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Napalm Death + Natron + guests - Demodè Club, Bari - 28/04/2012

Una delle classiche elucubrazioni tra metallari (più o meno sbronzi) è quella sulla genesi del genere. L'hanno inventato i Black Sabbath! Ma no, loro facevano blues. Allora gli Iron Maiden! Ma se i Judas esistevano da un botto di tempo prima! E così via. Serate passate tra le pieghe della musica che a noi piace di più a capire sei il death metal è tale perché l'hanno inventato i Death o perché il nome è stato mutuato dall'omonimo pezzo dei Possessed. Poi c'è il classico: il black metal l'hanno creato i Venom. Ma che dici, mica loro suonano come i Dark Throne!

Generazioni di metallari si passeranno la palla di questo annoso problema (secondo solo all'interrogativo sull'utilità o meno della moviola in campo), senza arrivar mai a una vera risposta (neanche Piero Angela conosce la soluzione, e questo è tutto dire). Più semplice si fa la disputa quanto si tira in ballo il grind, in questo caso tutti sono concordi nell'individuare in Scum dei Napalm Death il brodo primordiale da cui tutto è scaturito. Fa nulla che poi gli inglesi (originari delle parti di Birmingham, guarda caso la città che ha dato i natali a Black Sabbath e Judas, due dei nomi cardine nell'evolversi del metal) in questi anni sono stati capaci di provare strade differenti, flirtando con industrial, punk e death.

Per la loro discesa in terra di Puglia (quanto è stato difficile spiegare a Danny Herrera che le orecchiette in realtà si chiamano "strascinate") i quattro hanno portato in dote un album nuovo di zecca, Utilitarian, che hanno presentato sin dall'inizio della propria esibizione, aprendo con il trittico "Circumspect", "Errors in the Signals" e "Everyday Pox", riponendone così parzialmente la tracklist. La cosa che più stupisce è come i padrini del sottogenere più becero del metal a conti fatti siano tra le persone più gentili e più ossequiose del circo metallico. Lo stesso Mark "Barney" Greenway è una degli individui più lontani dallo stereotipo del punk-metallaro, e fa un certo effetto vedere questo uomo medio sbattersi come un ossesso sul palco, una sorta di Bill Foster della musica pesante. Shane Embury riempie il palco come pochi (non solo per la mole) e ben si coordina con Mitch Harris e Danny Herrera, riuscendo a fare un casino della Madonna. Show intenso come pochi, con il vocalist intento ad evangelizzare il pubblico tra un pezzo e l'altro. La scaletta ha proposto più di venti brani tra cui "Fatalist", "Practice What You Preach", "Quarantined", "Next of Kin to Chaos", "Analysis Paralysis", "Dead". L'apice lo si è toccato tra fine esibizione e inizio bis. L'accoppiata "Nazi Punks Fuck Off" – "Scum" ha mandato in visibilio il pubblico presente. Comunque tutto il bis è stato di alto livello con "Human Garbage", "You Suffer" e "Instinct of Survival". Non si è inventori di generi per caso: grande concerto il loro! Grandi Napalm Death. Ma gli inglesi non sono stati l'unica compagine data in pasto dall'ottima Rock Cult di Antonello Maggi al popolo accorso in buon numero al Demodé, sul piatto sono stati lanciati altri due gruppi che da poco hanno pubblicato un nuovo lavoro: Natron e Disguise.

I baresi Natron qualche tempo fa hanno festeggiato nel capoluogo pugliese i propri venti anni di carriera, in occasione di questa data di fine aprile hanno dato lustro al nuovo nato, quel Grindermeister che promette di diventare uno dei capisaldi della discografia del combo. Orfani del nuovo bassista impegnato con i suoi Backjumper in quel di Roma, la band ha fornito la solita robusta prestazione. I nuovi pezzi ("Morgue Feast", "Leechlord"), accanto ai vecchi ("By The Dawn", "Only Living Witness", "Hatemonger"), dal vivo non hanno sfigurato, dimostrando come i pugliesi siano non solo profeti in patria ma anche degni di un posto al sole nel panorama estremo mondiale. Chi il sole non lo cerca, ma lo allontana sono i barlettani Disguise. Definitivamente eliminate le tossine della lunga inattività, i blackster nostrani hanno dato sfoggio di una forma convincente. I pezzi proposti ("Fragile Certain Death", "The Origin of the Unknown", "Eclipse", "Repressed Rage" e "Second Coming") ovviamente sono estratti del nuovo Second Coming, e il calore del pubblico dimostra come questi brani siano stati definitivamente assorbiti dalla platea.

Ad aprire le danze sono state due realtà interessanti e che personalmente non conoscevo: gli Housebreaking e gli Entact. I laziali Housebreaking nel tempo a loro disposizione hanno sommerso i presenti con un thrash-death ricco di groove che ha ben disposto il pubblico per le esibizioni dei gruppi successivi. I pezzi proposti sono stati: "Retro-active", "Odyssey", "Infiltrati", "Blessed Be!, "Clendestine" e la cover dei Sepultura "Refuse-Resist".

Agli Entact, terzetto metal dall'indole punk, è toccato l'ingrato compito di dare il via alla kermesse. I tre se la sono cavata molto bene con il loro sound ruvido e spigoloso, conquistando il già ben numeroso pubblico. "Entact", "Prega", "Cristo", "Dead Now", "Lontano O Sepolto", "Oblio" e "Genocie", alcuni dei titoli proposti. Ancora una volta Bari si è dimostrato il vero centro nevralgico del metal meridionale, un'ottima serata in attesa del RocKcult Death Fest con Obituary, Sinister e Gory Blister , solo per citare alcuni nomi…

g.f.cassatella

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