Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - - Ă - '






Total Metal Festival 2009

In uno Stivale dove spuntano sempre più festival dalla scarsa longevità, un raro esempio di costanza è il Total Metal Festival, giunto ormai alla sua ottava edizione. Forte del successo della passata edizione, la Vivo Management ha saggiamente riconfermato la struttura che l’anno scorso aveva ospitato tra gli altri i Deicide: il New Demodé di Bari.
La location, oltre ad avere una buona area dedicata alle esibizioni, ha nella zona esterna vasti spazi gli stand e per il bivacco.
Ma  alla fine la protagonista assoluta resta sempre e comunque la musica, quest’anno rappresentata da ben 14 compagini che hanno dato vita a quella che è probabilmente l’edizione più estrema del festival.

Deadlystrain
Ad aprire le danze ci hanno pensato i Deadlystrain, gruppo pugliese formato da membri di Vulvectomy e Onicetomy, che hanno firmato per la Sevared Record. Innanzi a un discreto pubblico, considerando che la band ha iniziato la propria esibizione alle 14:20, e nonostante le solite “grane” che gravano sugli opener, i Deadly hanno suonato alla grande e mi hanno convinto con il loro death tecnico di scuola americana. I pezzi eseguiti dal combo sono stati:  ”Life Reject”, “Brainwreck”, “Abbyss Of Impurity” (pezzo che andrà a finire nel  nuovo album), “Drowned By Obscurity” e “Condemned To Degrade”.

Shank
Unica band presente anche nella scorsa edizione, anche se in quell’occasione purtroppo i salentini per disguidi vari non hanno potuto suonare. Peccato, visto e considerato che ai loro show mi sono sempre divertito. Il gruppo anche dal vivo riesce a eseguire al meglio il proprio “metallo intelligente”. I pezzi sono quelli di Create\Devour, l’album autoprodotto nel 2008 e da me recensito ottimamente,  “At War With The Self”, “Create / Devour” e i nuovi “The All Consuming Void”, e “Poetry In Technical Objects”, che fanno ben sperare per il futuro del gruppo.

Cancrena
Quante volte ho visto i barlettani Cancrena? Tante, e tutte accomunate da un grande energia. Questi quattro sono fatti per stare su un palco, e il pogo dei presenti lo dimostra. Quattro i pezzi eseguiti: “Under The Law”, “Hidden Depravity”, “Backdraft” e “Slaughtered” (cover dei Pantera). Davvero massicci, alcolizzati e potenti con il loro southern thrash (fenomenali nelle parti più lente e doom oriented). Una delle migliori band della giornata. Una garanzia dal vivo.

Absolute Terror Field
Esordio sui palchi pugliesi per la band proveniente da Roma. Ancora metal estremo, ma di taglio più moderno. Pur mantenendo una base death la compagine denota maggiori influenze swedish che riportano alla memoria In Flames, Soilwork e The Haunted. Pur non essendo un patito di queste sonorità, la band con i quattro brani proposti (“Dead or Alive”, “My Deepest Vein”, “The Horror Within” e “Pragmatic Symptom”), mi ha convinto. E se sono riusciti a convincere uno swedish-scettico come me… Promossi.

Nefertum
Si cambia registro con i Nefertum. Sta volta le sonorità si fanno più oscure e maligne e sul palco del TMF arriva il black. Certo, la componente sinfonica-avantgardisca nel sound dei potentini è notevole e riporta alla mente band quali Arcturus e soprattutto  Emperor (a cui è stato reso tributo con la cover di  “Ye Entrancemperium” nel finale). Dopo l’intro, gli altri brani proposti sono stati “Revered Lames”, “Slaves Of Darkness” e  “Lustful Requiem”. La resa del gruppo è stata ottimale così da smentire le mia convinzione che la dimensione live non giovi a queste sonorità. Ancora una prova positiva.

Ecnephias
Non distanti in ogni senso (stilisticamente e geograficamente) sono gli Ecnephias,  band originaria di Potenza che ho avuto il piacere di incrociare più volte in questi anni. Come in passato l’esibizione è stata gradevole, sopratutto in grado di evidenziare la qualità di questa band che è sicuramente una delle più originali e convincenti del nostrano panorama black. I brani eseguiti sono stati nell’ordine: “Pleasure and Pain”, “Deviations”, “Ice Forest Rituals”. Non è mancata una nuova versione del brano “Lost Love Ballad” dal titolo “Lost God Ballad”.

