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Coroner + Schizo + Cruentus + Tales of Deliriä - Bari - Demodè club - 10/12/2011

Spesso in questi ultimi tempi mi capita di far ricorso alla frase fatta "il tempo è galantuomo". Però, per quanto abusata questa formula, mai come oggi è veritiera. Il ritorno sulle scene di formazioni del calibro di Cynic, Atheist, Pestilence e Autopsy, giusto per fare alcuni nomi, evidenzia come il fenomeno del download da un lato ha affossato l'industria discografia ma dall'altro ha ridato vigore a realtà che ai "loro tempi" sono state snobbate dalle masse, sino allo scioglimento. Il motivo principale di questo oblio va individuato in due fattori: voglia di esplorare nuovi territori musicali e prezzo del cd\lp. Venuto meno la seconda concausa, il metallaro medio si è buttato senza nessun "rischio" anche su band fuori dai regolari canoni stilistici del metal. E così pian piano la voglia di rivedere dal vivo gli eretici del metallo è cresciuta.

Uno dei nomi di spicco di quel nugolo di temerari è quello degli svizzeri Coroner, tornati da un anno a questa parte a solcare palchi di mezza Europa. Per fortuna mia e dei metalheads del meridione, la sempre più attiva Rockcult di Bari ha ben pensato di riportare gli elvetici in Italia, ospitando per la prima volta il trio al Sud. Che la voglia di vedere gli autori di Grin dal vivo fosse parecchia, lo dimostra la valanga di mail giunte in redazione in occasione del contest organizzato dalla stessa Rockcult in collaborazione con noi di rawandwild.com.
Dalle parti più disparate d'Italia sono arrivate risposte di persone speranzose di accaparrarsi i 2 biglietti in palio o quantomeno una delle tre riduzioni. Altri 10 fortunati si sono "consolati" con una delle dieci maglie con il logo della Rockcult! Antonello Maggi e il suo staff, inoltre, non si sono limitati a dare in pasto al pubblico i Coroner ma hanno messo su un vero e proprio mini festival dalle tinte estreme.
Il luogo deputato a ospitare l'evento è stato il Demodé, club da cui mancavo da un annetto e più, che ho ritrovato rinnovato e migliorato (sia dal punto strettamente logistico che da quello dell'acustica).

Ad aprire il massacro sono stati i Tales of Deliriä, combo che solo qualche settimana fa avevo elogiato per l'esibizione di supporto ai Vomitory. Non posso che confermare le belle parole spese in quella sede, evidenziando anche come i baresi reggano bene dal punto di vista scenico anche su un palco di grandi dimensioni. Il thrash dei TOD, ben assimilato ormai dal pubblico del capoluogo pugliese, ha fatto breccia anche nei cuori e nelle teste lungo crinite di quella parte di spettatori giunti da fuori regione (ho incrociato gente proveniente dalla Basilicata, dalla Campania e dal Lazio). Il set, filato via lisco come l'olio, è stato incentrato sui brani provenienti dall'album d'esordio nuovo di zecca, Beyond The Line: "Towards North", "The Aunguish Fixer", "Beyond The Line", "Under This Shroud", ed "Ethereal Warrior". Sul piatto la band ha buttato anche una cover dei Testament, "Over The Wall", a riprova dell'amore di questi ragazzi di Triggiano per il gruppo di Chuck Billy (ai tempi de loro promo Calling from the Abyss, quando la band si chiamava semplicemente Deliriä, questa influenza era maggiore). Ribadisco una delle realtà in crescita del panorama metallico nostrano!

Da una promessa che sta diventando una certezza, si è passati, nel breve lasso di tempo necessario ai preparativi del palco, a un pezzo di storia del metal barese e del meridione, i Cruentus. Di acqua sotto i ponti ne è passata dal quel fatidico 1996, anno di pubblicazione del seminale In My Self, ad oggi ancora unico parto dei nostri. Ma i tempi sembrano maturi per un ritorno in grande stile della band, non fosse altro che nel gruppo è entrato il sangue nuovo (o vecchio) di Nicola De Liso (Folkabbestia), già nei Cruentus dal '96 al '98. Reduci dal warm-up di qualche sera prima in quel di Squinzano in compagnia degli Extrema, i Cruentus si sono presentati sul palco in modo impeccabile, con la solita grande perizia tecnica e la carica dirompente di Nicola Bavaro (Natron e Southborn).

