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Electric Wizard & Blood Ceremony – Unwoud Club - 04/09/2009

Zaino in spalla e aria da scolaretto trasandato. Così mi appresto ad attraversare nuovamente l'Italia per giungere in quel di Padova ed assistere al concerto di uno dei gruppi simbolo della scena stoner/doom, gli Electric Wizard. Come se non bastasse, l'offerta musicale della serata si arricchisce di un gruppo spalla davvero eccezionale, i canadesi Blood Ceremony.

Alle ore 21.00 i cancelli dell' Unwound Club si aprono ad un'orda di metalkids trepidanti e la serata ha inizio. Posto davvero stupendo l'Unwound, locale non grandissimo ma assolutamente accogliente, fumoso e soffuso quanto basta farmi venire in mente uno dei tanti locali underground della scena metal londinese. Due pinte di Guinness ed altrettante sigarette spostano le lancette dell'orologio fino alle 22.00, orario in cui le corde di una Gibson SG cominciano a vibrare per l'atteso inizio. Sono sul palco i Blood Ceremony.

Per chi non lo conoscesse, il combo canadese, capitanato dalla bella quanto talentuosa Alia O'Brien, nasce nel 2007 e sin da subito si fa notare per la sua proposta musicale, un mix di Black Sabbath e Black Widow davvero accattivante che la sempre lungimirante Rise Above non si è fatta sfuggire, producendo il primo disco omonimo della band proprio lo scorso anno. Un intro di organo ammutolisce la sala ed il sabba ha inizio con “Master of Confusion” seguita da “I'm coming with you”, “The Rare Lord”, “Return to Forever” e “Children of the Future”.

I nostri sono davvero in grande forma ed è un piacere ascoltare di streghe e riti pagani mentre le note di un flauto traverso ammantano noi tutti di un'atmosfera magica e sinistra nel contempo. Dopo quasi un'ora lo show dei Blood Ceremony termina e le fila di noi stipati sotto il palco si sciolgono per trovare ristoro in una sigaretta all'aperto. Prima che gli amplificatori ricomincino a vibrare, ho tutto il tempo di incontrare la band per gli autografi e le foto di rito, parlare un po' del loro prossimo album e di quanto sia emozionante essere in tour con gli Electric Wizard. Una risata sinistra mi richiama all'ordine ed è proprio l'incipit di “Dopethrone” a farlo; gli Wizard sono sul palco.

Le luci si fanno soffuse, alle spalle della band uno schermo proietta immagini di film cult anni '70, l'atmosfera si fa elettrica. Il pubblico, con movimenti precisi del capo, segue il riffing tagliente e cadenzato del leader Justin Oborn e tutt'intorno al palco sembra quasi formarsi un cerchio magico fatto di misticismo e perversi rituali di sangue. Una nota in loop ci traghetta verso “Witchcult Today”, opener del loro ultimo album omonimo, seguito a ruota da “Satanic Rites of Drugula”.
Lo show scorre via sanguigno e deciso senza pause, perchè il viaggio è ancora lungo. Si passa all'album Let Us Pray e “Master of Alchemy” è la song scelta dal combo inglese per proseguire. Lenta e psichedelica allo sfinimento, la chitarra di Juss si fa strada fra gli sguardi rapiti del pubblico che da lì a poco accoglieranno una versione mastodontica (quasi 20 min., n.d.r.) di “Funeralopolis” per chiudere lo show.

Non è bastato il coro “We want more..!” intonato dai presenti per richiamare i nostri sul palco ma l'adrenalina è a mille e, per il sottoscritto, il primo pensiero è quello di girare nella parte laterale del palco ed incontrare la band. Da lì a poco Juss, la bionda e affascinate chitarrista Liz, il batterista Shaun Rutter ed il bassista Rob Al Issa, mentre il pubblico già sfolla per il gran caldo, mi si parano davanti accogliendo la mia rischiesta di autografi e foto.

Felicità allo stato puro, credetemi. In definitiva due performance fantastiche, un pubblico caldo e numeroso ed una sana dose di ottima musica hanno reso questo concerto davvero memorabile. In fine, un doveroso ringraziamento va a Simone della HellFire per la gentilezza e la disponibilità e a Giuseppe Cassatella di Raw&Wild per la fiducia e lo spazio concessomi.
Alla prossima and forever Doom!

Giuseppe “Asmodeo” Binetti

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