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Osanna - Richard Sinclair's Birthday Band – Fasano - 4-5/06/2010

Il Fasano Jazz anche nella sua tredicesima edizione ha dimostrato di avere un occhio di riguardo per le sonorità progressive. Se negli anni scorsi sulle assi del palco pugliese sono passate band come Hatfield And North e Gong, solo per citarne alcune, quest’anno, pur confermando una certa predisposizione per il prog-jazz di stampo canterburiano, la kermesse ha aperto un’importante finestra sulla scena progressiva italiana.
Purtroppo non ho potuto assistere alla prima serata della manifestazione che ha visto come protagonista Patrizio Fariselli, storico pianista degli Area, impegnato in una rilettura del repertorio della sua ex band. Il recital “Area – Variazioni per pianoforte” non è stato, comunque, l’unico evento della serata: presso il Nuovo Teatro Sociale si è tenuta anche la proiezione del documentario “La voce di Stratos”, opera firmata da Luciano D’Onofrio e Monica Affatato.

Osanna, 04/06/2010
Reso il giusto tributo all’ex band di Demetrio Stratos, il Festival ha spostato il proprio mirino sul prog di stampo mediterraneo di un’altra delle band storiche dello stivale: gli Osanna.
A fare da preambolo all’esibizione, c’è stata la presentazione da parte di Gianmaria Consiglio del proprio libro “Il Balletto di Bronzo e l'idea del delirio organizzato” (Eclysse, 2009), testo già recensito su queste colonne.
In tutta sincerità, mi sono avvicinato al concerto con una sana dose di scetticismo: troppo forte era stata la delusione provata quattro anni fa durante un’esibizione dei napoletani all’Andria Prog Festival. L’impressione che ne avevo ricavato in quell’occasione era di una band con le idee un po’ confuse, in bilico tra passato e voglia di rivedere in chiave più attuale il proprio repertorio.

Riconsiderato alla luce dell’esibizione fasanese, posso ben dire che quel concerto poco convincente era più che altro il frutto di una fase di trasformazione della band che, grazie a Dio, oggi è giunto a termine, dando vita a una nuova realtà: gli Osanna Prog Family.
Gli autori di Palepoli ormai sono una creatura convincente, che non vive nel proprio mito, anzi ha la forza e l’energia di una band agli esordi.
Il merito è del sangue nuovo inserito da Lino Vairetti: mi riferisco all’amico di sempre Gianni Leone (Balletto di Bronzo), Sophya Baccini (Presence) e al mammasantissima del prog, David Jackson (Van Der Graaf Generator). Accanto a questi grandi nomi, il cantante campano ha poi inserito una serie di musicisti validi e grintosi.

Che sia scattato qualcosa di nuovo nella band è subito chiaro all’ingresso sul palco degli artisti, il trucco sui visi è tornato. Ma è l’entrata in scena di Lino a mettere in chiaro in modo definitivo come gli Osanna sono qualcosa di nuovo rispetto al loro recente passato. Il singer sale sul palco abbigliato da pulcinella, alle sue spalle scorrono immagini tratte dalla commedia dell’arte napoletana, ed è subito un bailamme di melodie partenopea e musica prog.

La band non ha paura e si gioca subito uno dei pezzi forti del proprio repertorio: “L’Uomo”. Quella che era stata per me, e non solo per me, una delle pietre dello scandalo andriese, oggi è una canzone nuova che, pur non perdendo il fascino dell’originale, vive di luce propria. Nel pezzo emblema dei primi Osanna c’è stato spazio per un tributo a Hendrix, oltre che per la prima chicca della serata: la presenza sul palco della Baccini.
Uno dei marchi di fabbrica della band è sempre stato la fusione tra rock e musica popolare napoletana, ed ecco altri classici del genere come “A Zingara”.

Seconda apparizione della serata è stata quella del’ex Balletto di Bronzo Gianni Leone per un’interpretazione di “Everybody’s Gonna See You Die”, e per un tributo alla prima band del tastierista, Città Frontale, con il brano “Solo Uniti”. Durante la proposizione del pezzo non è mancato il solito lancio di biglietti, contenenti il Leone pensiero, sul pubblico da parte di Gianni.
Inutile negare come gran parte del nuovo fascino degli Osanna derivi dal signore ai fiati. David Jackson è parte della storia della musica, e, non a caso, il momento del suo solo è stato accolto con entusiasmo da gran parte dei presenti. L’ex VDGG ha eseguito un nuovo brano, “Sogni D’Oro, con alla voce Irvin Vairetti, e il classico degli autori di Pawn Hearts: “Theme One”.
In rapida successione poi si è passati all’ascolto di “Non Sei Vissuto Mai” (ideale passaggio dalla vecchia formazione alla nuova, con il vecchio gruppo che attacca il pezzo in un datato filmato Rai e la Prog Family pronta a concluderlo), “ There Will Be Time”, “Ce Vulesse Ce Vulesse”, che ha sancito il termine dell’esibizione.
Il pubblico, non sazio dopo due ore di esibizione, ha chiesto il bis e la band non si è di certo risparmiata, concedendolo. Ma prima c’è stato un inedito duetto Gianni Leone\David Jackson, con i due artisti cha hanno reinterpreto in versione sax\hammond il classico di Todd Rundgren, “Can We Still Be Friends”.

