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Gotthard - Lugano - 17/07/2010

Tutti gli anni la Harley Owner’s Group organizza, in una diversa città d'Europa, un raduno dedicato alla leggendaria due ruote americana.
Quest’anno l’evento si è svolto in Svizzera tra Campione e Lugano. Proprio nel giorno in cui approda sulla bella cittadina lacustre che l'Harley ha pensato di organizzare un regalo che molti speravano. Infatti dopo l’ennesima tribute band di Vasco Rossi ed un bizzarro gruppo austriaco chiamato 79ers sul palco, allestito nella piazza del municipio, torna, dopo dieci lunghi anni, la band più famosa del panorama Hard Rock svizzero: i Gotthard.

Circa un'ora prima della loro esibizione si scatena un temporale di proporzioni bibliche con pioggia, vento, grandine, tuoni e fulmini, che poteva rovinare seriamente l'esibizione del grande ritorno della band di Lugano.
Ma dopo mezz’ora di ritardo (lo spettacolo doveva iniziare alle 23.00, ma la pioggia lo ha impedito) scoppia un boato nato quando Leo Leoni si presenta davanti a tutti intonando “Unspoken Words”, uno dei migliori pezzi dell’ultimo album “Need to Believe”.
Poche pause tra i primi tre brani, forse per recuperare il tempo perduto, fanno arrivare il concerto ad uno dei pezzi simbolo del primo omonimo album, la cover di un gran pezzo dei Deep Purple “Hush”. In questo frangente è Steve Lee ad intrattenere tutti noi facendoci cantare il ritornello a squarcia gola, riscaldando il pubblico come un grande frontman deve fare. E sono lo stesso Lee e lo stesso Leoni a mettersi in mostra quando con le luci basse, due sgabelli ed una sola chitarra intonano alcuni pezzi acustici dando al pubblico dei momenti assolutamente fantastici soprattutto con “One Life, One Soul” ed “Angel”.

Torna la carica adrenalinica sul palco con brani potenti come “The Oscar Goes to You” e “Firedance”, ma appena si torna su brani dolci cambia totalmente il tono della serata. E’ infatti “Heaven” la più cantata e la più amata dai fan ad aver riscosso il maggior numero di consensi. Tutto scivola con grande passione e stupore in me, cercando di spiegarmi come nel mondo un gruppo di questo calibro non riesca a vendere come gente che con la musica centra poco. Una serata incredibile che si chiude con un bis molto corto secondo me per via dell’ora tarda, con un assolo di chitarra accompagnato dalla voce di Lee in una specie di gara a chi fa la nota più lunga…
Volete sapere chi ha vinto???
A mio avviso la voce di Steve Lee in quel momento ha raggiunto livelli pari quasi agli ultrasuoni.
Due pezzi per concludere il concerto, “Sister Moon” ed un arrivederci rappresentato dalla bellissima “Anytime, Anywhere”.

Certamente uno dei più bei concerti che io abbia mai visto. Chiudo con una considerazione: viviamo in un paese che rimane incollato a vecchi concetti e vecchie abitudini. Posso assicurare che i Gotthard in bravura sono pari ed a volte anche superiori a molta gente che in Italia spopola. Sinceramente non capisco come mai in mezzo a quasi 2500 persone in un concerto dove ho visto di tutto: gente di tutte le età, dal bambino di 5/6 anni alla vecchietta di 70 anni, un cantante che riesce a raggiungere in tonalità alta una chitarra, lo stesso cantante che scende dal palco e fa un drum solo col suo batterista su una batteria montata in mezzo al pubblico, un chitarrista che fa assoli impossibili senza guardare e mettendosi la chitarra dietro il collo, nel trionfo totale del puro hard rock ad essere italiano mi sono sentito più piccolo di un acaro. Se tra 2500 persone eravamo in dieci italiani e tutto il resto del pubblico la maggioranza svizzeri, con Lugano che dista circa mezz’ora dal confine italiano……capite perché mi son sentito piccolo.

Track List:

- Unspoken words
- Gone Too Far
- Top of the World
- Hush
- Unconditional Faith
- Need to believe
- Shangri La
- Heaven
- Acustico con "S.Little Rock n’ Roller", "Angel" e "One life one soul"
- Firedance
- Drum Solo Hena/Steve lee
- IDon't Mind
- The Oscar Goes To You
- Sister Moon
- Lift U Up
- Anytime Anywhere

 


Christian Stellaccio

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