Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - - Ă - '






Gods of Metal - Stadio briateo - Monza - 27-28/06/2009

Dopo 365 giorno esatti, torna il Gods Of Metal, la kermesse metallica d’eccellenza. Si torna a Monza, teatro delle edizioni del 2000 e del 2002. La scelta della location ha avuto i suoi pro e i suoi contro. Sicuramente dal punto di vista logistico lo stadio Brianteo ha tutta una serie di vantaggi: in primis un maggior numero di bagni (le file dell’anno scorso d’innanzi ai bagni chimici non si sono viste), numerose zone d’ombra e posti a sedere. I contro sono rappresentati dalla lontananza dal sud Italia (Bologna rimane la soluzione migliore a metà strada tra settentrione e meridione), un campeggio a dir poco lurido e un servizio navetta (campeggio-stadio) non proprio efficiente.
Però, la grande novità dal punto di vista logistico è stata la presenza dei due palchi affiancati che ha permesso di raddoppiare il numero delle band con la conseguente riduzione dei tempi morti. Non sono mancati neanche gli stand e i banchetti, quest’anno distribuiti qui e là. Camminando per l’area concerti potevi imbatterti, nei posti più impensati, in bancarelle che vendevano memorabilia o  cd a prezzi modici. L’introduzione dei gettoni prepagati ha risolto solo in parte il problema delle file agli stand alimentari, alla fine per comprare un panino ho impiegato quasi 40 minuti!

Sabato 27 Giugno 2009

Dopo una notte di bagordi in campeggio, in compagnia della mia fidata scimmia da spalla mi presento puntualmente al mio appuntamento con il bus navetta. Dopo un’attesa vana, e dopo aver assistito a scene di follia pura (ogni pullman di linea veniva preso d’assalto da orde di metallari incuranti di quale fosse il capolinea) vengo caricato su un auto di tre giovani metallari intenti all’ascolto di M2O! Degenerati! Dopo varie peripezie arriviamo allo stadio e scopriamo che parcheggi non ce ne sono neanche a pagare!
Nonostante tutto riesco a metter piede nello stadio Brianteo giusto in tempo per uno dei concerti che mi interessava maggiormente.

Voivod (L-Stage 12.05-12.40)
Saltati i primi tre concerti (The Rocker, Laurent Harris e, ahimé, Extrema), prendo posto sulle tribune. Ancora fiacco dalla serata precedente le note di “Voivod” mi regalano il primo brivido. I canadesi presentano al basso, come da indiscrezioni, Blacky e non Jasonic. Ma poco male. Lo show scorre via tra incubi futuristici e decadenza. Sono tra i più grandi di sempre e lo hanno dimostrato anche a Monza. Peccato che sia stata data loro una fascia oraria irrispettosa. “Astronomy Domine” ha chiuso uno dei migliori show della due giorni. Speriamo che la band continui il proprio cammino e non si sciolga al termine di questo tour.

Backyard Babies (Cruefest Stage  12.55-13.30)
Galvanizzato dallo show dei Voivod trovo la forza di trascinarmi sul prato. I Backyard Babies sono già all’opera con il proprio rock and roll. Nonostante il caldo il gruppo si è sbattuto non poco regalando dei buoni momenti di musica. Il pubblico sotto il palco ha apprezzato e ringraziato nonostante qualche “intoppo” di natura tecnica. Tutto molto r’n’r!

Epica (L-Stage 13.45-14.30)
Più che per doveri coniugali che per altro, assisto all’inizio dello show degli Epica ai piedi del palco. Ciò che salta subito all’occhio è la presenza di numerosi fan, soprattutto di giovanissima età. Per quel mi è parso di capire la stragrande maggioranza è lì non solo per la musica della band, ma anche per l’avvenenza di Simone Simons, accolta con un boato dai presenti. La ragazza nonostante l’aspetto glaciale ed etereo si è sbattuta tanto sul palco, incurante del caldo. Nonostante lo spettacolo piacevole per gli occhi ho raccattato la mia scimmia e sono tornato sugli spalti sino al termine di una esibizione discreta.

