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Amia Venera Landscape – Shank – Hot Water Discovery, Bari, Nordwind, 06/11/2008

Per il quinto party omonimo, i ragazzi della Mal The Core hanno pensato bene di invitare sulle assi del palco barese tre tra le realtà più interessanti in ambito metal-hard core, puntando soprattutto sulla varietà della proposta musicale.
Ad aprire la serata ci hanno pensato i baresi Hot Water Discovery. Nonostante io non ami questo tipo di sonorità, devo ammettere come la mistura di hard core e metal del gruppo mi abbia coinvolto. Sono davvero bravi e dimostrano anche una buona capacità di tenuta del palco sia dal punto di vista musicale che da quello visivo (alcuni membri hanno adottato maschere e\o trucchi di scena). Il singer Nunzio si è sbattuto non poco sul palco per riscaldare il pubblico, alquanto freddino, presente nel pub barese. I brani proposti dalla band sono stati i seguenti: “Scars”, “Fucking Underground”, “Brotherhood”, “Lost In Distruction”, “Screma Crack” e “No Blood No Party” che ha visto la partecipazione di Shogun alla voce. Ottimo show, sincero e pregno di energia.

Dopo le consuete operazioni di cambio palco, è il turno dei salentini Shank. Unica band del lotto che conoscevo, avendone recensito l’ottimo ultimo lavoro Create|Devour. L’eccelente impressione ricavata durante l’ascolto dell’album, se possibile, dal vivo è stata rafforzata. La mistura di sonorità dei quattro riesce a creare la giusta tensione emotiva, grazie alla mutevolezza delle scelte sonore adottate. Se in fase di recensione ho tirato fuori il paragone con i DEP, l’ascolto in sede live mi ha portato alla mente anche i Mastodon. Nonostante un piccolo intoppo di natura “tecnica” lo show è scivolato via in maniera coinvolgente. I brani proposti dopo la intro sono stati:   “Create/Devour”, “At War With The Self”, “Suspended In Rapture”, “Interlude 1”, “A Turn For The Worst”, “The Fallen”, “Through Sour Tears”, “Interlude 2”, “Dear Demons” e “Poetry In Technical Objects”.

Dopo un’attesa lunghissima per il cambio palco è arrivato il turno dei mestrini Amia Venera Landscape. Roadcreaw e apparecchiature da big, per questo gruppo che in realtà non mi ha entusiasmato per nulla, nonostante i membri sul palco si siano dati da fare non poco. La sensazione che ho ricavato durante l’esibizione è quello di un gruppo artefatto, più attento all’immagine che alla sostanza. A differenza dei due gruppi precedenti, non ho percepito genuinità ed entusiasmo. Di sbattersi sul palco il gruppo si sbatte (probabilmente il ridotto spazio a disposizione non li ha aiutati), ma non mi ha coinvolto con il suo sound di matrice (post) hard core iperdilatato. E poi quelle voci pulite… Per dovere di cronaca devo evidenziare come una parte del pubblico abbia gradito la proposta di questi ragazzi… de gustibus.
In chiusura un plauso ai ragazzi della Male The Core che si dannano l’anima per metter su eventi del genere. La loro sì che è passione.


g.f.cassatella

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