Un gruppo colpevolmente sottovalutato, nonostante sia arrivato all'album in un periodo in cui fare un disco non era cosa da tutti! Nel breve tempo a loro disposizione hanno proposto una manciata di brani ("Blindness Means Watching", "Spoil The Flesh", "The Everspace", "The Strain", "Funambulism" e "Circles") che lasciano ben sperare chi come me aspetta un nuovo album di Antonello Maggi e compagni da ben tre lustri. Prime movers del metal estremo made in Italy, i siciliani Schizo hanno dimostrato nella serata barese di aver superato alla grande il distacco da Alberto Penzin, fondatore del gruppo. Sul palco del Demodé gli autori di Main Frame Collapse si sono presentati con un'inedita formazione a cinque. Se il cuore pulsante è rappresentato dal trio - Nicola Accurso (vox), S.B. Reder (chit) e Dario Casabona (batt) ¬¬- che ha dato alla luce l'ultimo e violentissimo Hallucination Cramps, l'entusiasmo è stato iniettato in grandi dosi da Tato (Zora/Glacial Fear) al basso e Fabio Monaco, già chitarrista di Zora, Spoilshroud e Resonance Room. Mi è capitato di vedere i catanesi dal vivo diverse volte, ma non posso non evidenziare come quest'ultima sia stata la prestazione più convincente, probabilmente per l'impatto sonoro della doppia chitarra! Così dopo l'intro, ecco arrivare con indosso il solito passamontagna Nicola Accurso, ed il massacro ha inizio. Accanto ai grandi classici tratti dal monumentale esordio ("Epileptic Void", "Make Her Bleed Slowly", "Violence At The Morgue", "Delayed Death" e "Main Frame Collapse") non hanno sfigurato quelli contenuti in Hallucination Cramps ("Electric Shock" e "Ward of Genocide"). Un po' trascurato l'album del ritorno sule scene, Cicatriz Black, rappresentato dalla sola "Demise:desire", mentre ampio spazio è stato dato ai pezzi del progetto Mondocane (band dei primi anni 90 nata dalla fusione d Schizo e Necrodeath): "Kill the Foetus", "Mario Please Don't Cry" e "Necroschizophrenia".

A fine serata finalmente l'attesa è finita e sul palco sono comparsi Marquis Marky, Ron Royce e, soprattutto, Tommy T. Baron: i Coroner. Se Tommy è apparso una sorta di redneck rossocrociato, Ron ha definitivamente detto addio alla stempiatura anni ottanta - novanta. Con buona grazia di Dio, il trio si è presentato in gran forma fisica e tecnica. I brani in sede live sono diluiti e, in alcuni momenti, quasi psichedelici. Ron ha arringato, con quel poco italiano da manuale di sua conoscenza, il pubblico, che di certo non si è lasciato pregare. Il pogo sotto il palco è stato sostenuto e senza pause. Il repertorio proposto ha attinto da tutti gli album della band, con un occhio di riguardo per Grin ("Internal Conflicts", "Serpent Moves", "Status: Still Thinking" e "Grin"). Da No More Color sono stati estratti "D.O.A." e "No Need to Be Human". Mentre da Mental Vortex "Metamorphosis", "Semtex Revolution" e "Divine Step (Conspectu Mortis)". Non è mancata neanche l'escursione nella raccolta omonima ("Golden Cashmere Sleeper, Part 1" e "Gliding Above While Being Below"). Capitolo a parte meritano le cover: la prima "Der Mussolini" (brano dei D.A.F contenuto in Coroner.) è stata cantata da Lui Cubello (in realtà ha mandato a fanculo tutto il fanculabile!), già singer del progetto Clockwork, una delle band di Tommy. La seconda è stata "Purple Haze" (brano di Hendrix contenuto in Punishment For Decadence). Proprio quando mi ero rassegnato a una certa rigidità-freddezza svizzera, il buon Baron si è lanciato tra il pubblico in occasione dell'esecuzione del secondo bis, "Reborn Through Hate" (epoca RIP). Magari qualche aficionado del primo periodo della band ha storto un po' il muso innanzi al repertorio proposto, ma si sa che gli elvetici da anni hanno iniziato un percorso stilistico ben preciso, piaccia o non piaccia.
Ancora una grande serata di metal qui a Bari, città che si sta consolidando come vera alternativa ai grandi centri del nord (sia dal punto di vista qualitativo che da quello della frequenza di eventi), che ha fatto da degno prologo per i prossimi grandi eventi targati Rockcult: Obituary, Napalm Death. Entombed, Uk Subs e Misfits!

Mi si consenta, però, una chiosa finale: ho avuto modo di evidenziare come nel capoluogo pugliese siano giunti metallari da ogni parte del centro-sud Italia, ma nonostante una buona presenza complessiva di pubblico, ancora una volta mi duole dover rilevare come l'audience barese snobbi questi grandi eventi. Se non si supportano realtà in crescita come la Rockcult, alla fine si rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano. Teniamoci stretti chi ha portato (e porterà) nomi impensabili fino qualche anno fa qui al sud, altrimenti bei concerti come quello dei Coroner o eventi del calibro dell'Agglutination, Total Metal e Armaggedon In The Park rischiano di sparire. Meditate gente, meditate…

g.f.cassatella

Foto: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2567245954308.2122154.1648976967&type=1

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