Marty Friedman (Cruefest Stage  14.45-15.30)
Ecco la prima vera nota stonata della manifestazione. Mr Marty Friedman, con il suo show strumentale, poco c’entra con le atmosfere da festival, soprattutto quando ti ritrovi sotto il sole del primo pomeriggio. Nonostante apprezzi il passato e il presente di questo artista, ho trovato estremamente pedante lo sfoggio di tecnica fine a sé stessa. 45 minuti così son difficili da reggere dal vivo…

Edguy (L-Stage 15.45-16.45)
Le cose non migliorano neanche con lo show degli Edguy. Non ho mai capito cosa ci provi il pubblico (numeroso anche sotto il palco, a dimostrazione come ai metal kids questa band piaccia) in questo gruppo. La proposta si rifà apertamente a quanto fatto negli anni ottanta dagli Helloween. A sto punto perché accontentarsi? Meglio gli originali. Il gruppo comunque ha confermato sul palco la propria professionalità tutta teutonica, che alla fine ha garantito un buon numero di applausi. Non i miei.

Lita Ford (Cruefest Stage  17.00-18.00)
Poche hanno avuto il suo peso nel mondo del metal (forse solo le Girlschool). Vera antesignana del metal in gonnella prima con le Runaways e poi da sola. Nonostante i suoi 51 anni la lady di ferro del metal si è presentata in gran forma sia “artistica” che fisica, regalando un oretta di energetico hard and heavy ben suonato e in bilico tra presente e futuro (ha presentato un nuovo pezzo). Probabilmente la sua proposta è stata snobbata dai più giovani… ma in quante oggi ricordano i sacrifici delle suffragette quando decidono di non votare? Un pezzo di storia.

Queensrÿche (L-Stage 18.15-19.30)
Quando Geoff Tate e compagni salgono sul palco, il mio indice di gradimento della giornata ha la lancetta orientata verso il basso.  Le prime battute dell’esibizione della band di Seattle per poco non hanno fatto crollare ogni mia speranza, tra inghippi tecnici (problemi di microfono e corrente saltata) e scelta non proprio indovinata dei pezzi. Però con la prima pioggia della giornata è arrivata anche la svolta. Messi da parte i brani tratti dal nuovo American Soldier ecco arrivare le varie “Empire”, “Walk In The Shadows” e “Thin Line” che hanno salvato l’intera esibizione, mettendo così gli statunitensi dal lato della lavagna destinato ai promossi!

Tesla (CrueFest – 19.15-21.00)
Ringalluzzito dall’esibizione dei Queensrÿche e dalla pioggia mi sono portato sotto il palco per poter assistere all’esibizione degli Heaven & Hell, questo mi ha permesso di ascoltare i redivivi Tesla da una posizione privilegiata. Il risultato? Un concerto che per lo più ha fatto crescere allo spasimo l’attesa per Iommi e compagni. Ad aiutare la band non è intervenuta neanche la sorte, visto e considerato che ci son stati diversi “intoppi” anche durante questo concerto. Comunque i fan della band, a giudicare dalle grida, hanno apprezzato e cantato con il gruppo.

Heaven And Hell (21.15-22.45)
Il vero evento della due giorni metallica: il concerto di Iommi e compagni. Più d’ogni altro questi 4 tizi hanno diritto all’appellativo di Dei del Metallo (ok, io sarei di parte… ma il giorno dopo il concetto è stato ribadito da Mr Jeff Walker dei Carcass, con considerazioni poco carine sui Motley Crue a suo, e mio, dire indegni di suonare dopo gli ex Black Sabbath). Seconda volta in Italia per gli H&H, ed è ancora la Lombardia e il GOM (all’epoca l’Idroscalo di Milano) il teatro dell’esibizione. Se il concerto del 2007 era stato esaltante, pur denunciando qualche imperfezione, quello di quest’anno è stato senza dubbio superiore. La scenografia gotica è stato il teatro dell’esibizione perfetta che ha spaziato nella discografia dei Black Sabbath epoca Dio, senza dimenticare un paio d’estratti dall’eccezionale The Devil You Know. Le danze sono state aperte da “Mob Rules”, per poi passare a classici del calibro di “Children Of The Sea”, “I”, “Time Machine”, “Falling Off The Edge Of The World”, “Die Young”,  una lunghissima e stupenda “Heaven And Hell”. Non sono mancati i momenti per i singoli con gli assoli di Iommi, Appice e Geezer. Mentre Dio è stato il vero mattatore della serata con la sua voce sempre verde. E i brani nuovi? “Bible Black” e “Fear”: soprattutto la prima si conferma un gran pezzo anche dal vivo. Il bis è stata l’immancabile “Neon Knights”.  Gli Heaven And Hell si sono dimostrati di un livello superiore a tutti, peccato che i giovani abbiano snobbato l’evento… chi scorda le proprie radici non ha futuro e se ce l’ha è marchiato MTv (ogni riferimento agli Slipknot è puramente casuale). Leggenda vera!

