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Midsummer Hardcore Night - Macerie Baracche Ribelli - Molfetta (BA) - 09/08/08

Ancora Dissonance Cospirancy ma questa volta alle Macerie Baracche Ribelli di Molfetta, un concerto per pochi intimi, per quelli che il 9 Agosto sono ancora reclusi al caldo delle proprie città. Le band che avrò il piacere di sentire questa sera sono STRAIGHT OPPOSITION da Pescara (http://www.myspace.com/straightopposition), REVERIES da Brindisi (http://www.myspace.com/reveriesband) e ATESTABASSA da Bari (http://www.myspace.com/atestabassa). Il luogo del concerto è davvero rustico, che a confronto la foresta Mercadante il lunedì di pasquetta sembra il ristorante più accreditato dal Gambero Rosso. Ghiaia che durante il pogo solleva polvere a quintali, che quando tornerò a casa e mi soffierò il naso la ritroverò mescolata ai miei mucchi più consistente del cemento armato. Poca illuminazione  che mentre cammino mi impedisce di vedere pietre e radici presenti nel suolo o cani che scorrazzano tra il pubblico fregandosene del casino assordante sparato a palla dagli amplificatori. Nonostante ogni volta che torno alle Macerie la mia salute ne risente, in questo posto mi sento davvero a mio agio. Saranno sicuramente i molfettesi a renderlo speciale. La serata inizia davvero tardi ma questa volta non ci saranno vicini insonni a rovinarmi il concerto.

A salire per primi sul palco sono gli ATESTABASSA, band storica dell’hardcore barese, un compatto muro sonoro fatto di pura rabbia, passione e voglia di divertirsi. Un quartetto ben assestato, minimale e potente composto da Carletto voce e basso, Pietro chitarra e cori, Angelo chitarra e Matteo alla batteria. Il fatto che la voce principale debba dividersi tra microfono e basso penalizza molto in presenza scenica; la libertà di muoversi sul palco ed avere un contatto più ravvicinato con il pubblico, magari in uno stage diving o in un crowd surfing, non ha prezzo. Il Quartetto sfodera un repertorio totalmente inedito, molto accattivante e diretto più di una supposta al peperoncino sparata da un Dragunov con “Nemico di me stesso”. Quando la situazione sembra sbollentarsi riprendono a dar spettacolo con “Delirio di equità” e “Scordato”. L’atmosfera si fa tesa, ormai il ghiaccio è rotto, anzi con questo caldo si è sciolto, e i quattro attaccano con “Breccia”, una veloce accordatura e giù con “Giorni a scacchiera” e “Urla grigie e nebbia”. Il tempo di chiudere gli occhi è ci ritroviamo in “Sogno” per risvegliarsi ancora più incattiviti con “Zanna”. Siamo agli sgoccioli e la band conclude la serata con “Muti” e “Movimenti statici”. In conclusione gran bella prova, band molto valida per un genere che sembra stia ritornando ai vecchi sfarzi.

Ecco il momento del cambio palco, la gente si rilassa ma farebbe meglio a restare in allerta, perché si preparano i REVERIES. Cinque ragazzi più incontrollabili di un’erezione mattutina in lungo periodo di astinenza dopo una notte passata a sognare la propria donna ideale. Questi qui non li ammosci neanche con un bidè ghiacciato. La sola soluzione è smanettare sugli strumenti fino all’espulsione totale dell’accumulo che hanno dentro. Il quintetto arriva da Brindisi e vede ben 3 Andrea in formazione rispettivamente voce, chitarra e cori, batteria; all’altra chitarra c’è Mino e al basso Francesco. La proposta di questi cinque scalmanati non è ben inquadrabile. Definirli Metalcore sarebbe al quanto riduttivo, riescono a spingersi in zone più estreme come death e grind. Per compensare la poca gente che c’è davanti al palco, sono loro stessi a dimenarsi e scapocciare appena iniziano a suonare facendo partire il bordello totale e lasciando sconcertati i presenti. Senza esitazioni partono più convinti di Oscar Pistorius prima di una gara, grande determinazione ed ecco che irradiano i presenti con “Flare” per poi portarli in un tetro campo di concentramento nazista con “Der Kaiser von Atlantis”. Proseguono sempre con la stessa grinta eseguendo “Cancer” per poi  passare alla decadente “A Farewell to the Ruins” e la sgretolante “Epiphysis”. Arriva il momento della cover “Relics” dei Nasum per poi concludere con un loro brano dal titolo “Collapse”. Buonissima esibizione per tutti, carica esplosiva e notevole presenza scenica, grande tecnica e bella inventiva; questo è ciò che trasmettono questi 5 ragazzi. Forse un po’ opaca la batteria, non ha dato il meglio di sé.

Se gli Atestabassa sono stati un compatto muro sonoro, i pescaresi degli STRAIGHT OPPOSITION sono una colossale piramide in puro granito. Il loro è uno show completo e non un semplice concerto. Si passa da momenti di riflessione a momenti di umorismo per finire con momenti di non-sense e stupidità cronica. La band è impegnata in un hardcore cantato in inglese totalmente spregiudicato, che a confronto i 99posse dei tempi migliori erano un gruppo di lupetti nei Boy Scout. La band è formata da 5 calamità naturali: Ivan al microfono più elettrico di un gruppo di continuità. Sembra che prima del concerto si sia fatto una trasfusione di caffè amaro supercaffeinato direttamente nell’aorta. Continua a muoversi senza sosta da sinistra a destra del palco, saltando, scalciando, incitando i suoi supporters. Alle due chitarre ci sono Luca e Carlo sincronizzati alla perfezione, sembrano sfidarsi all’infinito. Per la sezione ritmica ci sono Ivan alla batteria e Giambattista al basso. Furia e velocità per presentarci il primo pezzo “When the fury is a positive strenght” lasciando le poche persone che sono rimaste, visto l’ora, devastate. Niente è perduto ma i nostri eroi non sono di quest’avviso con “All is lost but passion” ma per tirarci su il morale ci intonano “Antifascist hardcore” e “Map of the etnies”. La gente ne chiede ancora, un altro brano, e loro pronti li servono “Take another” e subito dopo “Critical reason”. La maratona continua con “After the crisis” e “Imperturbable”. La gente è in delirio e i 5 macinano brani manco un tossico ketamina passando da “Thinking over feticism” a “Trying a new”. Accelerano e alzano ancora il tiro con “Revolt” e “Step by step” e poi la canzone che più mi ha colpito “Lick the boss’s ass”. In dirittura d’arrivo con “New school social crimber” e “Now you know” propongono addirittura due cover “Step on it” dei Slapshot e “Territorial Pissingsdei Nirvana. Salutano tutti i presenti con “Pehc????”. Il pubblico ricambia il saluto e invita il gruppo a far presto capolino di nuovo da queste parti.

Se c’è qualcuno che può rimanere deluso della serata per il locale e le sue caratteristiche, per alcune imprecisioni nell’esecuzione, me ne frego, sono solo menate. Stanotte torno a casa soddisfatto per il grande spettacolo offerto da tutte le band e per la bella gente incontrata.

Una citazione doverosa e un ringraziamento di cuore per Silvia "Solitude" di Obscure Chaos Design per gli scatti da lei offerti per il mio report!

 

Jetraxim

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