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Thrash And Burn tour 2010 – Tunnel - Milano - 22/04/2010

Sicuramente l’edizione 2010 del Thrash And Burn ha visto il bill più estremo presentato dal tour fino ad ora; un concentrato della brutalità più pura (naturalmente patrocinata da Relapse Records) che si possa trovare attualmente sul mercato con nomi quali: Dying Fetus, Origin, Beneath The Massacre, Revocation e Man Must Die (che però hanno dovuto abbandonare il tour a causa di problemi in line-up prima che passasse dall’Italia, notizia annunciata alcuni giorni prima sul myspace della band). Ma ora bando alle ciance e passiamo invece alla violenza …

Il Tunnel è già abbastanza pieno quando il giovane trio dei Revocation si appropria dello stage e da inizio al loro show. Sicuramente la loro musica non presenta nulla di speciale, si tratta di un semplice metal-core dalle influenze death e thrash abbastanza scontato ma con buone parti di chitarra solista a cura del chitarrista/cantante David Davidson. Breve ma sicuramente intenso lo show proposto, lontano sicuramente dall’originalità il loro sound ma comunque riesce a farsi prestare attenzione dalla platea che, seppur in molti non conoscano le loro canzoni, fanno sentire comunque il loro calore. Ed è così che la loro mezz’ora di show è scorsa in fretta, complimenti a questi ragazzi, di cui credo che in futuro ne sentiremo parlare più spesso.

E si sale nel programma della serata con una delle band più apprezzate da me in ambito death metal tecnico, gli Origin. Stasera la band si presenta con una formazione diversa da quella che ricordavo grazie al cambio di line-up che ha visto la formazione negli ultimi tempi con un nuovo vocalist Mica Meneke e inoltre il tour non è stato supportato da Jeremy Turner, seconda chitarra della band. Ma quest’ultimo sembra che non sia affatto un problema (potrebbero parvi ironiche queste mie parole dato i tempi a cui sono abituati a suonare i membri della band), dato che si nota già dalle prime note di “Staring From The Abyss” (con cui è iniziata la loro performance) come l’ultratecnica di Paul Ryan non faccia sentire la mancanza di una chitarra ritmica e soprattutto che tutto ciò non gli comporta affatto una grande fatica, anzi. La band è un treno in corsa travolgendo tutti con la loro brutalità che dal vivo aumenta rendendo i brani scorrevoli e divertenti, cosa del tutto difficile anche perché (e parlo da fan della band) alla lunga la loro musica stanca … Sta il fatto che per 45 minuti, durante i quali sono stati proposti ben 11 brani, il pubblico ha avuto modo di assistere ad una prova sbalorditiva, tanto precisa quanto energica, lontana dalla violenza fine a sé stessa. Grandi Origin!

E dopo l’inferno scatenato dagli Origin è duro il compito che spetta ai Beneath The Massacre di riesumare la platea già sfinita … La band cerca di mettercela tutta e durante i primi brani la loro musica sembra anche avere buoni riscontri da parte del pubblico ma proseguendo con la setlist la monotonia del loro sound inizia a pesare. Fino a sembrare ogni brano fotocopia di quello precedente e allora il locale inizia a sfollarsi, a quanto pare il pubblico ha preferito andare a fumare una “salutare” sigaretta e scambiare due chiacchiere anziché prestare attenzione al combo americano.

Il locale torna a riempirsi e noto con sorpresa che le presenze sono molte più di quanto potessi immaginare, ma d’altronde è il turno dei maestri del grind che ultimamente sono sulla cresta dell’onda, sto parlando dei Dying Fetus! La violenza inizia immediatamente, non c’è nemmeno bisogno di richiederla perché il trio del Maryland sembra essere in piena forma questa sera (come d’altronde anche l’ultima volta che hanno calcato uno stage milanese di supporto ai Cannibal Corpse). Infatti non è solo un’impressione, l’esecuzione dei brani prosegue sempre più con brutalità per poter rendere meglio l’idea della loro filosofia. Naturalmente nella platea il moshpit si fa veramente violento e l’aria nel locale inizia a scarseggiare. I brani sono proposti uno dietro l’altro senza attimi di tregua e, a dispetto della promozione, la band ha preparato una setlist piuttosto varia che non ha visto ruotare tutto attorno al loro ultimo grande album “Descend Into Depravity”.

La precisione della band è spaventosa, Trey Williams alla batteria è una macchina da guerra che non sbaglia un colpo, mentre Gallagher e Beasly riescono a scatenarsi ma mantenendo precisissimo il tutto per uno show durato poco solo più di un ora ma con cui ha distrutto i timpani (e a chi era nella zona pogo, non solo quelli …) a tutti i presenti facendoli uscire dal locale pienamente soddisfatti dei soldi spesi per lo spettacolo. Inoltre devo ammettere che la band, grazie ad un rapporto più ravvicinato con il pubblico, nei club piccoli rende ancora meglio sciogliendo un po’ quella freddezza che emana generalmente il brutal/grind. Insomma, abbiamo avuto la prova che i Dying Fetus meritano pienamente il posto che hanno preso negli ultimi anni nella scena del metal estrema, posizione che meritavano già tempo fa. Ma come sappiamo tutti, ovunque esistono le ingiustizie e quindi anche nel metal (e il documentario “Anvil! The Story Of Anvil” ne è una testimonianza), però ora i Dying Fetus sono diventati una vera e propria istituzione del grind e la differenza si è notata anche con le altre band che hanno suonato durante la serata. Sicuramente gli Origin hanno dato vita ad una gran bella prova ma il ”feto morente” ha l’esperienza (o la putridità?) dalla sua e si nota!

Setlist del concerto:

Praise The Lord (Opium Of The Masses)
Your Treachery Will Die With You
Eviscerated Offspring
Absolute Defiance
Epidemic Of Hate
Homicidal Retribution
Conceived Into Enslavement
Your Blood Is My Wine
Killing On Adrenaline
One Shot, One Kill
Ethos of Coercion
Skull Fucked
Grotesque Impalement
Pissing In The Mainstream
Kill Your Mother, Rape Your Dog

Pax (Antonluigi Pecchia)

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