Motley Crue (CrueFest – 23.00-00.30)
L’ultima volta che avevo visto un’esibizione dei Motley Crue mi trovavo a Bologna in occasione del loro tour di ritorno con la formazione classica. L’interesse per la band si era riacceso, più che per meriti musicali, per motivi  letterari. The Dirt, la biografia del gruppo, aveva spopolato tra la MTv generation. In quell’occasione però avevo assistito a un concerto, che pur contenente un minutaggio di musica irrisorio, mi aveva divertito. Credevo che quest’anno le cose sarebbero andate più o meno nello stesso modo, e invece… a fronte di una dose superiore di musica (sempre inferiore a quella di un normale concerto), la band ha dato l’impressione di essere sottotono. Un vero peccato, visto e considerato che gran parte dei ragazzi presenti era lì per loro (straordinari, coloratissimi e giovanissimi, i fan della band) meritavano uno spettacolo degno del loro entusiasmo. “Kickstart My Heart”, “Shout At The Devil” e “Girls, Girls, Girls” pur rimanendo gran pezzi non sono riusciti a risollevare le sorti del gruppo... così come gli intermezzi di Tommy Lee. Occasione sprecata.

Domenica 28 Giugno

Così come per l’edizione scorsa, la seconda giornata del festival si è presentata più estrema nei contenuti.

Cynic (L-Stage 12.05-12.40)
Il mio secondo giorno è iniziato con l’esibizione dei Cynic. La loro miscela di death e fusion ha raccolto, nonostante il calore, un buon pubblico sotto il palco. La band, come in occasione della mia prima partecipazione a un suo concerto, mi ha dato l’impressione di centrare poco con l’universo metal. I quattro sembrano più degli studenti del MIT che dei metallari, però la musica… è tutt’altra cosa. Anche se dal vivo è netta la differenza tra i brani contenuti in Focus e quelli del secondo album. L’esibizione  resta comunque da brividi e conferma i Cynic una delle realtà più atipiche e grandiose del panorama metallico.

Napalm Death (R-Stage 12.55-13.30)
Se la scaletta del GOM fosse stata creata con criteri diversi da quelli economici, probabilmente ai Napalm Death non sarebbe stata data una fascia oraria così infima e indegna di una band che ha creato un genere! Se a questo si aggiunge che la dimensione “arena” è quella che meno si confà a un gruppo con le peculiarità degli inglesi, si capisce come mai lo show sia passato quasi del tutto inosservato (gli stoici fan die hard del gruppo hanno pogato sotto il palco incuranti del caldo). Un vero peccato visto che la band non ha risparmiato sangue, sudore e grind!

Saxon (L-Stage 13.45-14.30)
Chiamati per sostituire il defezionario Billy Sheehan, i Saxon hanno dato buca ai propri fan! Secondo il comunicato ufficiale per problemi al tour bus…

Mastodon (R-Stage 14.45-15.30)
Il buco di programmazione causato dalla dipartita dei Saxon ha prolungato in modo estenuante l’attesa per i Mastodon. Seconda volta per loro al GOM e sostanziale passo in avanti nelle gerarchie del festival. Così come per l’esibizione bolognese di qualche anno fa, anche questa volta gli statunitensi hanno optato per un approccio diretto e r’n’r. Pochi fronzoli e tanta musica. Poi è quest’ultima a fare la differenza con il suo essere sofisticata e marcia allo stesso tempo. Alla fine sono loro a regalare un barlume di speranza per il futuro del metal… Tra i migliori della due giorni, sicuramente!

