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Kreator - Morbid Angel – Nile - Fueled By Fire, Bari, Demodè Club - 14/11/2012

Gran galà del metal estremo al Demodè di Bari. La Vivo Management, a pochi mesi di distanza dall'ottima edizione del Total Metal borchiato Testament, piazza un altro colpo niente male: portare al sud in un solo colpo Kreator, Morbid Angel e Nile. Ad accompagnare questo terzetto infernale c'erano i giovanissimi californiani Fueled by Fire, a cui è toccato il compito d'aprire le danze. Poco male, visto e considerato che all'inizio della loro performance già un numeroso pubblico era presente nella struttura. Per loro un thrash vecchia scuola, con brani estratti da entrambi gli album, Plunging into Darkness e Spread the Fire. Una mezza dozzina di canzoni ("Rising From Beneath", "Within the Abyss", "Unidentified Remains", "Dreams of Terror", "Thrash Is Back" ed "Eye Of The Demon") rabbiose e violente, giusto quello che ci voleva per accendere gli animi dei presenti.

L'oscurità cala sul Demodè, quando entrano in scena i Nile: una band capace negli anni di distaccarsi dall'ingombrante presenza delle influenze morbidangeliane nel proprio sound sino ad arrivare a concepire alcuni dei migliori album di sempre dello US death metal. "Sacrifice Unto Sebek", "Defiling the Gates of Ishtar", "Kafir!", "Hittite Dung Incantation", "Ithyphallic", "Permitting the Noble Dead to Descend to the Underworld", "Sarcophagus", e "Black Seeds of Vengeance" sono stati i brani eseguiti. Grande tecnica e precisione, buona anche la presenza scenica con i due leader, Karl Sacders (una sorta di versione bionda di Jon Oliva) e Dallas Toler-Wade, sempre pronti a incitare il pubblico tra un pezzo e l'altro. Un vero e proprio "Stargate", che ci ha riportato nell'antico Egitto.

Da questo momento in poi, vogliate scusarmi, perderò ogni briciolo di imparzialità, andando contro a ogni regola deontologica. Per il sottoscritto i Morbid Angel sono il Death Metal. Nessuno come Trey Azagthoth e compagni riesce a schiacciarti sotto una cascata di riff malvagi e morbosi. Della formazione classica erano presenti solo Trey e Dave Vincent: alla seconda chitarra, infatti, c'era Destructhor, mentre alla batteria Tim Young sostituiva Pete Sandoval. Padrone indiscusso dello show è stato il singer, una sorta di Elvis del male. Voce profonda e cattiva, carisma da vendere. Fuori da ogni realtà terrena, invece, Azagthoth, perso chissà dove, ma capace di regalare emozioni con la sua chitarra. Buona anche la prestazione di Tim Young. La band aveva promesso una scaletta fatta solo di classici e per lo più è stato così, se si escludono "Existo Vulgoré " e "Nevermore", entrambi presenti nel controverso Illud Divinum Insanus, e "Bil Ur-Sag", unico brano dell'epoca Tucker (Formulas Fatal to the Flesh"). Tutto il resto proveniva dal primo periodo con Vincent, quello che va da Altar Of Madness a Domination: "Immortal Rites", "Fall From Grace", "Rapture", "Pain Divine", "Maze of Torment", "Lord of All Fevers and Plague", "Chapel of Ghouls", "Dawn of the Angry", "Where the Slime Live", "God of Emptiness" e "World of Shit (The Promised Land)". Uno show intenso e maestoso, degno dei padrini del detah metal!

Altro gruppo a cui sono legato è sicuramente quello di Mille Petrozza, i Kreator: nonostante alcuni cambiamenti di rotta della seconda metà degli anni novanta, restano probabilmente il più importante gruppo thrash continentale. Senza di loro la storia del metal da questa parte dell'oceano sarebbe andata in un'altra direzione. Certo le asperità del passato ormai sono state definitivamente limate; oggi la furia iconoclasta degli inizi è stata sostituta dal mestiere. Grande presenza scenica, grandi suoni. Una band più patinata sì, ma in grado ancora di picchiare duro, in questo senso non ci sono molte differenze tra i Kreator da studio e quelli da palco. Grandi giochi di luce, un Petrozza in gran forma e sempre contento di ricordare le proprie origini italiane. Una dozzina e passa di album, da cui raccogliere a piene mani i brani da presentare sul palco barese, non sono pochi. Fortunatamente i Kreator non si sono lasciati pregare e hanno ripercorso un po' tutta a loro storia, per la gioia del sottoscritto, più interessato ai vecchi classici che hai nuovi pezzi (l'età inizia a sentirsi). "Mars Mantra", "Phantom Antichrist", "From Flood Into Fire", "Enemy of God", "Phobia", "Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)", "Civilization Collapse", "Voices of the Dead", "Extreme Aggression", "People of the Lie", "Death to the World", "Coma of Souls / Endless Pain", "Pleasure to Kill", "The Patriarch", "Violent Revolution", "United in Hate" e "Betrayer". Ovviamente la chiusura finale è spettata alle iper-classiche "Flag of Hate" e "Tormentor". Una prestazione che ha accontentato tutti presenti, evidenziano ancora una volta la classe innata dei crucchi.

Un vero successo di pubblico che dimostra ancora una volta che la qualità paga! Infatti, pullman da un po' tutto il meridione sono giunti sino a Bari: una volta tanto lo Stivale è stato capovolto!

g.f.cassatella

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