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Kamelot - Estragon, Bologna - 13/11/2012

Grande delusione il concerto che segna il ritorno dei Kamelot nel nostro paese dopo il tour di supporto a "Poetry for the Poisoned" che aveva visto Fabio Lione (Rhapsody of Fire, Vision Divine) sostituire un Roy Khan in periodo di riflessione che culminerà con l'uscita di quest'ultimo dal gruppo, e l'arrivo al microfono di Tommy Karevik (Seventh Wonder).

I motivi del perché io sia uscito dall'Estragon con la forte sensazione di aver buttato al vento trenta euro (non esattamente brustoline) sono vari. Innanzitutto, il primo grande problema sta secondo me nell'abuso di Elize Ryd, cantante che molti avranno avuto modo di vedere nel video del primo singolo tratto dall'album "Silverthorn", intitolato Sacrimony. Personalmente non ho capito se la ragazza abbia veramente voce o meno, vuoi un po' per colpa dei volumi vuoi perché troppo impegnata a lanciare bacini e sorrisi o a tentare di non inciampare negli ingombranti vestiti da gothic girl, a volte un po' esagerati e assolutamente fuori luogo. Altri momenti che mi hanno fatto dubitare sulla validità della mia spesa sono stati gli assoli di batteria, basso e tastiera ad opera di Casey Grillo, Sean Tibbets e Oliver Palotai, il primo del tutto inutile (solita sfuriata in doppia cassa e due tre passaggi a caso), il secondo non si può nemmeno definire assolo ed è un peccato perché va a rovinare l'ottima prestazione del bassista durante lo show; il terzo partito bene, in stile classicheggiante, si conclude lanciandosi in un duetto con la batteria sul tema dei Pirati dei Caraibi. Perché?!
Da musicisti di questo livello, con dieci dischi alle spalle, uno si aspetta qualcosa di più.

Sempre rimanendo su questo discorso vedere il chitarrista Thomas Youngblood rovinare assoli bellissimi come quello di "The Great Pandemonium" improvvisando due tre note a caso, per poi dedicarsi duranti gli ultimi brani al cazzeggio con la videocamera, non è a mio parere molto corretto verso il pubblico pagante, ma guardandomi attorno ho notato di essere solo in questa riflessione!!

Detto questo non tutto è da buttare, la scaletta rimane validissima, pescando da gran parte della produzione della band; va riconosciuto a Karevik il merito di rimpiazzare il posto di Khan in modo più che ottimo, le movenze e la voce sono un evidente tributo al passato, ma per ora è un peccato che si può perdonare, il ragazzo in ogni caso ha una gran voce e sa come interagire con il pubblico.

In conclusione, mi auguro di ritrovare i Kamelot nel prossimo tour più concentrati sull'essere e meno sul sembrare.

Enrico Cazzola

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