Tarja (L-Stage 15.45-16.45)
Il passato nei Nightwish ha garantito a Tarja un posticino al GOM e il tributo dei fan più giovani. La cantante ha dimostrato un discreto mestiere frutto delle numerose esibizioni, e facendo leva sul proprio fascino e su alcuni pezzi del repertorio della propria ex band (Wishmaster, Once e Over The Hills and Far Away) si è portata a casa più d’un plauso…

Down (R-Stage 17.00-18.00)
Phil Anselmo e compagni ormai sono di casa qui da noi. Ormai sono lontani i tempi in cui la band godeva dello status di leggenda. Un solo album seguito dal silenzio decennale ne aveva alimentato la fama… Oggi i Down sono una vera e propria band, e se da un lato hanno sacrificato l’alone di mistero che li circondava, dall’altro hanno prodotto due album che, pur non raggiungendo gli splendori del primo, hanno regalato alcune delle migliori pagine di metal degli ultimi anni. Il sole di certo non ha aiutato la band e, nonostante un Anselmo evidentemente alticcio, il concerto è stato uno dei migliori del festival. La band di suo ci ha messo brani, il pubblico invece ha coperto d’entusiasmo il singer (che si è trattenuto dopo l’esibizione sul palco a ricevere e ricambiare l’amore dei fan con un improvvisato medley canoro). Non è mancata la nota di colore con l’arrivo sul palco dell’immancabile Fratello Metallo,che si è beccato anche l’abbraccio dell’ex frontmen dei Pantera. Ciò che comunque rimane è l’impressione che i Down, prima o poi, il proprio nome in cima al cartellone del GOM lo metteranno…

Blind Guardian (L-Srage 18.15-19.30)
In precedenza avevo assistito a un solo show dei tedeschi, GOM 2007, e non è che mi fosse rimasto un ottimo ricordo. Un po’ scettico quindi mi son messo buono buonino ad ascoltarli e… magicamente ho ritrovato uno dei gruppi più presenti nella mia infanzia metallica. Quando si ascoltano i BG bisogna fare un compromesso e accettare la voce di Hansi Kürsch. Infatti l’ugola del singer se il più delle volte è funzionale alla musica della band (arrivando a essere uno dei tratti distintivi), non mancano momenti in cui risulta fastidiosa. Fortunatamente non avendo album in promozione i tedeschi si sono dedicati ai classici da “Traveler in Time” a “The Quest for Tanelorn”, sino a “Goodbye My Friend”. Regalando un ottimo finale con “Imaginations from the Other Side” , “The Bard's Song” e “Mirror Mirror”.

Carcass (R-Stage 19.45-21.00)
Uno degli eventi principali della scorsa edizione del GOM  era stato il ritorno dei Carcass. A un anno di distanza la band ha confermato la propria grandiosità con uno dei migliori show della due giorni. Orma il gruppo è ben rodato e sforna i propri classici con precisione “chirurgica”. Il picco dell’esibizione è stata l’esecuzione di Heartwork (così come per l’anno passato). Già detto del tributo di Walker agli Heaven & Hell, non mi resta che evidenziare come quest’anno sia mancata l’apparizione sul palco dello sfortunato Ken Owen, ex batterista e vero motore della reunion.

Dream Theater (L-Stage 21.15-22.45)
Il 90% delle t-shirt inneggiava a loro. Sorprende come una band come quella Americana, che è costantemente nel nostro paese, riesca ogni volta a richiamare folle oceaniche. Certo la curiosità era concentrata tutta sui brani dell’ultimo controverso (ormai da un bel po’ che i dischi dei DT sono tali) Black Clouds & Silver Linings. Alla fine, l’unico estratto da questo album è stato  “A Rite Of Passage”, ma certamente quest’inverno ci sarà più spazio anche per la nuova produzione. Lo show è stato un excursus su tutta la discografia della band:  Image & Words (“Pull Me Under” e  “Metropolis Part 1”), Awake (“Caught In A Web”, “Voices” e “Erotomania”), il bistrattato Falling Into Infinity (“Hollow Years”), senza tralasciare Scenes From A Memory (“Beyond This Life”) e il più recente Systematic Chaos (“In The Presence of Enemies Pt.1” e “Constant Motion”). Non sono mancati gli assoli, mentre impressiona come anno dopo anno il la presenza di LaBrie sul palco diminuisca… Memorabile la fuga di Portony, a concerto finito, verso la batteria degli Slipknot… con tanto di roadie a rincorrerlo per cacciarlo via! Grande esibizione, sarebbero stati i migliori, se il giorno prima non avessero suonato gli H&H…

