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Ministri + Fratelli Calafuria + Venaya - Nordwind, Bari - 10/12/08

Organizzare serate dal Martedì alla Domenica per un’intera stagione non è cosa da tutti, farlo da più di dieci anni è davvero per pochissimi. A Bari le uniche persone in grado di farlo sono Roxy e Giorgio del Nordwind Discopub (http://www.myspace.com/nordwinddiscopub), location storica della mia città per quanto riguarda la musica live senza distinzioni di genere, nonché nave scuola per band emergenti, uno dei pochi spazi accessibili per band alle prime armi.
Il palinsesto è scrupolosamente programmato per offrire ad un esigente pubblico un’ampia scelta a seconda dei più disparati gusti personali. Serate a tema dalle varie sfumature, impossibile elencare tutte le proposte musicali perché il raggio d’azione è veramente vasto: si va dal rock più classico al metal più estremo; la lavagna scritta da Jack Black nel film “School of Rock” è solo una bozza a confronto.

Il Nordwind, esteticamente si presenta davvero bene, facilmente accessibile anche da persone con limitata capacità motoria, si apre con un’ampia sala fumatori arredata e coperta, particolare molto a cuore a tutti i tabagisti. Oltre le due porte a spinta c’è il cuore del pub, un’atmosfera più soffusa con il set infondo al locale. Impianto audio e luci di tutto rispetto ma niente backstage con l’opportunità da parte del pubblico di poter aver un contatto diretto con gli artisti. Questa sera Roxy & Co. ospitano due trii milanesi il cui nome sentiremo girare parecchio in futuro e una band locale con i presupposti per poter compiere lo stesso percorso. Ministri (http://www.myspace.com/ministri), Fratelli Calafuria (http://www.myspace.com/fratellicalafuria) e Venaya (http://www.myspace.com/venayaalternativerock).

Il compito di aprire le danze spetta ai Venaya, forti delle loro passate esperienze sempre qui al Nordwind. La Band, un grintoso quartetto ben strutturato, è capeggiato da Mirko Lafronza, voce chitarra e frontman del gruppo, spalleggiato dal prezioso Sandro Di Lella alla chitarra e cori, una sorta di botta e risposta tra i due, il primo più ligio e il secondo più cazzeggiante. Al basso c’è Attilio Caiola  e alla batteria Alessandro Rana. I quattro non sono solo buoni musicisti, ma sono anche di bella presenza scenica e con il loro sound  molto soft, hanno le carte in regola per ritagliarsi una buona fetta di pubblico soprattutto tra quello femminile. Come insegna Kurt Cobain: il giovane angelo ribelle, idolo di migliaia di adolescenti. Non si distaccano neanche per quanto concerne il sound dai Nirvana.
I Venaya partono con una cover di Niccolò Fabi, “Rosso”, magari cercando di stimolare il pubblico con un pezzo più conosciuto per poi proseguire con i loro inediti. Però la gente resta ancora assopita e distante. Il brano successivo “Fuori Frequenza” è veloce e ballabile con uno strano e ripetitivo ritornello, sempre la solita parola che non comprendo(eheh),”Cicileo”, e alla fine un lancio di cartine dal palco. Si prosegue con “Nei miei guai” e “Fragile”, i toni si fanno più melensi, liriche amorose con melodie crude. Si passa sempre sullo stesso ritmo poi a “Maledetta Bella” e “Sospiri” e ci lasciano con “Tregua” e “Disarmami” e i folli virtuosismi chitarristici di Mirko in stato di trance. Nel complesso davvero un bello spettacolo, carico di grinta e voglia di divertire.

