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Agglutination Metal Festival – Chiaromonte (PZ) – 25/08/2012

Ci sono tanti festival metal, ma l'Agglutination è l'Agglutination. Affermazione un po' azzardata, dirà qualcuno, ma sapere che nella propria regione un happening di questo calibro è ormai giunto alla diciottesima edizione fa un certo effetto. Sull'ormai prestigioso palco di Chiaromonte in provincia di Potenza (passato a Sant'Arcangelo per alcuni anni e ora ritornato alla casa madre) si sono avvicendate negli anni bands del calibro di Overkill, Gamma Ray, U.D.O., Vader, Vicious Rumors e Cannibal Corpse, senza contare tutte le leggende italiane di ieri e di oggi che hanno offerto il loro contributo alla causa del metal in Basilicata. E poi, tornando all'edizione 2012, perché tacere delle varie occasioni di incontro in situazioni del genere: i "colleghi" Antonio e Giovanni, il buon Gigi della Vivo Management, l'immenso Tafaro come sempre fonico di palco, e soprattutto lui, il vero eroe di tutta la kermesse: Gerardo Cafaro, un nome che è già una leggenda nell'ambiente metal del Sud Italia, forte com'è della coerenza e costanza dimostrate nel tenere in piedi questo evento nonostante le immaginabili difficoltà che si susseguono, anno dopo anno, in una zona che non è esattamente la patria della musica estrema, né al centro delle grandi vie di comunicazione. Per questo, valore artistico delle bands in scaletta a parte, la gran parte degli onori va tributata a lui, e a tutto l'entourage organizzativo dell'Agglutination, per aver portato avanti negli anni il festival con dedizione quasi religiosa. Bando alle doverose presentazioni, e via con la nuda cronaca.

Al mio arrivo, il sole è ancora alto e suonano già i Vexed, con il loro thrash/black dalle ritmiche cadenzate. L'influenza dei maestri Venom è innegabile, e infatti i milanesi pagano loro il giusto tributo con una cover di "Black Metal" che contribuisce a scaldare gli animi dei presenti.

È la volta degli Ecnephias: forti della pubblicazione di "Inferno", i potentini giocano praticamente in casa; sono vecchie conoscenze del festival (erano già presenti nella bill del 2009, seppure in una posizione in scaletta meno favorevole), e il gruppo dei loro sostenitori si rivela nutrito e in crescita. È sicuramente positivo vedere che una realtà locale inizia ad avere un seguito più ampio, e in effetti, al di là del mio gusto personale, la proposta musicale è sufficientemente originale e valida: con il loro metal fortemente influenzato da componenti gothic e orrifiche rappresentano una voce fuori dal coro rispetto a realtà emergenti generalmente appiattite sul power, sul death/black "in your face" e sul NuMetal. Nonostante il volume della chitarra solista sia penalizzato in uscita, indubbia è la carica teatrale e il magnetismo degli Ecnephias, evidenti nei cori affidati al bassista e nell'esecuzione di "A Satana", (avviata a diventare un vero e proprio anthem) e della conclusiva "A Strange Painting" (tratto dal precedente "Ways Of Descention") con il suo accattivante ritornello che si attesta su coordinate più propriamente symphonic, mostrandoci una band in continua evoluzione. La speranza è che la band stemperi con il tempo le asperità presenti in un sound che è il difficile connubio tra la componente death e le suggestioni prog settantiane; per ora la promozione è assicurata!

Giungono finalmente sul palco i greci Rotting Christ, la band su cui era concentrata forse la massima curiosità dei presenti, dato l'alone di misticismo degli ellenici rafforzato da una carriera costellata di dischi che li ha resi la realtà di punta della scena del proprio Paese. Dopo un'intro nello stile di Orff, il quartetto guidato da Tolis attacca deciso con il proprio set, che appare sempre più orientato verso una personale e interessante versione del gothic metal con elementi industrial e forti tinte epiche. Una scelta di brani che forse pecca un po' di eterogeneità, ma si tratta di un peccato veniale considerando che i Rotting Christ sono al loro primo concerto in zona, e che il loro set viene vissuto come un vero e proprio evento. Dunque, i classici come "The Forest of N'Gai" e "Non Serviam" sono accostati a brani del calibro di "Noctis Era" (tratta dall'ultimo "Aealo"), che mostra l'evoluzione dalla rozzezza degli esordi fino ad un suono sempre più lanciato nel firmamento avantgarde, e sempre più influenzato da Celtic Frost, Coroner e Moonspell più che dal classico black degli esordi. Sakis Tolis arringa volentieri in italiano, il pubblico risponde bene, nonostante la performance abbia risentito dei soliti problemi tecnici.

