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Amon Amarth + Sadist - Alcatraz - Milano - 17/11/2009

Dopo gli ottimi riscontri ottenuti come band di supporto nell’ultima edizione del Unholy Alliance Tour, sbarcano nuovamente in Italia i vichinghi Amon Amarth con un tour da headliner, per promuovere ulteriormente la loro ottima ed ultima fatica studio “Twilight Of The Thunder God”, passato nel nostro Paese per ben tre date. La prima della serie ha avuto come location l’Alcatraz di Milano ed il buon Pax è stato lì per voi!

Il compito di aprire la serata spetta ai genovesi Sadist e al loro progressive death metal. Naturalmente i nostrani sanno molto bene il fatto loro in sede live e riescono ad attirare la massima attenzione da parte dei presenti. D’altronde Trevor è una bestia da palcoscenico e sa come trasmettere la violenza, alle sue incitazioni la platea risponde più che positivamente. I brani si susseguono uno dietro l’altro estrapolandoli da tutta la loro discografia con l’aggiunta di un brano, più melodico rispetto ai loro passati lavori ma decisamente più tecnico, che sarà contenuto nel prossimo album della band. Dopodiché, il tempo per loro è tiranno ed è già giunto il momento di lasciare il palco e il combo come di consueto lo fa con la ormai storica “Sometimes They Come Back” acclamatissima dai presenti.

Ed è giunta l’ora dell’approdo sulle coste italiane, lo stage si illumina di rosso e dopo una breve introduzione ecco comparirci gli Amon Amarth, quei vichinghi brutti e cattivi che non sono altro. Non c’è tempo per le presentazioni ma “Twilight Of The Thunder God” fa capire bene di che pasta è fatto l’act. Si prosegue senza tregua con la più ritmata ed epica “Tattered Banners And Bloody Thorns”. Dopodiché la band si ferma per prendere fiato, ma giusto il tempo per poter permettere al frontman Johan Hegg di mettere alla prova il suo italiano (ristretto pochissime parole tra cui ringraziamenti ai presenti e bestemmie).

Ma i guerrieri tornano immediatamente alla carica “Valkyries Ride” e “Varyags Of Miklagaard”, il moshpit sotto il palco è violentissimo ma soprattutto affollato, brani come “Live For The Kill”, “Bleed For Ancient Gods” e “Death In Fire” lo rendono più cattivo che mai. Dopo quest’ultimo brano, come da prassi arriva anche il momento in cui la band lascia lo stage per farsi attendere dalla platea prima di concludere lo show con i bis in scaletta, infatti dopo un paio di cori la band torna alla carica. Iniziando con “Cry Of The Blackbirds”, proseguendo con “Runes To My Memory” e concludendo epicamente con l’ormai classica “Pursuits Of Vikings”. Con una setlist formata da ben quattordici brani suonati senza alcuna sbavatura, con una grande carica dall’inizio alla fine gli Amon Amarth si affermano una delle migliori realtà in campo viking/death metal. Odino dovrebbe essere fiero!

Pax (Antonluigi Pecchia)

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