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Peggio Punx - Alessandria – Laboratorio Sociale - 03/03/2012

L'espressione "grandi eventi" è pressoché sconosciuta nel mondo hardcore/punk, ed è giusto che sia così per le caratteristiche peculiari del genere, da sempre teso all'annullamento di qualsiasi mitizzazione dei propri eroi. Tuttavia, il concerto dei Peggio Punx a 30 anni dall'uscita del loro primo EP "Disastro Sonoro" è quanto si avvicina di più all'amata/odiata espressione da me usata in apertura. Non è solo per l'importanza storica di un ritorno che per ora ha il sapore di un one/off, non è solo per la marea di gente accorsa, e neanche per la composizione stessa del pubblico intervenuto, che supera per davvero il muro delle generazioni con schiere di ragazzi minorenni fianco a fianco di reduci di tante e gloriose battaglie. La verità è che i Peggio Punx sono come un film di Bud Spencer e Terence Hill. Ne hai assaporato il valore indiscusso negli anni in cui è uscito, si è sedimentato nelle nicchie della memoria per un tempo indefinito, ma ogni volta che lo rivedi è come se ce l'avessi lì davanti da sempre. Perché ricordi tutte le battute e ridi ancora di cuore come quando avevi dieci anni e ancora tutto da scoprire.

Ecco, questo report potrebbe anche chiudersi qui, ma rischierei di risultare ancora più criptico di quanto io non lo sia abitualmente. E dunque, via con la fredda cronaca. Alessandria è la tipica cittadina della provincia piemontese, e oggi come allora ci si chiede come sia stata possibile la nascita di un simile fenomeno in un posto qualunque, non lontano dai grandi centri ma lungi dall'essere a sua volta una grande città, con tutti i fermenti e le circostanze del caso. Per l'occasione, il concerto si è tenuto presso il Laboratorio Sociale, una ex caserma dei vigili del fuoco, divisa più o meno in due spazi principali. Nel primo si è tenuto il concerto vero e proprio, nel secondo, oltre al classico angolo bar era presente una sezione chiave dell'iniziativa, la proiezione continua del film/documentario "1980/1989: 10 anni di mucchi selvaggi e ossa rotte in Italia" curato dai ragazzi di LoveHate80.
Una montagna di foto d'epoca in cui il bianco e nero non sono solo una combinazione di colori, ma la logica bandiera di un mondo fatto di flyers, autogestioni e occupazioni spesso portate avanti contro tutto e tutti, e soprattutto chilometri macinati per portare in giro un suono e un ideale che ancora oggi il mondo intero ci invidia. Plauso dunque ai ragazzi di LoveHate80, promotori dell'iniziativa, e a quanti si sono sbattuti per mettere su il ritorno di una delle bands più eclettiche e originali dell'hardcore italiano. Prima del concerto, è d'obbligo una sosta al banchetto della band, dove abbiamo l'occasione di conoscere il batterista Federico, sinceramente meravigliato nel toccare con mano la presenza di ragazzi provenienti dai più disparati angoli d'Italia, uniti dalla sensazione di stare per assistere ad un concerto unico e (forse) irripetibile. In effetti, tra le righe si percepisce come la fama della band sia cresciuta con il tempo, anche grazie a chi, come il sottoscritto, aveva iniziato ad ascoltare i dischi dei Peggio Punx quando la loro non intensissima attività live volgeva al termine. La conversazione si anima, e in quell'occasione Federico parla della sua passione per le percussioni e dell'influenza di Stewart Copeland nel suo modo di suonare la batteria.
A sua volta, chiede se avevamo mai avuto occasione di vederli dal vivo, e la citazione nella risposta è automatica: "No! Mai!". Giuro che non l'ho fatto apposta, stavolta… Tutto è pronto per l'esibizione, con il quartetto che sale insieme su un palco per la prima volta dall'inizio degli anni '90. Le prime note di "Rumori" spazzano subito qualsiasi dubbio sull'indiscusso valore della band, sia dal punto di vista attitudinale che da quello prettamente tecnico. La scaletta è varia, e pesca ovviamente a piene mani da "Cattivi maestri", il vero capolavoro della band alessandrina, praticamente riproposto nella sua interezza con "Piede Selvaggio", "Attimi", "Niente risposte", "La tua lotta", "Cosa cambierà", "Schiavitù", "Le informazioni" e "Verrà" che si susseguono senza soluzione di continuità, ovviamente alternate agli estratti dagli altri lavori.

l pubblico è in delirio e non disdegna lo stage-diving, spesso affollando il palco e cantando a squarciagola. Le versioni live di "Solitudine", "Linea Diritta", "Pubblicità" e "Ci stanno uccidendo al suono della nostra musica" sono ovviamente quelle dell'inizio degli anni '90, quando la componente jazz-funk aveva acquisito sempre maggiore importanza nel suono dei Peggio Punx; a questo proposito, non mancano brani come "Momenti", "Balla con noi" e "Ultimo viaggio" estratti da "Alterazione della struttura", l'album pubblicato nel 1992 a nome Peggio. Verso la fine del set, tocca alle micidiali schegge del 12" "Ci stanno uccidendo al suono della nostra musica" infiammare il pubblico, ed ecco che "Guarda", "Moda" e "No! Mai!" sono qui a sconfiggere l'assalto del tempo, non prima di un tuffo nel passato con l'inno "Scemo" tratto dal primo 7". Ed ecco che avviene quello che nessuno si sarebbe mai aspettato: i Peggio Punx, constatato l'enorme numero degli avventori, decidono di lanciarsi in un set assolutamente identico al precedente, lasciando senza fiato chi, come me, ha deciso di seguirli entrambi. Una cosa che raramente avviene, in qualsiasi ambito musicale, e che va ad onore di questi instancabili ragazzi, non più giovanissimi ma con la passione negli occhi e nelle mani.

Alberto si conferma mattatore discreto ma magnetico, attento a miscelare la musica con i profondi e apocalittici testi che ne sono il giusto corollario, un atteggiamento che testimonia il pieno impegno nella scena indipendente che ha da sempre animato i Peggio Punx; Marco, Paolo e Federico sono una macchina da guerra precisa e inarrestabile, dal tocco unico e distinto, fino all'ultima nota di questa incredibile doppia scaletta. Alla fine resta il dubbio su un possibile ritorno in pianta stabile della band, e su qualsiasi progetto futuro: per il momento, resta confermata l'uscita di un dvd tratto dal concerto, nonché la sensazione di aver vissuto un momento indimenticabile della storia dell'hardcore italiano.

Francesco Faniello

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