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Sadist - Target, Bari - 20/02/2009

Nella scorsa stagione e nell’attuale il Target Club di Bari ha ospitato, oltre a illustri nomi stranieri, vere e proprie leggende del metal nostrano: dai Necrodeath ai Rain, da Pino Scotto ai Criple Bastards, solo per citare alcuni nomi. All’appello mancavano quelle icone del death metal tricolore che rispondono al nome di Sadist. La Vivo Management ha prontamente colmato questa “lacuna” invitando i genovesi sulle assi del palco del Welcome To The Pit, ormai tradizionale spazio del venerdì sera per i metallari pugliesi e non.

Ad aprire il massacro ci hanno pensato gli InfectHead, gruppo che non conoscevo ma che mi ha convinto alquanto. La matrice brutal del sound di questi ragazzi non lascia scampo. Ma quello che più mi ha impressionato è la buona personalità in sede live, soprattutto del singer che non si è risparmiato per nulla. Il sound dei nostri si rifà a Cannibal Corpse, Suffocation e compagnia “brutale”. Il gruppo cerca anche di rendere il proprio sound più vario con l’inserimento di  parti “techno”. I brani proposti sono stati: “Cyberfuckturing”, “Suffer  Micchigun”, la cover dei Sucide Silice “Hhands Of A Killer”, “Erase Cram Regret”, “Bioshock”, “The Saw And The Carnage Done” (cover degli Aborted eseguita in compagnia dell’ex vocalist dei Reality In Grey, Tommaso Montenegro) e “Meanhunt”.

Il secondo gruppo ad esibirsi durante la serata è stato quello dei Nibelheim,  compagine che conoscevo solo su disco, avendone recensito l’album Drawing The Lines….  Dal vivo la band appare grintosa, soprattutto la cantante Stefania Saladini ha cercato in tutti i modi di svegliare il freddo pubblico presente, ma purtroppo con scarsi risultati. La miscela di death\thrash melodico proposto dal gruppo in sede live assume maggior vigore e appare più convincente rispetto a quanto di buono già ascoltato sull’album. Peccato che il pubblico barese abbia accolto in modo distaccato questi ragazzi che meritavano sicuramente qualche attenzione in più. Il tempo a disposizione del gruppo non è stato tantissimo, ma sufficiente per l’esecuzione di "These Decaying Walls" e "Reshaping", "Death O'Clock" e la conclusiva "Lunatic Asylum".

Quando il sipario si è aperto sul palco erano presenti ¾ dei Sadist, ma è all’ingresso del mastodontico Trevor che il pubblico barese si è riscaldato. Il gruppo attacca subito con un paio d’estratti dall’ultima fatica omonima, ma l’impressione che ho avuto (e che poi è perdurata per tutto lo show) è che i buon Trevor non fosse in piena forma. Influenza? Boh, quel che certo è che il cantante non mi è sembrato lo stesso istrione che mi aveva convinto pienamente negli altri tre suoi show a cui ho avuto  modo di assistere (due con i Sadist e una con i The Famili). Comunque il baglio tecnico della band genovese è uno dei migliori a livello nazionale ed è sempre un piacere vedere quel “maghetto” di Tommy Talamanca  dimenarsi tra chitarra e tastiera. I classici della band sono quelli che hanno ricevuto miglior accoglienza (anche se il pogo sotto il palco è stato scarsino, in verità) “Desrt Divinities”, “Kopto” e “Escogito”. “Chrismast Beat” ci ha riportato ai tempi di Crust. Lo show è andato avanti sino alla conclusiva “Sometimes They Came”, il brano che più amo del repertorio dei Sadist. La sorpresa è stato il bis, durante il quale la band ha improvvisato la cover di “Black In Black”, vero e proprio inno delle serate targate WTTP. Alla fine anche se leggermente sottotono i Sadist rimangono a mio avviso il gruppo migliore espresso dall’underground italiano d’inizio anni novanta. La loro unica sfortuna è stata quella di nascere in Italia… meglio per noi che possiamo goderci più frequentemente le loro esibizioni dal vivo.



g.f.cassatella

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