Slipknot (R-Stage 23.00-00.30)
Meno colorati dei fan dei Motley Crue, ma pur sempre riconoscibili (soprattutto per la giovane età), per tutto il giorno gli afecionados degli Slipknot hanno gironzolato per il Brianteo in attesa dei loro beniamini. Già durante l’esibizione dei Dream molti di loro erano più interessati alle operazioni di montaggio della scenografia degli autori di IOWA che al concerto di Petrucci e soci. Non ho mai apprezzato particolarmente gli Slipknot, ma ho sempre pensato che dal vivo fossero una band che spacca. Certo, la convinzione nasceva da alcuni filmati sparsi qua e là, e non da un’esperienza diretta. Quindi mi sono approcciato al loro show con genuina curiosità. La ricca scenografia mi ha fatto presagire che alla fine dei conti l’idea che ho di loro,  cioè di un gruppo dalla forte immagine tagliata su misura per la MTv generation (tanti video e televisori sparsi sul palco…), più buono per la tv che per lo stereo, non fosse sbagliata. Alla fine se le ragazzine hanno Britney Spears, quelli più grandicelli hanno Amy Winehouse, e i metallari rincoglioniti come me Ozzy Osbourne (un paio di episodi di The Osbournes li ho guardati pure io, prima di cadere in depressione), qualcuno dovrà pur accontentare i moti di rivolta dei teenager alternativi sparsi qui e là per il mondo, no? Comunque lo show non ha cancellato questa mia idea, anzi la rinforzata. Lo stesso gruppo si sbatte qui e là sul palco in modo caotico con l’intenzione di scatenate il putiferio. Il vero spettacolo per chi come me ha assistito dall’alto al concerto è stato vedere la carneficina sotto il palco. Un massa informe di fan che pogavano alla morte! Forse sono troppo vecchio per gli Slipknot. Per come amiamo dire noi vegliardi “ai miei tempi Alice Cooper shockava con l’immagine, ma scriveva grandi pezzi…”. I tempi cambiano, il pubblico cambia, il metal cambia…

Considerazioni finali

L’anno scorso auspicavo una riduzione da tre a due giornate, la Live mi ha accontentato. Ma siccome sono di gusti difficili… rilancio e chiedo un  Gods di un giorno con 6 band…
Non sarò mai accontentato, non tanto per motivi artistici, ma per motivi economici. Non ci troviamo d’innanzi a un mecenate, ma a degli imprenditori… e un festival su due giorni con una marea di band è molto più redditizio. Rimanendo in ambito pecuniario, devo ammettere che quest’anno la politica dei prezzi è stata più magnanima e oculata, se solo si potesse evitare la tangente sotto forma di prevendita alla TicktOne, il tutto sarebbe perfetto.
Passiamo allo stato del Metal. Sinceramente, in questo festival che vede il trionfo della RoadRunner (3 headliner su 4, più i Down),  band all’orizzonte che possano rimpiazzare i vecchi dinosauri non ne vedo. I Mastodon hanno il potenziale, ma somigliano troppo ai Voivod (quelli progressivi dell’epoca Snake) per poter sperarei. L’esperienza derivante di anni di fanatismo per il gruppo canadese mi ha insegnato che un suono così “intellettualoide” poco è apprezzato dalla gente.
I Dream Theater ormai il titolo di dei lo meritano, gli Slipknot magari lo meriterebbero se facessero heavy metal… E allora per l’anno prossimo cosa dobbiamo aspettarci? Iron Maiden e Slayer, loro un anno sì e uno no ci sono…

g.f.cassatella

<<< indietro


   
Rainbow Bridge
"Dirty Sunday"
The C. Zek Band
"Set You Free"
Buzzøøko
"Giza"
Carnera
"La Notte Della Repubblica"
The Doomsday Kingdom
"The Doomsday Kingdom"
Northway
"Small Things, True Love"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild