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Into the Void Fest II – Bologna – Freakout Club - 13/04/2013

Qualche volta capita di vivere i concerti come delle "prime volte", e questo della seconda edizione dell'Into The Void è uno dei casi. Non per il genere proposto (ho visto i Candlemass a Roma nel 2005 con Messiah Marcolin in formazione, lo scrivo e me ne vanto), quanto piuttosto perché è la prima edizione del festival a cui assisto (e avevo sentito dire un gran bene della precedente) nonché la prima volta in cui metto piede nel Freak Out, uno dei locali di musica dal vivo più "caldi" di Bologna, nonché gestito tra gli altri dal buon Antonio (tra i mastermind del festival Teenage Attack di Pisticci, Matera), uno di quelli che si sbatte in qualsiasi punto della Penisola si trovi. E a proposito di sbattimenti, un plauso va sin d'ora a tutta la crew Iconoclast (tutti amici miei, cosa credete…) che ha messo su una scaletta niente male per uno di quegli eventi la cui coerenza e qualità continuerà di sicuro a far parlar di sé nelle edizioni a venire.

Giungo al Freak Out di Bologna per intervistare Daniel Ekeroth degli Usurpress, anche noto per essere l'autore di "Swedish Death Metal", poderosa opera enciclopedica su una delle scene underground più interessanti al mondo, quella del death svedese appunto. Dell'intervista leggerete prossimamente su queste pagine virtuali, per ora mi preme anticipare che si è trattato di una chiacchierata cordiale con un ragazzo davvero alla mano e felice di essere a suonare in un festival in Italia.

Purtroppo mi perdo l'esibizione dei Fuoco Fatuo, e torno al Freak Out durante l'esibizione dei (o meglio delle) SaturninE: la band mi strega immediatamente, dedita com'è a ricreare atmosfere allucinate, rese appena più "aperte" dagli inserti di chitarra solista. Le cinque ragazze terribili del doom mettono su un'esibizione che ricorda i Bolt Thrower più lisergici, complice la profonda voce della singer: non dimenticherò facilmente il loro monicker.

È la volta degli Into Darkness, un trio che mi ha molto ricordato gli americani Sorrow. Un trio particolare, con due chitarriste e un batterista (dalle poche informazioni in mio possesso, la band dovrebbe essere un quartetto, ma qui è apparsa senza bassista), autore di un death doom con sfuriate di batteria sparata a mille, contestuali ad un uso "a mitraglietta" della chitarra ritmica. Per via di questa alternanza, la band è accostabile agli autori di "Hatred and Disgust", con in più un'immagine selvaggia e malefica on stage che mi ha ricordato i Venom e le performances di Cronos…

Tocca ai Profanal, quintetto capitanato da una frontwoman. Il loro live è una vera e propria esplosione di violenza, a cui il pubblico risponde di buon grado scatenando il pogo. Sinceramente ho trovato il loro death old school un po' confusionario, anche se uno dei punti di forza è sicuramente il drumming forsennato del batterista: alla Chris Reifert, per intenderci!

L'atmosfera è sempre più calda e ci si prepara all'esibizione degli Haemophagus. Il quartetto siculo è autore di una performance metronomica, caratterizzata da un thrash/death suonato con la precisione dei Monstrosity e l'entusiasmo dei Cryptic Slaughter, in cui non mancano parti sabbathiane d'atmosfera. A parte la menzione particolare per l'ottima tecnica chitarristica sciorinata, a farla da padrone è proprio l'incisività delle tracks, dotate di un flavour crossover thrash chi ricorda i migliori DRI e i Wehrmacht.

Siamo già nella parte alta della classifica, e salgono sul palco gli Usurpress. Nonostante i tanti problemi tecnici (a partire dagli ampli per finire alla cinghia del basso di Daniel Ekeroth!) gli svedesi sono stati protagonisti di un'esibizione viscerale che ha esaltato ancor più le particolari caratteristiche del loro sound. Crust e death di pura matrice scandinava si incontrano nella miscela presentata dagli Usurpress, e il brani del loro ultimo album sembrano acquisire anche maggior valenza sul palco, nella miglior tradizione "core": è il caso del primo brano in scaletta "Trenches of the Netherworld" (title track del disco) e delle successive "Effigies Burns Across the Wastelands", "Coronation of the Crippled King", "The Wooden Sceptre" e "The Colours of Darkness", impreziosite da uno Steffe in ottima forma dietro il microfono (e assurdissimo con la sua maglietta di "Real to Reel" dei Marillion) e supportate da un pubblico in delirio, ormai preda dell'associazione tra la provenienza svedese dei quattro e il noto marchio di arredamento loro compatriota (per non parlare del menù ad esso associato).

È l'ora dei Doomraiser, e non potrebbe essere altrimenti: i romani sanno il fatto loro, e sono una vera e propria istituzione nel panorama doom nazionale. Il pubblico cambia immediatamente atteggiamento, e sembra assistere all'esibizione in religioso silenzio. Potenza del doom, di sicuro! Per parte sua, il combo autore di "Mountains of Madness" è dominato dalle chitarre e da una sagace alternanza tra riffs e assoli, nonché dal Moog del singer Nicola "Cynar" Rossi, dotato di un pathos vocale alla Morrison/Glenn Danzig.

Per concludere: un saluto a tutta la crew (Claudio e Davide in primis), agli eroi dei banchetti di sacro vinile (tra cui Borys Catelani e Marziona Blackness, poi in azione come Mrs. Vacui nell'amarcord dj set conclusivo) e appuntamento all'anno prossimo. Anzi, alle prossime iniziative della Iconoclast Records!

Francesco Faniello

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