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Metalitalia on stage - Cusano Milanino – Marmaja Club - 29/11/2008

Il 30 novembre si è svolto presso l’ARCI Marmaja di Cusano Milanino il primo concerto organizzato dalla webzine www.metalitalia.com assieme alla OnDeadSoundAgency, agenzia che già da parecchi anni organizza in tutta la penisola concerti delle migliori realtà underground metal italiane ed internazionali, sempre a prezzo contenuto. Il bill di questa prima edizione del Metalitalia On Stage prevedeva nell’ordine: Lifend, Stillness Blade, The True Endless, Nefas, Raintime, Irriverence e Dark Quarterer. A causa del maltempo che ha afflitto la Lombardia lo scorso weekend, sono purtroppo giunto in ritardo al Marmaja Club, perdendomi l’esibizione di Lifend e Stilness Blade.

I The True Endless, provenienti da Novara, sono una formazione di Black Metal con all’attivo già tre album ed una carriera ultradecennale, che sa colpire nel segno per la furia primordiale sprigionata dai loro pezzi, schegge impazzite di black metal primigenio, gelido e diabolico. Il loro sound richiama quello dei prime movers della scena black metal norvegese (Mayhem e Dark Throne) su tutti, ossia un suono sporco, gracchiante e furioso, di sicuro impatto.

Dopo i The True Endless è la volta dei deathsters milanesi Nefas, una delle realtà underground grind/brutal italiane più apprezzate dalla critica specializzata. Il terzetto, che non pubblica un album da ormai quattro anni, sul palco si rivela una perfetta macchina da guerra, con tutti gli ingranaggi ben oliati. Le capacità tecniche dei tre musicisti sono di valore indiscutibile, peccato soltanto che l’acustica del piccolo locale di Cusano non abbia permesso di apprezzare appieno le loro violente composizioni, farcite di continui cambi di tempo e riffing claustrofobici e condite da una brutalità senza paragoni.

I Raintime, invece, si sono dimostrati la vera sorpresa della serata. I friulani, da poco tornati sul mercato con il loro secondo full-lenght, il notevole “Flies & Lies”, hanno saputo confermare anche dal vivo le ottime impressioni suscitate dall’ascolto del succitato disco. Il successo sempre crescente di questa band può essere ascritto in primis alle loro ottime capacità di songwriting,  che emergono da una sapiente miscela di un robusto substrato di Death melodico e copiose quantità di ammiccanti tastiere power-classic metal, nonché da un eccellente impatto in sede live, dovuto a suoni cristallini, perfettamente mixati, ma soprattutto dalle abilità istrioniche del singer Claudio Coassin, capace come pochi di incitare e coinvolgere la platea. La scaletta dell’esibizione dei Raintime si è concentrata prevalentemente sui pezzi estratti dall’ultimo“Flies & Lies”, tra cui ricordiamo la title-track, “Rainbringer”, “Rolling Chances” e “Apeiron”. Ai Raintime va meritatamente la palma di miglior performance dell’evento.

Ecco giungere quindi il momento degli Irriverence, che al Marmaja sono ormai di casa, ancora una volta pronti a far tremare il pavimento dell’ARCI a causa del pogo sfrenato dei fedelissimi fan della band. Il loro thrash metal di matrice tedesca è sinonimo di qualità e, soprattutto sfrenato divertimento. Sudore, birra e tanto, tantissimo headbanging è tutto ciò che ci si può aspettare da un’esibizione degli Irriverence che non sbagliano mai un colpo, grazie anche alle ottime scalette che alternano violenti pezzi propri ad azzeccatissime cover, quali “Ace Of Spades” dei Motorhead, “Agent Orange” dei Sodom e “Es gibt kein bier auf Hawaii” di Onkel Tom Angelripper. Quando suonare metal vuol dire divertimento…

E’ ormai l’una di notte quando sul palco salgono gli headliner della serata, i toscani Dark Quarterer, e, signori, qui ci si trova di fronte alla storia del prog-metal italiano. La band di Piombino incentra la propria scaletta sulla loro ultima fatica discografica, “Symbols”, un concept album incentrato sulle vite di grandi condottieri dell’antichità, quali Giulio Cesare, Giovanna D’arco o Gengis Khan. Le esecuzioni di “Ides Of March” e “Pyramid Of Skulls”, brani lunghi, progressivi ed estremamente complessi, sono da brividi, grazie all’epico lirismo dello storico singer Gianni Nepi, le cui strofe sono ben supportate dall’atmosferico tappeto di tastiere tessuto da Francesco Longhi. Purtroppo questa esibizione maiuscola è stata anche segnata da un progressivo e costante calo di spettatori, che, vuoi per scarsa conoscenza dei Dark Quarterer, vuoi per la difficoltà d’assimilazione dell’epic-prog da essi proposta, vuoi anche per l’ora tarda, hanno man mano abbandonato il Marmaja. Peccato.

Marco Cramarossa

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