Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '



Condividi

Iron Maiden + Megadeth – Sonisphere, Fiera Milano Live Rho (MI) – 08/06/2013

Ma come, direte voi… non era il Sonisphere? Certo, vi rispondo. E il titolo Iron Maiden + Megadeth non è certo irrispettoso dei gruppi di supporto (ci mancherebbe, proprio da parte mia…): è piuttosto un dato realistico, dovuto al mio arrivo tardivo ad una delle più attese kermesse metalliche dell'estate. Un sabato libero non lo si rimedia neanche a pagarlo, e la mia allegra brigata è arrivata all'area fiere esattamente un'ora prima di riuscire ad entrare al concerto, non tanto per la calca (40.000 avventori non si vedono poi tutti i giorni) quanto per il labirintico sistema di passaggio dal parcheggio all'ingresso dell'area concerti. In più, possiamo fare altre due considerazioni a parziale giustifica del titolo di apertura: sul biglietto del concerto campeggiava in bella vista il logo della Vergine di Ferro, con nessuna menzione relativa alle altre bands presenti; infine, come vedremo, l'oscenità dell'acustica è stata tale che solo gli Iron Maiden hanno potuto beneficiare di un suono degno di tal nome, con i Megadeth a farne le spese più di altri.

Bando alle ciance, via alla fredda cronaca: le 17.30 sono passate da poco quando il sound inconfondibile dei Mastodon si diffonde già oltre le ultime mura che mi separano dalla zona live. È la sostanziale conferma dell'esistenza della Nemesi, che dopo il mio mancato incontro con Papa Emeritus e i suoi Nameless Ghouls a Bologna il giorno prima mi impedisce anche qui di vedere dal vivo la "new sensation" del momento: comunque sia, mi sono perso i Ghost ma l'impressione di aver riconosciuto il sound degli autori di "Blood Mountain" è confermata, ed mi trovo dunque dinanzi a una delle più interessanti realtà metal degli ultimi anni. Inutile negare di essere poco ferrato sulla pur esigua discografia del quartetto statunitense, qui protagonista di una performance complessa e anche più "cerebrale" della precedente volta in cui avevo avuto occasione di intercettare la band live, a Roma nel 2007. Non siamo di certo di fronte ad un combo dal sound diretto e "in your face", e azzarderei che le tinte quasi progressive che ne infarciscono le composizioni lo rendono quasi più adatto all'ascolto "casalingo" che alla dimensione live: un giudizio, questo, sicuramente influenzato dalle già citate improponibili condizioni sonore a cui i Mastodon sono stati sottoposti al Sonisphere, che ha penalizzato in primis gli intrecci vocali di Troy Sanders e soci. Una condizione precaria, certo, che comunque non ha impedito di apprezzare le qualità di brani come "Crystal Skull" e "Blood and Thunder"… probabilmente è giunto per me il momento di vedere la band all'opera in un concerto da headliners, in modo da poterne apprezzare appieno le varie caratteristiche.

L'oscurità non accenna a calare, e tuttavia è già il turno dei Megadeth (tra l'altro, supporters degli Iron Maiden proprio nel fatidico tour del 1988): l'attesa sale, e termina solo quando Shawn Drover si posiziona dietro le pelli scandendo il ritmo dell'opener "Trust", con Ellefson, Broderick e Mustaine a seguirlo sul palco. L'emozione per la prima volta in cui vedo il quartetto che ha scandito una parte importante della colonna sonora della mia adolescenza lascia subito spazio al crudo realismo: il suono è veramente indecente, spesso in distorsione, e dà il colpo di grazia alle linee vocali di Mustaine, già notoriamente non proprio un'ugola d'oro nel cantato live, e ora per di più appesantito dall'inesorabile passare degli anni. Solo sul quarto brano eseguito ("She Wolf") il suono migliora decisamente, in tempo per l'ingresso di Cristina Scabbia, ospite di lusso protagonista del noto duetto sulla nuova versione di "A tout le monde". Scaletta stellare, sottolineata dalle immagini tratte dai videoclip della band e molto incentrata sulla discografia anni '90, che ha visto la presenza di ben tre estratti da "Countdown to Extinction" – la title track, "Sweating Bullets" e l'acclamatissima "Symphony of Destruction", cantata a gran voce dal pubblico – in occasione del (poco più che) ventennale dell'album; spazio anche agli estratti dall'ultimo "Super Collider" freschissimo di pubblicazione: "Kingmaker" (caratterizzato dagli assoli alternati tipici dei primi album della band), la scanzonata title-track e l'energica cover dei Thin Lizzy "Cold Sweat". In una scaletta simile, i brani nuovi sono pur sempre una fase di passaggio, in attesa del responso definitivo, e in effetti i riflettori sono puntati su "Peace Sells" e sull'inusuale materializzazione della mascotte Vic Rattlehead sul palco. Una scena che avevamo visto solo sui videoclip di "Hangar 18" e di "Wake Up Dead" (per me la grande esclusa dalla scaletta di Milano…) e che avvicina idealmente i Megadeth agli headliners Iron Maiden. In definitiva, l'impressione è stata quella di un Dave Mustaine divertito e (sin troppo) rilassato, e in grado tuttavia di offrire come di consueto una performance chitarristica energica, coadiuvato in questo dal fido gregario "Junior" Ellefson, mentre il mio giudizio su Chris Broderick resta ancora parziale e non del tutto positivo. Con una pazienza e una dedizione da esecutore materiale, si è mostrato molto sicuro sulle partiture di Chris Poland, mentre l'impressione è che l'ex Jag Panzer/Nevermore arranchi sempre un po' quando si tratta di eseguire gli assoli di Mr. Marty Friedman (ne è esempio "Hangar 18"). Intendiamoci, sarebbe un compito ingrato per la maggior parte dell'umanità, ma il punto non è quanto Broderick sia bravo o aderente all'originale: il punto è piuttosto che il chitarrista appare qui condannato all'eterno compito di interpretare un originale perfetto in ogni sua componente e che (la scelta dei brani lo dimostra) viene qui riproposto all'infinito, nella coscienza che i fasti di quel periodo non torneranno più indietro. Una considerazione forse un po' amara, che però non toglie del tutto la patina di magia portata dall'inserimento di "Holy Wars" nel finale, con chiusura e abbraccio finale dei nostri affidata alle note di "My way"…

Sono le 21 circa, e tutto va bene. Va anche meglio, quando gli speakers diffondono le note di "Doctor doctor" degli UFO nella versione eseguita dagli Iron Maiden di Blaze Bayley. La scelta ha dell'ironico, ma è ormai una costante nella fase preparatoria dei live della Vergine di ferro. Le immagini di ghiacciai scorrono sugli schermi – altra costante, questi schermi, in vista di una sempre maggiore spettacolarizzazione del live – e la mente va al vero motivo per cui si è qui. La notizia che gli Iron Maiden stessero mettendo su il tour commemorativo di Maiden England, sulla falsariga del 7th Tour Of A 7th Tour, è di quelle che non lasciano indifferenti, e che anzi mi hanno spinto a procurarmi immediatamente una copia del DVD del 1988, sebbene avessi una versione DvX del concerto, nonché una gloriosa videocassetta su cui avevo selezionato in maniera certosina gli highlights di "12 Wasted Years". Crepi l'avarizia: cosa dovrebbero dire i personaggi che hanno sganciato 90 e passa euro per il Golden Pit? Avrei io qualcosa da dire in merito, ma mi asterrò, per stavolta… In ogni caso, gli anni passano, in particolare per Dave Murray, ma gli Irons sono pur sempre gli Irons: un concerto perfetto, senza sbavature di rilievo e che anzi si conferma migliore di quelle esibizioni che li hanno visti protagonisti una ventina di anni fa, con le valigie di Dickinson già pronte e con il conseguente disimpegno dello stesso dietro il microfono. L'intro di "Moonchild" lascia spazio alla track, i polsi tremano e lo scenario polare accoglie Bruce Dickinson che si conferma gran mattatore, correndo avanti e indietro con uno spolverino in stile Captain Harlock… il coinvolgimento sale con "Can I Play With Madness", e si giunge finalmente ad un momento di pura commozione: sugli schermi appare il faccione di Patrick McGoohan e le immagini di uno dei più importanti serial della storia della televisione: "The Prisoner"! Va da sé che l'esecuzione dell'omonima song non è un evento così comune in un concerto dei Maiden, e il brano sortisce il suo effetto nonostante la prevedibilità della scaletta in oggetto visto il tour commemorativo, complice anche un Adrian Smith che sciorina i suoi memorabili assoli armato per l'occasione di Les Paul.

Lungi dal volervi presentare l'intera tracklist (anche se sarebbe doveroso!), dirò qui che i sei si sono concessi due "deviazioni" dal programma stabilito, con l'esecuzione di "Afraid To Shoot Strangers" e "Fear Of The Dark", peraltro molto apprezzate dal pubblico: un paradosso temporale e un "salto in avanti" al 1992 che rappresenta però una scelta per nulla malvagia, capace a sua volta di riportarmi indietro di vent'anni (!). In generale, l'impressione è stata quella di uno spettacolo giocato sulla presenza di grandi scenografie, con l'uso a profusione di fuochi ed effetti pirotecnici come neanche i Venom all'Hammersmith: un vezzo tranquillamente perdonabile, insieme alle immancabili immagini sullo sfondo – a contestualizzare per ogni brano le copertine di album e singoli – nonché ai travestimenti di Bruce, che ha assunto di volta in volta i panni del soldato inglese (su "The Trooper") del personaggio medievale ("The Number Of The Beast") o del dannato senza redenzione ("Seventh Son Of A Seventh Son" e "The Clairvoyant").
E il resto della band? Precisi come un orologio, tutti: un Murray visibilmente invecchiato ha offerto una prova esecutiva da far impallidire molti dei neofiti della chitarra, su Smith e sul suo gusto musicale non si dirà mai abbastanza, mentre ho personalmente rivalutato Gers, preciso e fulminante nei suoi assoli nonostante non abbandoni mai il suo ruolo di giullare … quasi superfluo soffermarsi sulle qualità dei motori degli Irons, Harris e Mc Brain, mentre – quasi a simboleggiare la fine dei tabù nei confronti delle tastiere – durante l'esecuzione di "Seventh Son of a Seventh Son" fa come da copione la sua comparsa Michael Kinney, dietro un organo costruito su misura di quello che campeggia sulla copertina di "Phantom Of The Opera". "Seventh Son.." e l'inno "Wasted Years" hanno di sicuro rappresentato la parte centrale del concerto, con un Dickinson in piena forma pronto a marchiare a fuoco anche la precedente "Run To The Hills", caratterizzata da un'insolita posizione in scaletta, dall'ingresso di Eddie in versione soldato yankee e soprattutto dalla superba performance del singer.

A voler trovare il pelo nell'uovo, si potrebbe obiettare qualcosa sull'esecuzione di "Phantom Of The Opera", una scelta di classe di sicuro, ma che avrebbe tratto maggior giovamento da un arrangiamento con meno fronzoli e soprattutto meno goticheggiante, a partire dalla voce di Bruce. E tuttavia, il segreto desiderio di sentire "Still Life", "Killers" e "Die With Your Boots On", pur non essendo stato esaudito ha trovato degno surrogato negli encore: l'intro affidato alle parole del buon Churchill introducono "Aces High", e davvero non ce n'è per nessuno (con Dickinson che la canta anche meglio dei live del 1985!), "The Evil That Men Do", con l'assolo che torna finalmente nelle mani del legittimo possessore Adrian Smith (qui doppiato da Janick Gers esattamente come avviene su "The trooper") e la conclusiva "Running Free", che chiude le danze dopo ben due ore di concerto. Grande conferma per la Vergine di Ferro, che si mostra in grado di conferire valore aggiunto anche ad una sfida particolare com'è quella della riproposizione di un tour del passato, effettuata quando i suoi componenti non sono ormai più dei giovincelli, ma pollice verso nei confronti di un'organizzazione che ha criminalmente trascurato di assicurare un suono decente ai gruppi precedenti, Megadeth inclusi. Con i prezzi dei concerti che ci sono oggi, è una pecca imperdonabile. In conclusione, quanto il tour di Maiden England appaia come il canto del cigno degli Iron Maiden, o una parentesi prima di esplorare nuovi orizzonti musicali, non lo sappiamo ancora: per ora, interessa di sicuro poco anche ai 40.000 spettatori accorsi alla kermesse. Up the Irons!

Francesco Faniello

<<< indietro


   
Buffalo Grillz
"Martin Burger King"
Monnalisa
"In Principio"
Overkhaos
"Beware Of Truth"
Antonio Giorgio
"Golden Metal - The Quest For The Inner Glory"
Avatarium
"Hurricanes And Halos"
Ecnephias
"The Sad Wonder of the Sun"
Antipathic
"Autonomous Mechanical Extermination"
Aurelio Follieri
"Overnight"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild