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Deicide + Belphegor + Hour of Penance + The Amenta Eloa Vadaath + Symbolic + Tales of Deliria - target Club - Bari - 11/07/2011

Capo chino, passo veloce e trolley nella mano. Una marea di gente attorno che lo lascia passare distrattamente, troppo presa com’è dagli ultimi arrivati dall’Australia. A vederlo così, Glen Benton tutto sembra tranne che quel diavolo tanto temuto da chi, nei giorni antecedenti al concerto dei Deicide, ha sollevato un polverone. Che a pensarci bene sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico… e sti tipi di perseveranza ne hanno tanta se due volte su due, in occasione delle date baresi degli autori di Legion, hanno levato cori di protesta. Lamentele cadute nel vuoto, visto che poi il tanto reclamizzato incontro di preghiera all’esterno del Target, luogo in cui s’è tenuto il concerto, non c’è stato (si sa, le coroncine del rosario sono composte di buone intenzioni) . Una vera disdetta, perché sapere che si pecca mentre qualcuno prega per te, è come andare in bicicletta con le rotelle!

Solo morendo sapremo cosa ci attende nell’aldilà, per ora le uniche fiamme viste sono quelle del barbecue su cui veniva cotta la tradizionale “zampina” barese.
La Vivo Management di Luigi Pisanello nella sede estiva del Target ha messo sù un parterre d’eccezione che vedeva non solo i già citati Deicide, ma anche Belphegor, Hour Of Penance, The Amenta, Eloa Vadaath, Symbolyc e Tales Of Deliria (il tutto a soli 15 euro!).

Il vile destino ha voluto che il concerto cadesse di lunedì e che io lavorassi (ah, se avessi scelto di fare il barbiere…) e per questo ho dovuto saltare le esibizioni dei primi due gruppi in scaletta: Tales Of Deliria e Symbolyc, colgo l’occasione per scusarmi con loro.
Quindi il mio concerto parte con gli Eloa Vadaath, band che non conoscevo, ma che mi ha colpito favorevolmente.. Il combo di Rovigo ha intrattenuto il già numeroso pubblico preserale con un death metal tecnico e complesso, arricchito dalla presenza del violino. Mi riservo di approfondire la loro conoscenza.

Gli australiani The Amenta hanno vinto sicuramente il premio popolarità, non tanto per la loro esibizione, quanto per la loro disponibilità: prima e, soprattutto dopo, non si sono risparmiati nei confronti del pubblico. Foto, autografi e birre condivise. Dal punto di vista musicale non è che mi abbiano colpito più di tanto. Li conoscevo per quanto proposto nel 2008 con l’album nOn, all’epoca accolto favorevolmente dal sottoscritto. Però, per mia grande sorpresa, quei toni futuristici che avevano arricchito quell’opera, in sede live si sono persi. Un peccato!

Gli Hour Of Penance sono da anni una delle migliori realtà del panorama italico: ne è la riprova la loro posizione nel cartellone, subito a ridosso dei big della serata. Anzi, a giudicare dall’entusiasmo del pubblico sotto il palco, il sospetto che più d’una persona sia qui per loro (anche se magari non esclusivamente) è forte. Show muscolare, fatto di tecnica e feeling (non sempre le cose vanno a braccetto nel metal e nella musica in genere). Nonostante i romani siano passati in Puglia più di una volta, non li ho mai incrociati sulla mia strada, per questo mi ha fatto piacere confermare l’ottima opinione che ho di loro anche in sede live.

I Belphegor sono riusciti nell’impresa di diventare una band mainstream nonostante le recensioni tremende ricevute ai tempi dei loro primi album (andate a recuperare qualche rivista degli anni 90). Gran merito va alla vena stakanovista della band, questo dovrebbe essere di lezione a chi si approccia al metal pensando che più si beve e più si bestemmia e più si è grandi artisti. Con un album, Blood Magick Necromance, ancora caldo di stamperia, gli austriaci si sono presentati sul palco barese con il consueto abbigliamento sanguinolento. Il loro sound negli anni si è affinato (come la tecnica), ma dal vivo restano una vera macchina schiacciasassi. Il pubblico ha risposto bene, anche perché in molti erano qui per loro e non per gli americani. In parte i fatti hanno dato loro ragione: ben più convincete la loro esibizione rispetto a quella dei mammasantissima del death (non tanto per la qualità intrinseca dei pezzi, quanto per la convinzione e la grinta). “In Blood - Devour This Sanctity”, “Angeli Mortis De Profundis” e “Impaled Upon The Tongue Of Sathan”, i nuovi brani proposti insieme ai più meno grandi classici (non è mancata neanche tutta una serie di insulti recepiti con entusiasmo dall’audience!). Gran bella esibizione, non c’è che dire!

I Deicide si presentano sul palco con la stessa line-up che ha registrato il nuovo To Hell With God (Benton, Santolla, Owen, Asheim), album che ha dimostrato come la band pur non attraversando il migliore momento della propria carriera, riesce a mantenersi su livelli decenti. Però il palco è tutt’altra cosa, e sin dall’inizio si capisce che quel satanasso di Benton vorrebbe essere ovunque ma non lì a suonare per l’ennesima volta i propri pezzi. Mai mi è capitato di vedere all’opera un musicista così svogliato. Il resto della band ha fatto il suo, soprattutto i grintosi Santolla e Asheim, anche se Owen denota una certa staticità (anni e anni di lettura della Gazzetta dello Sport… affinano il linguaggio). Nell’oretta di concerto il cantante-bassista ha alternato sproloqui alcolici a brani nuovi (“Conviction”, “Hang in Agony Until You're Dead” e “How Can You Call Yourself a God” ) e vecchi (“Dead by Dawn”, “Lunatic of God's Creation”, “Once Upon the Cross” e “When Satan Rules His World”, solo per citarne alcuni). Fortunatamente la grandezza dei classici è tale da rendere un concerto svogliato un’esibizione di grande spessore con tanto di massacro in prossimità delle transenne.

Serata di grande musica in una location ad hoc per le esibizioni estive.

g.f.cassatella

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