Il sole è calato da tempo, e tocca ai Rhapsody of Fire. Non sono il massimo agitatore della bandiera power, ma non nascondo che sono qui per loro: tanta è la curiosità di vedere dal vivo una delle band chiave del metal italiano, che ho seguito con attenzione, almeno nei primi stadi della loro discografia. Come tutti sanno, la band è al suo primo tour senza Turilli, che ha intanto fondato la sua personale costola Luca Turilli's Rhapsody. A questo stadio della saga dei friulani, tutti i riflettori sarebbero teoricamente su Alex Staropoli, ma è ovviamente Fabio Lione a rubare la scena, sia nell'esecuzione dei brani che nel rapporto con il pubblico. La scaletta vede scorrere una dopo l'altra "From Chaos to Eternity", "Triumph of Agony" e la possente "Unholy Warcry", e c'è spazio per solenni momenti di alta epicità con "Lamento Eroico" e "The Magic of the Wizard's Dream", che però risentono forse della dimensione live, non potendo essere supportate dal giusto numero di voci "reali" e dunque reggendosi in gran parte su basi preregistrate. Questo rappresenta un po' il neo della performance del quintetto di Staropoli (e probabilmente le cose non erano diverse nell'era Turilli/Staropoli), ma c'era da aspettarselo. Quello che sinceramente non mi aspettavo è stata l'eccelsa performance di Mr. Fabio Lione, che avevo già avuto occasione di vedere live sia con gli Athena che con i Vision Divine, ricevendone impressione tutt'altro che positiva. E invece, ecco qui a ricredermi e ad incensare un ottimo frontman, dotato di ottime qualità tecniche cui si accompagna (e non sempre avviene) una timbrica bella e non artificiosa. Infine, menzione particolare per i brani in cui i polsi sono tremati: "The Village of Dwarves" (tra le mie preferite), "Dawn of Victory", e le conclusive "Holy Thunderforce" e "Emerald Sword". Roberto De Micheli è apparso un po' in difficoltà a ricoprire il ruolo che è stato di Turilli fino all'altro ieri, ma confidiamo in una maggiore coesione di gruppo con il tempo. D'altronde, questi sono i Rhapsody of Fire: non nego che la loro performance ha sollevato in me la forte curiosità di assistere anche alla "versione" di Turilli. Vedremo…

Chiusura con i Dark Tranquillity, già headliners dell'edizione 2008 del festival. In effetti, il ritorno degli svedesi a pochi anni di distanza aveva suscitato non poche perplessità; fatto sta che i misteri metallici (per citare l'omonimo frate) restano tali, e dunque la performance può sempre servire a chi se li era persi qualche anno prima. Spero di no, aggiungerei: nel 2008 i Dark Tranquillity sono stati senz'altro protagonisti di un concerto superiore da tutti i punti di vista. La scaletta degli ex paladini del Gothenburg style inizia con "Terminus" per proseguire con highlights del calibro di "Misery's Crown" e "The Mundane and the Magic", ma non è questo il punto: Mikael Stanne è apparso spompato e in pessima forma, e neppure la presenza in scaletta degli ultra classici "The Wonders at you Feet" e "Therein" è valsa a risollevare un'esibizione irrimediabilmente rovinata da una voce niente affatto all'altezza, e da un suono inspiegabilmente orrendo. Anche i deathsters invecchiano col tempo? Sicuramente, e non sta a me giudicarlo. Fatto sta che è stato chiaro a tutti che, posizioni in scaletta a parte, l'Agglutination 2012 è stato dominato dai Rhapsody of Fire. Tuttavia, si tratta di considerazioni puramente tecniche: come già ampiamente anticipato, il valore del festival risiede nell'idea che esso porta avanti, e che ancora una volta un pugno di aficionados si è trovato a supportare, macinando chilometri per una causa più che buona. Ci vediamo nel 2013!

Francesco Faniello

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