Cambio palco: il locale si svuota perché la gente esce a prendere un po’ d’aria, ma è solo la quiete prima della tempesta. Infatti subito dopo si presenta sotto il palco un ben più notevole numero di persone per i Fratelli Calafuria. Il power trio composto da Andrea Volontè, Paco Vercelloni e Tato Vastola parodiato da Fiorello e Baldini nel loro programma radiofonico. A mio avviso una parodia che non fa male all’immagine del gruppo, la definirei più un’ironica spinta verso la popolarità, che questi tre musicisti si meritano in pieno. In realtà la vera presa per i fondelli è quella messa in atto dai tre fratelli proprio a nostre spese, con i loro irriverenti testi ben supportati da un suono potente e graffiante caratterizzato da chitarre distorte, ritmi sincopati e la timbrica vocale resa famosa da Prince e Mike Patton ben incatenata tra falsetti eiaculanti, ritornelli ossessivi e deliranti, strilloni da mercato e cori da stadio. Insomma un bel miscuglio di stoner, noise, funky, indie alternative, punk… una bella botta di vita ad un pubblico che sempre più spesso preferisce accontentarsi del già sentito per paura di uscirne deluso.
Si inizia con la carica di “Amico di Plastica” e l’atmosfera si fa subito bollente altro che “Tiepido” il sudore, la calca della folla, il calore delle luci e la furia incontrollata della band. Imprevedibile schizofrenia che devasta il cervello come una molotov in un fienile per “Calodis e Rotonina”. Si prosegue con “Non  So Perché” stile più che strano ma senza nessun imprevisto, lo show fila benissimo con il solo rammarico che presto sarà finito. Il brano successivo è l’inno di tutti i fancazzisti dediti al”La Nobile Arte” di non fare un zzoca da mattina a sera. Subito dopo “Cresico Memè” e “Riccardo” per proseguire con un altro cavallo di battaglia “Uachi”. Continuano con “Di Getto” e la versione rock di “No Vasco” di Jovanotti.
Grande esibizione per i Fratelli Calafuria che se ne vanno lasciando un bel ricordo qui a Bari, sicuri che la prossima volta sotto il palco ci sarà ancora più gente ad incitarli.

Un altro cambio palco, l’ultimo della serata e i Fratelli Calafuria lasciano spazio ai Ministri, un alternative rock band politicamente scorretta con influenze garage. Un rock fuori dalla norma, intelligente e sarcastico caratterizzato da bei riff e basi ritmiche granitiche accompagnate da voci rauche e urlate. La Band vede al microfono e al basso Davide Autelitano, alla chitarra Federico Dragogna e alla batteria Michele Esposito. Un combo ben assortito, aggressivo, scalmanato, sincero e rude con indosso un abito da domatore di circo. Non paragonateli però al classico gruppetto indie con le giacche tutte uguali perché sul palco sono la rabbia che esplode con gli strumenti che vengono picchiati con violenza. Sono un vaneggiamento continuo, litigano tra loro come se non fosse un concerto ma un dibattito politico a Porta A Porta, e incitano la folla a fare lo stesso perché il contesto non ammette un comportamento composto. I loro testi sono aspri e ben studiati per inquadrare bene un paese ormai allo sfascio, tra politica, ecologia, situazione giovanile ed industria discografica preoccupata solo del proprio guadagno. Dimostrano attitudine hardcore da vendere a discapito di molte band che si affibbiano questa definizione, ma di hardcore hanno ben poco: non basta alzare la voce per definirsi tali.
Il primo pezzo che ci sparano contro è “Diritto al Tetto” pezzo in rotazione su i più diffusi mezzi di comunicazione. Il secondo pezzo “La Mia Giornata Che Tace” pezzo più calmo che permette al pubblico di riprendere un po’ il fiato. Segue un pezzo nuovo “La Faccia Di Briatore” che troveremo nell’album in uscita a Febbraio. Tra siparietti e brevi presentazioni dei brani arriviamo a “Fari sepenti”. Nel successivo Brano “I Nostri Uomini Ti Vedono” ho ritrovato un tema a me molto caro, l’oppressione dei media che strapperà la capacità di pensare dalla nostra testa. Subito un altro inedito “Il Mio Compagno di Stanza” e una rivisitazione di “War Pigs” dei Black Sabbath. Ancora polemica con “I Soldi Sono Finiti” e “La piazza” e poi ancora un nuovo brano “E Dai e Dai”. Per il brano conclusivo “Abituarsi alla Fine” Davide scende dal palco al fianco del suo pubblico, che non ha proprio intenzione di tornare a casa e chiede alla band un altro pezzo: vengono accontentati con una cover dei Clash “I Fought the Law” e per l’occasione è richiesta sul palco anche la presenza dei Fratelli Calafuria per un saluto collettivo ad un concerto ben riuscito.
I tre musicisti hanno dato il massimo in questo concerto, talento e personalità non gli mancano assolutamente, d'altronde la soddisfazione sui volti della gente parla chiaro.

Serata più che positiva, nessuna lamentela agli organizzatori che hanno trovato la ricetta perfetta per la buona riuscita di uno show: grande livello artistico delle band ad un prezzo accessibilissimo.



Jetraxim

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