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Satyricon + Zonaria + Evile - Rolling Stone (MI) - 02/12/2008

Pensavo avessi fatto tardi ma invece, una volta varcata la soglia del Rolling Stone trovo non più di trenta persone che stanno attendendo l’inizio del concerto. Mi sono bastati pochi minuti per venire a conoscenza che gli Evile (giovani thrasher troppo sopravvalutati dalla critica a mio parere…), che avrebbero dovuto aprire questa serata erano stati cancellati. Passati solo pochi minuti di attesa, gli svedesi Zonaria salgono sul palco per aprire le danze. Premettendo che non avevo avuto mai modo di ascoltare questa band prima di allora ma ne avevo letto molto bene dai miei “colleghi”, quindi ero curioso di ascoltare questi ragazzi. Devo dire che ho apprezzato molto il loro death metal in stile ultimi Behemoth (anche per quanto riguarda il loro look) influenzato ad atmosfere più nuove riconducibili ai Dimmu Borgir, e come me anche tutti i presenti (inizialmente restii ma per poi diventare, verso metà spettacolo, degli ottimi supporter). Insomma sono riusciti bene nell’intento di riscaldare il pubblico per la band principale della serata.

Il tempo per fare i cattivi ragazzi pare che sia passato per Satyr e company. Questa è stata la mia prima impressione quando ho visto la band on stage con un look che ha poco (o meglio niente) a che vedere con quello maligno che veniva presentato nel periodo di “Nemesis Divina”. Infatti la band odierna si pone più fine e delicata sia per quanto riguarda il sound (in cui il black metal viene del tutto abbandonato) che per quanto riguarda lo stile e anche le croci al contrario e pentacoli in sede live (anzi, per dirla tutta i ragazzi si sono vestiti con una camicia nera e Satyr, avendo ormai i capelli corti, se li ha gellati e tirati all’indietro, insomma dei bei figurini adatti ai matrimoni) sono spariti. Come d’altronde fa ogni band che ha cambiato rotta, i brani che vengono principalmente proposti sono tratti dai loro ultimi lavori, la stessa cosa è stata per la band che ha attinto le mani principalmente dagli ultimi due lavori studio “The Age Of Nero” (che ancora non ho avuto modo di ascoltare), i cui brani in sede live non mi hanno entusiasmato particolarmente, e “Now Diabolical”, i cui brani invece sono risultati abbastanza divertenti (a differenza che su album che non ho apprezzato per nulla!). Rimandi al passato ce ne sono stati davvero pochi (soltanto: “Forhekset”, “Hvite Krist” e l’immancabile “Mother North” per la chiusura dello spettacolo). Tirando le somme c’è da dire che pur avendo cambiato genere (e quindi potranno piacere o meno rispetto al passato), la band rimane ugualmente nell’olimpo degli “dei del metallo” e naturalmente in concerto sa il fatto suo.

Pax (Antonluigi Pecchia)

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