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DAMNED + Mugshots - Estragon, Bologna - 13/02/2009

Dopo quasi un’ora di performance live degli italiani Mugshots (ennesima band clone death punk- rock in stile Adicts/ Misfits) parte il carrozzone dei Damned, e il pubblico non vede l’ora.
In puro stile dark,  il frontman Dave Vanian si presenta con una mise da barbiere/dentista malefico in camice bianco e cerone, mentre non può mancare il basco rosso in testa a Captain Sensibile.
Apre la serata There’ll come the day, tratto da Phantasmagoria, azzeccata scelta per i fan più dark; presenza ritmica eccellente, con le tastiere di Monty Oxymoron a fare la differenza.
In scaletta moltissimi brani estratti dal terzo album, Machine gun etiquette, all’insegna della nostalgia: Love song, Plan 9 Channel 7, Melody Lee, Antipope.
Con qualche riferimento burlone a Venerdì 13, fatidica data neanche troppo casuale, Vanian ci riporta al periodo “nero” del Black Album  (The history of the world part I e Wait for the blackout).
Captain Sensibile è un instancabile solo guitar, accompagnato dalla perfetta crooner voice, davvero unica, di Vanian.

Qualche concessione alla loro parte più demenziale avviene con Captain che suona con una lattina di birra vuota e rispolvera la sua hit commerciale WOT!, comunque gradita dal pubblico.
Il tripudio punk dei cult New Rose e Neat, neat, neat non tarda ad arrivare; il pogo in atto è innocuo ma è severamente (e tristemente) vietata dalla security qualsiasi concessione allo stage diving e simili.
Ancora due vecchie perle commerciali di Captain, Jet boy Jet girl e Disco man (all’urlo di “Fuck the disco!”). L’ora e mezza si conclude con una versione da manuale di Smash it up I – II,  se non fosse che Algy Ward al basso manca davvero, in questo brano…

I Damned hanno ormai trent’anni di carriera alle spalle, pochi gruppi hanno saputo sopravvivere come loro, reinventandosi continuamente tra lo psycho, il punk e il dark/ goth.
Certamente, qui in Italia la scaletta è stata selezionata attentamente per favorire i classici, mentre nello UK /US Tour, i brani estratti dagli ultimi due album occupano almeno il 50% del concerto.
Nessun brano estratto da Grave disorder e solo un piccolo assaggio del nuovo, So who’s paranoid, per un Estragon gremito ma non pieno; una live performance tecnicamente ineccepibile che ha solo il difetto di essere stata poco partecipatoria a livello di interazione con il pubblico, come sarebbe stato nella più genuina tradizione punk. Ma tant’è, gli anni passano per tutti…

Voto: 7/8

Sara Palladino

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