No More Fear
Con gli abruzzesi No More Fear si torna su sonorità più vicine al death. I brani provengono per lo più dal full-lenght  autoprodotto Ethnoprison del 2007: “Demiurgic Contested Paternity", “Forgotten Roots”, “White Crash”, “1,618” e “ The Choice”. Il sound della band dal vivo acquisisce sicuramente una maggiore aggressività che ne accresce il fascino e fomenta il pogo. Buona prova anche per loro.

Golem
I Golem giocano in casa. La band barese con la partecipazione di quest’anno, se non erro, è arrivata alla quarta performance al TMF. Un record. Le influenze In Flames e Soilwork sono lampanti nel sound melodico e graffiante del gruppo, ma tutto sommato ho assistito a una buona prestazione e soprattutto a un’ottima accoglienza da parte del pubblico (se si escludono i big, sono l’unica band per la quale ho visto e sentito parte del pubblico cantare a memoria stralci del repertorio proposto).

Kernel Zero
Altro giro, altra band che non scherza. Ammetto che non conoscevo i salernitani e ammetto anche che mi hanno conquistato. Grande attitudine live, grande sbattimento, per un’esibizione tutta adrenalina. La loro miscela di metal e hard core non è la solita scimmiottatura dei gruppi d’Oltre Oceano, soprattutto per una spiccata attitudine punk. Vero mattatore il vocalist Luca, che si è sbattuto come pochi sul palco. I brani proposti sono stati nell’ordine: “Alive And Proud”, “Still Burns”, “By Myself”, “Traces To Nowhere”, “Just Be A Man”, “Loneliness” e “A New Bwginning”. In pratica la riproposizione quasi integrale di Bloodstained Prophecy, album autoprodotto del 2009.

The Modern Age Slavery
Damned To Blindness, album del 2008 pubblicato dalla Napalm, è un disco di tutto rispetto. Però ascoltare i The Modern Age Slavery dal vivo è tutt’altra cosa. Vero rullo compressore, la band di Reggio Emilia ha sfornato quella che a mio avviso è stata la migliore prestazione della giornata, seconda solo a quella dei Vomitory. Potenza e wall of sound che hanno annichilito il pubblico presente. Trenta minuti di grande metal. “Red Lines Of Obsession”, “Damned To Blindness”, “Drop By Drop”, “Vile Mother Earth”, “The Sublime Decadence Of An Era” e la conclusiva “A Desert To Die For”, preceduta dalla cover di “Arise” dei Speultura, sono i pezzi “sacrificati” sull’altare del mosh. Grandiosi.

Pino Scotto
I tempi di marcia, che sino a quel momento sono stati di una precisione svizzera, vedono il primo fuori programma quando al posto dei Vomitory sale Pino Scotto. Il sostanziale cambio di posizione in scaletta non ha comunque minato il funzionamento della macchina. Pino Scotto sale sul palco con il solito Jack Daniel’s nella mano e l’altrettanto solito vaffa sulle labbra. Primo bersaglio della serata gli U2 e i loro concerti dai prezzi astronomici. Inutile dirlo, pubblico in visibilio. Però quando c’è di mezzo il “vecchio” (vecchio???) Pino, c’è sempre il rischio di perdere di vista l’aspetto più importante: la musica. Accompagnato da un gruppo di tutto rispetto, l’ex Vanadium ha regalato la solita prestazione di gran qualità. L’esibizione inizia con “Fighter”, per passare a “Come Noi” e a “Al Grido Disperato di Mille Band” sino alla vanadiumana “Run Too Fast”. La storia del rock and roll italiano! Dimostrazione dell’amore del pubblico barese è stato il bagno di folla a cui è stato sottoposto fuori al backstage alla fine dell’esibizione il cantante napoletano. Tant’è che i Malevolent Creation prima hanno domandato chi fosse quel attempato signore, e poi son fatti fotografare con lui. Ci fa o ci è, Pino Scotto  rimane un grande.

Vomitory
Probabilmente la migliore uscita in campo detah metal del 2009 porta la firma di questi svedesi. Anni e anni di underground e dischi onesti hanno portato i Vomitory a sfornare quel capolavoro che risponde al nome di Carnage Euphoria. Attendevo con ansia la prova del combo scandinavo, volevo vedere la resa live dei nuovi brani. L’esame è stato superato a pieni voti, anche perché lo show si è retto sui pezzi tratti da quell’album. Per il sottoscritto miglior gruppo della serata, una spanna su tutti. Precisi, monumentali, tritatutto, annichilenti. Un esempio di come va suonato il death metal, tecnica e brutalità mai fine a se stessa. Death metal svedese, quello vero, non quello che fa rima con melodia. Probabilmente l’unica nota stonata è la scarsa mobilità del gruppo sul palco, forse dettata dalla mole fisica esagerata di questi vichinghi e dalla solita freddezza\timidezza nordica (anche nel backstage non è che si siano dimostrati dei mattacchioni…), impersonificata al meglio dal bassista-singer Erik Rundqvist. Torno a dire i migliori in assoluto.

Malevolent Creation
I miei headliner. Ho aspettato questo evento da anni. Cresciuto con tre album quali The Ten Commandaments, Retrobution e Stillborn. Sopravvissuto a prove più imbarazzanti come The Fine Art Of Murder e riconquistato con The Will To Kill, il sottoscritto da reduce della prima metà degli anni novanta, prova una sana venerazione nei confronti di Phil Fasciana. Forse per questo la band statunitense mi ha deluso. Smisurate aspettative? Probabile, ma Doomsday X, pur essendo ormai datato (risale al 2007), è uno dei migliori lavori del gruppo e lascia presagire una seconda giovinezza per gli Yankies. Non che lo show sia stato malaccio, però il gruppo si è comportato in modo professionale (un miracolo considerato le quantità oceaniche di birre trangugiate nel backstage) che fa rima con asettico e freddo. Ma se nel caso dei Vomitory questa situazione è dovuta a motivi culturali-caratteriali, nel caso di Brett Hoffmann e compagni sembra quasi noia. Fortunatamente è venuta  in soccorso una scaletta che ha pescato da quasi tutta la discografia della band e che ha riversato sul pubblico presente tonnellate di riff, growling e ritmiche terremotanti. Può bastare tutto questo? No, se davanti a te hai i Malvelont Creation. Peccato.

Finntroll
Ritrovarsi i Finntrol in cima al cartellone per me è stato uno smacco. Non ho nulla contro questi avvenenti finlandesi (menomale che ci sono i Malevolent Creation a tener alta la bandiera del metallaro brutto e sporco), però quella posizione rappresenta quasi una dimostrazione di come i tempi e i gusti stiano cambiando, e di come per noi vecchietti sia sempre più difficile restare al passo con le mode. Certo è che il gruppo se doveva conquistarmi con la propria apparizione barese, ha fallito. Il mio mancato  innamoramento non sarà un dramma per gli autori di Ur Jordens Djup, visto e considerato che il pubblico ha saltato estasiato per tutta l’esibizione. Ancora una volta ho avvertito un sentore di freddezza, questa volta dettata dall’iper-professionismo. Dal punto di vista musicale pezzi più o meno duri si sono succeduti, ma tutti pervasi da un’anima “danzereccia”. Meno evocativi di band come i Folkearth e meno divertenti dei Mago De Oz, alla fine questi Modena City Ramblers del metal hanno fatto breccia solo nei cuori dei propri fan (e c’e ne erano molti ad assistere allo spettacolo) e meno in quello di tutti gli altri (numerosa anche la folla che bighellonava tra gli stand all’esterno dell’area concerti). Senza infamia e senza lode.

Considerazioni finali
Il total Metal ormai è una realtà consolidata che ha trovato una sua formula vincente. Il mix tra big e band underground è ben bilanciato. Ciò che le band emergenti perdono in termini di qualità rispetto ai big, lo guadagnano in entusiasmo (Pino Scotto escluso, lui ne ha da vendere). L’unico appunto è il numero eccessivo di band, quattordici son troppe. Il livello medio di quest’anno era alto, però la quantità elevata crea necessariamente dei cali d’attenzione da parte nel pubblico. Non puoi sorbirti una maratona del genere tutta d’un fiato. Ma questa considerazione non è altro che un esercizio nella nobile arte del “cercare il pelo nell’uovo”.
Non ci resta che iniziare il conto alla rovescia per l’edizione 2010…

g.f.cassatella

Le foto
http://picasaweb.google.it/g.f.cassatella/TotalMetalFestival2009Bari110909?feat=directlink

<<< indietro


   
Gravesite
"Neverending Trail Of Skulls"
Accept
"The Rise Of Chaos"
Thunder Godzilla
"Thunder Godzilla"
Circus Nebula
"Circus Nebula"
Buffalo Grillz
"Martin Burger King"
Monnalisa
"In Principio"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild