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Area - Fasano Jazz - 09/06/2012

Il Fasano Jazz Festival non ha mai disdegnato capatine in ambito progressive, così è stato anche per la dodicesima edizione, che ha visto come protagonisti i riformati Area. Certo la band che fu di Demetrio Stratos è stata una compagine prog sui generis, forse più vicina al (free)jazz che al genere che nel nostro paese ha avuto come massimi esponenti BMS e PFM.
L'esibizione, preceduta dalla presentazione del libro, "Prog. Una suite lunga mezzo secolo", del collega e amico Donato Zoppo, è iniziata con la presenza sul palco del solo Paolo Tofani.

Il chitarrista della band, ormai sempre più immerso nel suo percorso di ricerca etno-musicale, ha eseguito una suite di propria creazione, "Trikanta", così chiamata in onore dello strumento progettato dallo stesso Paolo. Molto suggestiva è stata la performance, non solo per l'aspetto squisitamente musicale, ma anche per quello visivo: l'artista da solo sul palco, sospeso tra passato (abbigliamento da guru) e futuro (tecnologia, con il passaggio dalla Mela di Odessa alla mela morsicata).

Finita l'esecuzione della suite, ecco fare capolino sul palco del Teatro Kenendy l'accoppiata Fariselli-Tavolazzi, e il gioco si fa serio. "Arbeit Macht Frei" riscalda il numeroso pubblico presente, riportandolo indietro di una quarantina d'anni. Finita la title track dell'esordio, tocca a Fariselli il compito di introdurre quel progetto bizzarro che risponde al nome di "Sedimentanzioni", un'unica song che raccogli in un minuto e mezzo scarso una selezione del repertorio degli Area! Finito il "frullato di Area", il barbuto presenta l'ospite delle serata, Maria Pio De Vito, nota al pubblico rock soprattutto per la militanza nei Quintorigo. Al termine della serata si avrà la certezza che la singer in realtà è parte integrante, se non centrale, del progetto. A lei è stato demandato il compito di sostituire il compianto Demterio, La De Vito ha avuto l'intelligenza e il coraggio di non lasciarsi tentare della lusinghe del mero scimmiottamento del cantante di origine greche, ma ha ben pensato di metterci del suo, arricchendo in chiave personale il repertorio degli Area. Questo è stato subito chiaro sin dalle prime note di "Cometa Rossa", brano fra i più belli e intensi della discografia dei nostri. La voce e la tecnica della cantante hanno regalato subito emozioni difficilmente descrivibili.

Gli Area non sono un gruppo morto o una compagine di vecchietti che vive nel ricordo del passato, così "Nervi Scoperti" viene riletta in maniera nuova (ma questo varrà per tutte le song proposte), con un corposo assolo di batteria di Walter Paoli (a riprova che il trio originario non considera gli altri due musicisti dei semplici sparring partner). "Gerontocrazia" viene introdotta dalla voce stupenda di Mari Pia, abile nell'interpretare una vecchia ninna nanna originaria dell'Asia Minore. All'interno del brano troverà anche spazio un estratto da "L'Elefante Bianco". E' Tofani a prendersi la briga di narrare le avventure de "La Mela Di Odessa", alla De Vito il compito di impreziosire i racconto con i ghirigori vocali. Il brano che tu tutti aspettavano, "Luglio, Agosto, Settembre (Nero)" arriva quasi di sorpresa, vestito di nuovo com'è. Ancora una volta a salire sugli scudi è la vocalist, che si confronta con il cavallo di battaglia della band senza alcun timore. Finita l'esecuzione, il gruppo saluta ed esce di scena. Ovviamente è solo una pausa, il pubblico esige ancora una canzone. Così arriva la conclusiva "Gioia e Rivoluzione". Un concerto grandioso, non solo per il repertorio proposto ma soprattutto per l'entusiasmo che questi cinque artisti hanno trasmesso al pubblico. Raramente mi è capitato di vedere su un palco delle persone così sorridenti e genuinamente divertite (anche quando ci sono stati dei piccoli incidenti di percorso, come una corda rotta per Tofani).

Questa umanità non è di facciata, il tiro Tavolazzi-Fariselli-Tofani ha ricevuto il pubblico nei camerini sin dai momenti immediatamente successivi alla fine del concerto, non negando a nessuno foto e autografi.
Ancora una volta devo fare i miei complimenti al direttore artistico del Fasano Jazz, Domenico De Mola, che in questi anni è riuscito nell'impresa di portare grandi nomi nella cittadina brindisina.

g.f.cassatella

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