Il bis vero e proprio ha visto la proposizione de “Il Castello dell’Es” e la riproposizione di “Theme One”.
Esibizione esaltante che si è “ritorta” contro la band, che ha dovuto tenere a bada i fan entusiasti a lungo nel backstage. Ma anche in questa occasione il gruppo con Lino, Gianni, David e Sophya in testa ha dimostrato una disponibilità senza pari, concedendosi ai propri afecionados per domande, autografi e fotografie.

Richard Sinclair's Birthday Band «The Canterbury Executive Trio», 05/06/2010
Piatto succulento per gli amanti del progressive made in Canterbury quello servito il giorno 5 giugno. Gli organizzatori “sfruttando” l’imminente compleanno di Richard Sinclair (il giorno seguente) hanno ben pensato di organizzare un serata celebrativa. Ovviamente quando c’è una festa, gli amici non possono mancare. Se hai suonato nei Wilde Flowers, nei Caravan, negli Hatfield And The North, nei Camel, non vanti conoscenze “normali”. Infatti a dare una mano al cantante\bassista sono accorsi Jimmy Hastings (Caravan, Hatfield And The North, Soft Machine, Phil Collins e Radiohead) e David Rees-Williams, da sempre compagno di scorribande del buon Richard. Avevo avuto modo di ascoltare Sinclair un paio d’anni fa in occasione di una jam session tenuta dal bassista a Bari. Di quell’esibizione conservavo ricordi positivi legati alla persona (sul musicista dubbi non ve ne erano): trovare un’artista così disponibile e simpatico nel mondo della musica è quasi impossibile. Se poi pensiamo che questo musicista ha registrato alcuni degli album più importanti della storia del rock… Per farvi capire lo spessore dell’uomo, poco prima del concerto un fan romano si è avvicinato per chiedere l’autografo di rito e il buon Richard, scoprendo che l’ammiratore era giunto da Roma solo per lui, l’ha invitato il giorno seguente a casa propria (da circa tre anni il cantante vive in Puglia) per festeggiare con lui il compleanno e cogliere le ciliegie dai suoi alberi!
Ma torniamo alla musica: ad aprire la serata c’hanno pensato il sassofonista britannico Ian Bellamy e il pianista Carlo Morena. Si è trattato di un esibizione jazz e per questo preferisco astenermi dal commentare per non incorrere in castronerie.

Lo shock maggiore della serata per me è stato vedere Hastings, essendo abituato alle sue vecchie foto sugli album, con l’aspetto di un uomo che è l’antitesi della rock star…e non è stato facile. Più simile a un burbero professore da commedia inglese che a un musicista rock. Ma il tempo passa per tutti, per fortuna, e la stessa cosa non vale per la classe. Il musicista non si discute!

Come affermato dallo stesso Sinclair in apertura, la serata sarebbe stata dedicata alla rilettura di alcuni sui pezzi tratti dalla discografia delle sue diverse band. Il viaggio a ritroso nel tempo ha visto passaggi quali “What In The World”, “Barefoot” e “ Keep On Caring”. Il bassista gigioneggia sul palco, scherza con il pubblico (non sempre pronto a cogliere le battute in rigoroso inglese). David Rees-Williams si divide tra piano e hammond, Hastings gioca ora con il sax ora con il flauto. L’atmosfera è rilassata e sobria. “Felafel Shuffle”, “Emily” e “Didn’t matter anyway”, e ancora “Out Of The Shadows”. Non poteva mancare il brano d’apertura del classico dei classici In The Land Of Grey And Pink, mi riferisco ovviamente a “Golf Girl”. I vocalizzi delicati e improvvisati di Sinclair hanno un effetto magico e rilassante. Il tempo sembra fermo, sospeso tra favola e realtà. A ricordarci che la mezzanotte è giunta ci pensa l’urlo di un fan e poi lo stesso Richard si dedica un accenno di “Buon Compleanno”, con tanto di accompagnamento da parte del ex compagno nei Caravan. In conclusione, a far compagnia ai quattro sul palco (non va dimenticato il percussionista italiano Cristiano Calcagnile) giunge Bellamy, per un finale dedicato ai Soft Machine con l’esecuzione di “Memory”.

Per finire vorrei fare i complimenti all’organizzazione per la splendida due giorni musicale (in realtà il cartellone ne prevedeva quattro). Manifestazioni del genere da queste parti sono atti di coraggio e fede che raramente hanno il ritorno di pubblico che meritano. Ma come sempre, la colpa è degli assenti…

g.f.cassatella

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