbida (“Facelift”, “Mousetrap”, “King and Queens” e “Cider Dance”). In coda c’è stato ancora lo spazio per dedicare un “Happy Birthday” a Julie Tippetts, oltre che il consueto bis, preceduto a sua volta da una gag muppetiana!
L’esperienza si rivelata interessante, le canzoni hanno acquistato un nuovo fascino, più arioso e maestoso, e, dato che anche l’occhio vuole la sua parte, nulla è stato lasciato al caso, sullo sfondo del palco sono stati proiettati dei filmati prodotti ad hoc da Fabio Volpi e Rosarita Crisafi (quest’ultima anche sassofonista della banda).

Keith & Julie Tippett - “Couple In Spirit”, Teatro Sociale, 08/06/2014

Seconda serata di seguito per il sottoscritto al Festival, questa volta nella più raccolto Teatro Sociale. Se il giorno precedente Keith Tippett era stato la ciliegina sulla torta, in questa esibizione domenicale è stato il protagonista assoluto, in compartecipazione con la sua compagna di lungo corso.
Un tavolino posto a ridosso del piano forte ha attirato subito le attenzioni del pubblico, ingombro com’era di cianfrusaglie varie. Di lì a poco quegli strani oggetti sarebbero diventati l’attrazione centrale della serata, insieme, ovviamente, al piano preparato del buon Keith. Il duo ha eseguito per intero e senza sosta le otto parti che compongono l’album, pubblicato nel 1988, che ha dato il nome alla serata. Affascinati gli intrecci tra il piano man mano “modificato” alla bisogna con oggetti vari, sempre in bilico tra melodia e cacofonia, e i giochi vocali della sirena d’Oltremanica. Così pian piano tutti gli oggetti presenti sul tavolo hanno assunto un senso, dal tamburello per bambini allo xilofono colorato. Ma è stata soprattutto la campana tibetana a rendere unica la serata, il connubio voce e vibrazione hanno creato un’atmosfera al limite del mistico. Inutile evidenziare le capacità tecniche dei due, quello che davvero ha colpito è l’amalgama delle due componenti, che insieme hanno avvolto, coccolato, disturbato, sbalordito e accarezzato la platea. Una serata che è andata oltre quelli che sono i normali confini della musica! Tippett era visibilmente stravolto alla fine delle esecuzione, a dimostrazione di quanta energia mentale serva per potersi esprimere a determinati livelli. Nonostante tutto la coppia non si è risparmiata per il bis, una breve quanto intensa esecuzione di una dolce melodia.

“Vox in PROGress”- Italian Prog Of ‘70s and more, Alex Carpani Band feat. David Cross & friends, Teatro Kennedy, 11/06/2014

Ormai habitué delle kermesse fasanese, Alex Carpani quest’anno, alla terza esibizione di seguito, ha arricchito la propria performance con la presenza di ospiti storici della scena italiana. Ovviamente non poteva mancare il marchio del Re Cremisi anche sulla serata conclusiva, questa volta nelle sembianze di David Cross, violinista dei KC tra il 1972 e 1974. La serata è stata intitolata Vox in PROGress non a caso, perché sul palco si sono avvicendate tre delle ugole più famose della scena italiana, Aldo Tagliapietra, Lino Vairetti e Bernardo Lanzetti. L’apertura è toccata all’Alex Carpani Band, un paio di canzoni “The Silk Road” e “Sky And Sea”, hanno riscaldato gli animi dei presenti. Avevo avuto modo di recensire anni fa la ACB, ma non mi era mai capitato di assistere a uno show: sono contento di aver colmato questa lacuna.
Il primo ospite a fare capolino sul proscenio del Kennedy è stato Aldo Tagliapietra. L’ex Orme, che solo il giorno prima aveva presentato la sua biografia sempre nella città brindisina, ha eseguito un paio d’estratti (“L’Angelo Rinchiuso” e “Magnificat”) tratto dal suo ultimo album, che qui a al Fasano Jazz l’anno scorso ebbe il battesimo ufficiale. Conclusi i due pezzi per chitarra e voce, il canuto cantante ha imbracciato il basso ed eseguito in compagnia dell’ACB e dell’amico Gigi Cavalli Cocchi (CSI, Mangala Vallis, ClanDestino, ecc) dietro le pelli, un piccolo tributo alla band che gli ha donato la notorietà: “Amico Di Ieri” e, soprattutto ”Sguardo Verso Il Cielo”.
I ritmi sono stati incalzanti, via il genovese, ancora l’ACB con un doppio colpo, “Spirit Of Decadence” e “Moonlight Through The Ruins”, ed ecco sul palco Lino Vairretti, con il tradizionale e leggendario facepainting. Poche sorprese, il sanguigno singer sa cosa il pubblico vuole, quindi senza fronzoli regala quello che è forse il brano simbolo degli Osanna, “L’Uomo”, proposto con un arrangiamento più “moderno”, che in coda ha ospitato le folkloristiche note di “Fuje 'a Chistu Paese”. Dalla poesia di Aldo alla verve di Lino, due facce della poliedrica scena progressiva italica degli anni che furono. “Infinity Room” e “Time Spiral”, con uno scatentato Joe Sal, cantante della ACB, hanno preparato l’arrivo del terzo ospite: Bernardo Lanzetti. Ammantato in una giacca da favola, la voce dell’ex cantante di Acqua Fragile e PFM è ancora in gran forma. Mi era capitato in passato di incrociare le mie strade con Tagliapietra e Vairetti, ma la mia conoscenza di Lanzetti si limitava alla carriera da studio. Personaggio istrionico e teatrale, con una tecnica canora superiore, che non conosce l’usura del tempo. Piccolo balzello al suo passato remoto con “Eductaionl Story” (Acqua Fragile) e “Harlequine” (PFM), con tanto di aneddoti piazzati qua e là ad arricchire il fascino di questo personaggio atipico e genuino.
Ultima stella a illuminare la serata è stata David Cross. Il lungagnone inglese ha impiegato un po’ ad accordare il proprio violino, lasciando senza parole un sempre più imbarazzato Lanzetti, ma quando la musica è partita, il pubblico è andato in visibilio con “Book of Saturday”, “Starless” ed “Exiles”! Soprattutto l’esecuzione del primo, tratto da Larks' Tongues in Aspic, ha messo in non poche difficoltà i pur preparatissimi musicisti. Ma nonostante tutto Bernardo e soci se la sono cavata molto bene, regalando più di un sussulto ai fan della band di Fripp!
Sulle note di “Exiles” il concerto è terminato, almeno sino al tradizionale bis. Ovviamente sul palco si sono presentati tutti, peccato che le arti divinatorie di un membro del pubblico, che hanno anticipato il titolo del brano che sarebbe stato da lì a poco eseguito, abbiano fatto andare in fumo la sorpresa preparata per la vera chiusura. Comunque sentire le tre voci di Tagliapietra, Vairetti e Lanzetti incrociarsi per l’esecuzione di quello che è il più celebre brano dell’epopea prog nostrana, “Impressioni di Settembre” , ha regalato a tutti noi la sensazione di assistere a qualcosa di storico e, forse, irripetibile. Pochi minuti per emozioni che resteranno per una vita! Come da tradizione fasanese, terminata la musica, inizia una sorta di terzo tempo, con artisti e fan pronti a scambiarsi impressioni e pareri, ma soprattutto con i primi sempre pronti ad autografare cd e consunti vinili e a mettersi in posa per una foto ricordo. In conclusione di questa tre giorni, mi preme ringraziare l’organizzatore Domenico De Mola, capace in un periodo di moria di festival, anche ben più pubblicizzati, di mantenere ad altissimi livelli qualitativi la propria creatura, e gli amici Donato Zoppo e Dino Cassone, cordiali anfitrioni ed entusiasti compagni di avventura.

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g.f.cassatella

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